Quell’albero degli zoccoli che raccontava le epopee della pianura

N on si può prescindere dall’Olmi televisivo se si vuole comprendere al meglio le opere di quello cinematografico. Perché Ermanno Olmi è stato uno dei pochi a capire lucidamente il potere della televisione e il suo linguaggio semplice. Tanto da concentrare buona parte della sua carriera a girare documentari, inchieste, interviste che raccontassero, in maniera accessibile a tutti e senza la spocchia dell’intellettuale di turno, la realtà circostante. Tutte le sue opere sono, del resto, accomunate da una sorta di esaltazione degli umili e dei semplici, infatuazione che molto deve alle sue origini proletarie. La solitudine diventa così arte da contemplare e i suoi eroi altro non sono che «povere» figure che raccontano, nella loro apparente quotidiana miseria, storie poetiche incastonate nella natura. «Tutto Olmi» (realizzato con il contributo di Edison e con la collaborazione della Fondazione Cineteca Nazionale - Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dell'Archivio Nazionale del Cinema di Impresa di Ivrea e della Cineteca di Bologna), inserito all’interno del Milano Film Festival, è una preziosa occasione non solo per (ri)scoprire e (ri)percorrere tutta la filmografia del grande Olmi ma anche per gustarsi le sue trasmissioni televisive (realizzate tra il 1967 e il 1974), i documentari di Ipotesi Cinema, interviste, inediti, materiali rari, cinegiornali, telegiornali, i cortometraggi realizzati all’esordio durante il periodo alla Edison e i film prodotti dal regista bergamasco con «22 dicembre» la sua casa di produzione fondata con un gruppo di amici con l'obiettivo di creare un circuito alternativo per il cinema indipendente e i giovani talenti italiani; il tutto, in un crocevia di ospiti, collaboratori, personalità del mondo della cultura, che interverranno, prima delle proiezioni, a raccontare «il loro Olmi» e con intervista di Morando Morandini a Olmi. Il programma completo e i luoghi delle varie proiezioni è disponibile sul sito www.milanofilmfestival.it. Val la pena sottolineare, però, alcuni appuntamenti importanti come la proiezione de «L’albero degli Zoccoli» (martedì 15, ore 20.40, Parco, Grande Tenda) il film che, in un certo senso, ha dato una svolta alla carriera di Olmi e non tanto per i premi portati a casa (tra cui la Palma D’Oro) ma per il fatto che proprio grazie a questo straordinario ritratto di epopea contadina l’autore venne «sdoganato» anche da quella parte di critica fino ad allora sospettosa. Così come merita la segnalazione «Il tempo si è fermato» (mercoledì 16, ore 20.30, Teatro Dal Verme) suo debutto sul grande schermo; la pellicola racconta dell’amicizia nata tra uno studente ed un guardiano di diga. Una chicca è anche «Il posto» (sabato 12, ore 21, Parco Piazza Grande), opera seconda che narra le vicissitudini di due giovani alle prese con il primo impiego. Indimenticabili rimangono le pagine firmate con capolavori come «Centochiodi» (12/9, ore 22.30, Teatro Studio) film spirituale con un sorprendente Raz Degan o «La leggenda del santo bevitore» (martedì 15, ore 16.30, Teatro Strehler), meritato Leone d’Oro a Venezia, tratto da un racconto di Joseph Roth, con Rutger Hauer barbone alcolizzato aiutato dalla Grazia. Il documentario rimane sempre uno dei suoi grandi amori e «Terra madre» (lunedì 14, ore 20.30, Teatro Studio) è esemplificativo della sua bravura nel saper raccontare (l’evoluzione della società in rapporto al cibo) alla gente storie di gente.