Qui ci fu la prima vittima. Ora i locali sono pieni: "Vogliamo ricominciare"

Imbocchiamo la strada su verso i Colli Euganei. Alla radio i Muse cantano "Resistance". Resistenza. Ma quale resistenza. O si combatte o si muore. È passato un anno da quando siamo venuti per la prima volta a Vo' Euganeo.

Vo' Euganeo (Padova). Imbocchiamo la strada su verso i Colli Euganei. Alla radio i Muse cantano «Resistance». Resistenza. Ma quale resistenza. O si combatte o si muore. È passato un anno da quando siamo venuti per la prima volta a Vo' Euganeo. Era l'anno scorso. Il giorno in cui è «scoppiato» il virus. Qui il 21 febbraio 2020, è morto il primo italiano di covid. Si chiamava Adriano Trevisan, aveva 77 anni. Stavolta alla radio non ci sono le edizioni straordinarie dei tg nazionali, stavolta ci sono le canzoni, fuori c'è il sole, la voglia di ripartire, la gente.

Il tornante indica «Vo' 6 chilometri». Quando arrivammo qui la prima volta ancora non si sapeva, la paura, l'angoscia, in giro non c'era anima viva, il sindaco Giuliano Martini aveva fatto chiudere tutto. Con quel piede pigiato sull'acceleratore di un'auto che faticava a salire, solo gli squarci dei fanali illuminavano i tornanti dei colli nel buio della notte, la sola cosa che si muoveva era l'insegna della pompa di benzina. Come un vecchio horror americano. Anche se tutto era vero. Il coronavirus era arrivato anche qui. Da quel giorno Vo' venne isolata, l'esercito, i posti di blocco, i mitra spianati, i tamponi per tutti. Oggi lo scenario si presenta diverso. Oggi qui sui Colli, è domenica, c'è un sacco di gente: bambini, famiglie, nonni, cani a passeggio, ciclisti, motociclisti impennati sulle vie tortuose. Cerchiamo un posto dove pranzare: è tutto pieno. Siamo verso Teolo, Torreglia, Cinto Euganeo, la gente scende su e giù dai Colli a frotte, come profughi smarriti in fila indiana, in gruppo, profughi di una vita che è stata loro sconvolta. Il sindaco di Vo' che fa il farmacista ci dice che perfino in farmacia sono diminuite le vendite. La gente non compra più cosmetici o farmaci non necessari. «Non ci sono soldi: un calo del 40%».

Se la gente ha 40 euro in tasca va a mangiare fuori. Per fortuna. Anche Mauro Facchin che con il fratello tiene la storica azienda Agricola Biologica Cà del Colle, 3 generazioni, ha perso il 40%. Il loro motore è il vino e hanno anche un agriturismo. Ora chiuso. «Ho 20 posti, con il covid sarebbero 5». Ci sono altri invece dove l'esplosione si fa sentire. Dei sei ristoranti che giriamo per pranzo: tutti pieni, uno è chiuso. A Vo' ora vogliono venire a vivere tutti. Questo paesello divenuto assieme a Schiavonia - l'ospedale dove erano ricoverati i primi due covidizzati - in un solo giorno il centro del mondo. I curiosi sono venuti a far foto. Gli stolti credevano che il vino fosse infetto. Vo': famoso per le sue cantine e aziende vinicole Doc. «La gente - dice il sindaco - vuole venire a vivere qui perché si sta bene». L'impresa di costruzioni Martinello Srl da Natale ha un boom di richieste: venti clienti in coda che aspettano casa. Oltre al fatto di aver venduto 7 appartamenti prima del permesso di costruire. Ok. Ma a pancia come state? Non c'è posto. Torniamo giù, sgranocchiando una mela. Ma è la mela più bella.

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