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Questa foto di Magyar dice tutto, avete poco da festeggiare e Trump: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: le sparate del presidente Usa su Papa Leone, la moglie di Pedro Sanchez e la Brexit

Questa foto di Magyar dice tutto, avete poco da festeggiare e Trump: quindi, oggi…
  • Due o tre cose sulle elezioni in Ungheria. Primo: Viktor Orban era un dittatore veramente scarso e la sua autocrazia una schifezza totale. S’è mai visto un dittatore, come lo hanno chiamato negli ultimi anni, che lascia vincere le elezioni al suo rivale senza incarcerarlo, ucciderlo col polonio o almeno tentare un minimo di brogli elettorali? La vittoria di Magyar dimostra che le sparate della sinistra sul “regime” ungherese erano decisamente esagerate.

  • L’immagine che pubblichiamo in copertina viene dalla conferenza stampa del neo premier Magyar. Cosa notate, che dovrebbe far riflettere gli europeisti che oggi stappano champagne? Che dietro le sue spalle il vincitore non ha fatto alternare una bandiera dell’Europa a quella ungherese. No. Ha messo due striminziti vessilli Ue all’esterno e una decina almeno di bandiere nazionali. Risultato: quando lo riprendevano a mezzobusto, nella stragrande maggioranza dei casi, si vedevano solo i colori dell’amata Ungheria. Questo a dire che sì, oggi Budapest guarderà a Ovest più che a Est. Ma non stiamo parlando di un amichetto di Bruxelles. Non a caso nella sua prima conferenza stampa ha detto: “Il destino dell’Ungheria non si fa a Washington o a Bruxelles”.

  • Adoro. Il nuovo paladino della sinistra europeista mondiale è stato accusato di violenza fisica e verbale dalla moglie, ex ministro costretta alle dimissioni. Non è stato condannato e per noi è innocente. Magari si tratta davvero di una vendetta della ex moglie. Però, dico però: com’è che nel suo caso la parola della donna non va creduta o comunque ci si può passare sopra come nulla fosse?

  • Domanda per Ilaria Salis: ora che Orban non c’è più e che la magistratura non risponde più all’autocrate, può tornare a farsi giudicare a Budapest? Ovviamente risposta negativa.

  • Non capisco tutto questo esultare per la vittoria di Magyar, uno che era nella stessa compagine di Orban, ex marito di un volto di punta dell’ex partito di “regime”, che al Parlamento Ue si è iscritto al gruppo del Ppe da cui è stato “sanzionato” per non aver votato la fiducia a Ursula von der Leyen. Insomma, un destro, magari meno destro, ma certo non il “Macron di Budapest” che oggi i giornali vanno disegnando. È vero che il nemico del mio nemico è mio amico, però insomma frenate gli entusiasmi, dai…

  • Leggo Paolo Valentino sul Corriere: “A Budapest vince Peter Magyar, l’ussaro che ha scoperchiato il tetto dell’edificio orbaniano (…). Sul Danubio soffia il desiderio di cambiamento di un Paese stanco della satrapia corrotta e asservita del tribuno sovranista”. Ma scrivere come magni, no?

  • Per settimane hanno accusato Orban di aver scritto una legge elettorale “truffaldina” fatta su misura per Fidesz. E magari sarà anche vero. Ma è esattamente ciò che accade in Italia a ogni benedetta elezione, con leggi scritte e collegi disegnati dalla maggioranza sulla base dei sondaggi. L’ha fatto la destra, l’ha fatto la sinistra. E di solito, ed è questo il bello, non funziona quasi mai.

  • Sapete cosa invidio all’Ungheria? Che la sera del voto il mondo già sapeva chi aveva vinto e quale sarebbe stato il prossimo premier. Noi, invece, rischiamo ogni volta accrocchi elettorali imbarazzanti.

  • Il Corriere critica Orban per aver “spalancato a Pechino i mercati europei, favorendo la Via della Seta”. Mmmm… qual è quell’altro leader, italiano, che ha “spalancato” allo stesso modo le porte ai cinesi ma non mi pare che il Corsera l’abbia crocifisso per questo? Indovina, indovinello.

  • Chi pensa che Magyar dirà addio al gas russo si sbaglia di grosso.

  • Fa abbastanza impressione che il Movimento Cinque Stelle non abbia ricordato in alcun modo l’anniversario della morte di Casaleggio.

  • Secondo il Guardian, Keir Starmer starebbe pensando di rientrare di fatto nel mercato Ue, da cui la Gran Bretagna era uscita per volontà popolare, utilizzando una vecchia legge di Enrico VIII. Anno 1539. In sostanza il governo può approvare leggi “nell’interesse della nazione” senza il voto del Parlamento e senza referendum. Secondo i critici, si tratterebbe di una “integrazione forzata nell’Ue”, integrazione che — piaccia o meno — gli elettori hanno bocciato nel 2016 per referendum. Non so se accadrà. Ma anche solo pensarci sarebbe folle. Oppure mi volete dire che ignorare così un referendum di soli 10 anni fa sarebbe meno “dittatoriale” di tutte le schifezze di cui accusate Orbán?

  • Questa è bella. Il Pd accusa Meta di favorire la Lega perché i post del Carroccio vanno meglio sui social. Ora, mi sembra una scemenza. Ma non tanto per il contenuto della denuncia, che di fatto è piena di “sarebbe” o “potrebbe”. Ma perché a farla sono coloro i quali nulla dicevano quando X metteva al bando un’intera idea politica negli Stati Uniti, anche se si chiamava Donald Trump. O quando Zuckerberg confessava le pressioni di Joe Biden per frenare i contenuti dei cosiddetti “no vax”. Chi di algoritmo ferisce, di algoritmo perisce.

  • Aspetta aspetta aspetta. Leggo di una ricerca di Vox secondo cui il 43% dei post sui social contro le donne li scrivono le donne. Insomma: il patriarcato misogino è colpa per metà delle signorine. Adoro.

  • Il papà del 19enne arrestato per le botte mortali a Giacomo Bongiorni dice: “Siamo devastati, pensiamo a quel bambino. Se vorranno, farò di tutto per aiutarlo, sono pronto a pagargli gli studi, l'università. So che non è nulla per quello che ha vissuto, ma farei qualsiasi cosa. Mi dispiace immensamente”. Sarebbe un bel gesto.

  • Nel silenzio dei più, intanto, il Gip ha chiuso le indagini a carico della moglie di Pedro Sanchez e ha chiesto il rinvio a giudizio per i presunti reati di traffico di influenze, corruzione negli affari, malversazione e appropriazione indebita. Per me resta innocente. Ma fosse successa una cosa a un qualsiasi leader di destra d’Europa, oggi i media italiani chiederebbero la testa del marito. Invece tutto tace.

  • La grande innovazione del calcio italiano è scegliere tra Abete e Malagò. Auguri.

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