In libreria, così come al cinema e in televisione, il serial killer tira sempre. Lo sa bene il collaudato scrittore di gialli e thriller Paolo Roversi, che alla caccia degli assassini seriali ha dedicato un intero ciclo di romanzi con protagonista la profiler Gaia Virgili, poliziotta dell'Uacv (unità di analisi del crimine violento) e dell'Europol, l'equivalente europeo dell'Fbi americana.
Gaia Virgili è tornata da pochi giorni con il quarto capitolo della serie, E così per non morire (Sem), titolo mutuato da una vecchia canzone di Ornella Vanoni. Una storia ad alta tensione interamente ambientata a Milano, con una piccola puntata estiva sulla spiaggia di Rimini. In questo romanzo Roversi innesta sull'avvincente trama di fiction due temi realistici di grande efficacia narrativa.
Intanto fa svolgere l'intera indagine nell'arco del 2020, in coincidenza con il calvario della pandemia di Covid che tutti abbiamo ben conosciuto e sopportato: dai primi casi di infezione alle zone rosse, dal lockdown nazionale alle timide riaperture estive fino al secondo confinamento autunnale. E poi ripesca dagli archivi della memoria una serie di cold case che non sono mai stati risolti e che per tredici anni hanno terrorizzato il capoluogo lombardo: il mistero del cosiddetto Mostro di Milano, il killer delle donne sole.
Di questo mostro (all'epoca non si usava ancora la definizione anglosassone) si occupa anche un altro libro uscito di recente, il Manuale dei serial killer italiani, edito da Mimesis e scritto da Matteo Curtoni, Elisabetta Montanari e Maura Parolini. Alla voce specifica così scrivono gli autori: "Tra il 1963 e il 1976 otto donne vengono trucidate con ferocia inaudita. Le vittime vengono colpite quasi tutte in un triangolo ristretto del centro città, tra il Castello Sforzesco, la Stazione Centrale e piazza Cordusio: prostitute, gestori di pensioni, impiegate, stiliste. Profili diversi per età e condizione sociale, ma accomunati da una morte violenta inflitta quasi sempre con un coltello dalla lama lunga 12-15 centimetri e con le stesse modalità: l'aggressione alle spalle, la furia incontrollabile, l'accanimento sul volto".
Da principio, ogni omicidio viene trattato come un caso a sé: un cliente impazzito, una rapina finita male, un regolamento di conti nel mondo della malavita milanese. La città è troppo impegnata a contare i morti degli scontri politici, delle bombe, delle sparatorie tra bande criminali. "In quegli anni Milano brucia: le lotte operaie, il Sessantotto, la strage fascista di Piazza Fontana che spacca in due la storia del Paese, Francis Turatello che scala la gerarchia della Mala a colpi di lupara. Gli omicidi di donne indifese finiscono in fondo alla lista delle priorità, vengono archiviati in fretta e dimenticati ancora più in fretta".
Quando Gaia Virgili, profiler in servizio alla sede centrale dell'Europol a L'Aia, viene chiamata a Milano per dare una mano alla polizia italiana a risolvere il caso di due donne uccise a coltellate, nessuno può ancora intuire che dietro quegli omicidi si celi la mano di un serial killer. E tanto meno si può immaginare un legame con l'orribile serie di femminicidi compiuti mezzo secolo prima. Per la super-poliziotta italiana sarà una lunga discesa verso gli inferi, affrontata in una Milano spettrale e impaurita dal micidiale Coronavirus con la sola compagnia della collega olandese Karen Hahn, venuta a visitarla e rimasta bloccata in Italia a causa del lockdown.
"La mia è una storia di fiction", spiega Paolo Roversi, "ma affonda le radici in una verità che ancor oggi continua a chiedere giustizia. Le donne uccise a Milano negli anni Sessanta e Settanta i cui nomi compaiono cambiati nel romanzo sono vittime vere. Delitti realmente accaduti, che hanno segnato un'epoca e una città. Per quegli omicidi nessuno ha pagato. Nessuno è stato catturato. Nessuno è stato giudicato in un'aula di tribunale. Da qui nasce il bisogno di dare un senso narrativo a una ferita rimasta aperta, di costruire un quadro possibile, una trama capace di tenere insieme frammenti dispersi nella cronaca e nel silenzio".
Oltre a Gaia e all'amica olandese, la terza grande protagonista di questo thriller adrenalinico è Milano, o per meglio dire due diverse Milano: quella del 2020, agonizzante e deserta nei giorni della pandemia; e quella del passato, rivissuta nel corso dell'indagine attraverso i vecchi articoli dei giornali che si occuparono degli omicidi, in particolare La Notte e il Corriere d'Informazione, quotidiani della sera ormai scomparsi da decenni.
Dalle cronache degli anni Sessanta si scopre ad esempio il fenomeno, allora all'avanguardia, delle prime clacson girl, vale a dire delle prostitute dotate di patente che ricevevano i clienti in automobile e in caso di retate della polizia erano svelte a scappare e a trasferirsi in un'altra zona. Furono due di loro le prime vittime del vero Mostro di Milano, che le uccise a coltellate nel 1963 nel quartiere Greco e l'anno dopo a Lacchiarella. Delitti tuttora impuniti.