Nei Fratelli Karamazov, a una donna che piange la scomparsa del suo bimbo di non ancora tre anni, lo starec Zosima racconta che i piccoli morti si presentano a Dio chiedendo conto del perché li avesse messi al mondo per concedergli poi una vita così breve. Dio risponde che proprio loro, gli Innocenti per definizione, diventano subito angeli, e dal cielo possono confortare la mamma e il papà che sono rimasti giù, prigionieri del tempo e dello spazio, a piangerli. Ma noi, noi poveri mortali pieni di dubbi e di domande cui non riusciamo a trovare risposta, che cosa possiamo pensare del destino della piccola Matilda, la bimba di ventidue mesi uccisa due anni fa nel Vercellese? Guardatela, in questa foto: è licona suprema della felicità. Si capisce che attorno a sé vede, perfino tocca solo amore. È il volto radioso di chi si affaccia alla vita e percepisce una promessa di gioia infinita. E invece.
A questa piccola bellissima bambina è stato riservato - ahimè tanto presto - non solo il male del mondo, ma tutto il possibile male del mondo. La morte, così precoce. Di più: la morte per mano duomo. Di più: la morte impunita.
La storia di Matilda sembra la concentrazione di ogni schifezza che il mondo dei «grandi», quella schifezza che i bambini neppure immaginano, può produrre. Laltro ieri sua mamma, una bella ex hostess dellAlitalia, è stata assolta dallaccusa di averla uccisa. I giudici non ci hanno dato la certezza dellinnocenza: hanno applicato quella norma che vuol dire più o meno «insufficienza di prove», come si diceva una volta. Però una certezza labbiamo: a uccidere Matilda o è stata la mamma, o è stato il fidanzato della mamma. Anchegli fu infatti indagato, e poi prosciolto. Perché diciamo che questa - o lei o lui - è la nostra unica certezza? Perché al momento del delitto nella villetta di Roasio cerano solo loro tre: Matilda con sua mamma e il nuovo compagno. Da allora, da quel 2 luglio 2005, Elena Romani e Antonio Cangialosi si accusano a vicenda. «È stato lui». «È stata lei». Uno dei due mente. Uno dei due ha ucciso. Ma chi? I giudici non hanno saputo capire.
Però non è una sconfitta della magistratura, né della polizia o dei carabinieri: il tragico destino riservato a questa bambina è semplicemente il segno della nostra miseria. Matilda è venuta al mondo per lamore tra sua mamma e un uomo sfortunato, finito nella spirale della droga. Poi mamma e papà si sono separati, e lei ha trovato come nuovo compagno un uomo che aveva anchegli, alle spalle, una brutta storia: la moglie uccisa, lui indagato e poi assolto.
Hanno raccontato, Elena e Antonio, che quel 2 luglio si erano visti a casa di lui, la piccola dormiva, loro avevano fatto lamore. Ma poi è successo qualcosa, la piccola si è svegliata, qualcuno le ha sferrato un calcio alla schiena e lamore è diventato odio: «è stata lei», no «è stato lui».
Cara Matilda, te ne sei dovuta andare presto, da questo letamaio: ma hai fatto in tempo a vedere tutto il male di cui siamo capaci. Se il mondo è questo, davvero nellaldilà è «meglio venirci ansante, roseo, molle di sudor, come dopo una gioconda corsa di gara per salire un colle! Meglio venirci con la testa bionda».
Michele Brambilla
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