Garlasco è un caso assurdo e non solo perché rischiamo di trovarci col killer e col killer emerito. Ma per tutto quello che si porta dietro. Fiumi dragati con dentro niente. Avvocati che stanno più in tv che in tribunale. Familiari della vittima intercettati. Una gemella Cappa che denuncia De Rensis, quell’altro che risponde evocando strambe telefonate. Per non dimenticare il Re della sceneggiatura, ovvero l’indimenticabile Lovati e i suoi sogni sul sicario. Poi le sette, il sesso, i monasteri. Ragazzi: qui c’è materiale per 10 serie tv senza mai toccare minimamente la storia dell’omicidio.
Le foto pubblicate dai sommozzatori che sono andati a recuperare i corpi dei sub morti alle Maldive fanno impressione. Tanta stima eh. Io in una grotta così non mi ci infilerei nemmeno con 12 bombole di ossigeno. Men che meno senza essere certo di avere tutta l’attrezzatura necessaria.
La destra di governo ricorda Almirante. E per una volta, grazie al cielo, non ci sono state polemiche.
Quindi avremmo dovuto pagare il volo di rientro agli attivisti della Flotilla? Oggi apriamo Repubblica e restiamo sorpresi dal titolo riservato all’arrivo a Roma dei militanti Pro Pal che erano saliti a bordo della Global Sumud per essere fermati dall’Idf, portati in Israele e quindi rimpatriati senza tanti complimenti. Testuale: “E l’Italia non paga i biglietti aerei”. Come, scusa? La Turchia ha messo a disposizione un charter per portare tutti a Istanbul ma poi da lì ognuno ha dovuto organizzarsi per i fatti propri. La portavoce della Flotilla, Maria Elena Delia, ha infatti denunciato che “come in passato” gli attivisti “non hanno potuto contare sul supporto della Farnesina” e quindi i costi li coprirà l’organizzazione stessa, immaginiamo con i fondi raccolti dalle donazioni. Giustamente Tajani ha risposto picche: erano lì per missione loro, giusto che tornino per conto loro. Scusate: ma perché avremmo dovuto pagare noi contribuenti il volo di rientro dei flotillanti? Qui non stiamo parlando di cittadini che si sono trovati per caso in una situazione di pericolo improvvisa e inattesa, vedi ad esempio i giornalisti detenuti da vari regimi nel mondo. Qui stiamo parlando di persone che sono salite a bordo delle loro navi sapendo esattamente che sarebbero state fermate, portate in Israele e rimpatriate. Al costo economico e lavorativo, che sicuramente avranno messo in conto per stare due mesi sulla Flotilla, dovevano quindi includere anche il prezzo del biglietto di rientro. Perché non sta scritto da nessuna parte che i contribuenti debbano accollarsi il costo del loro rimpatrio. E poco importa se il fermo al largo di Cipro sia legale o illegale (possiamo discuterne: se qualcuno minaccia di forzare un blocco navale, voi lo fermereste prima o dopo che l’ha fatto?). E poco importa anche il trattamento riservato da Israele (quelle scene e gli sberleffi di Ben Gvir, lo diciamo a scanso di equivoci, sono inaccettabili). Lo Stato deve assicurarsi che tutti i cittadini abbiano un corretto trattamento, e questo il governo l’ha fatto. Ma pagare il volo di rientro anche no. Perché questi prima o poi ci riproveranno. E poi ci riproveranno ancora e ancora e ancora. E tutte le volte dovremmo rimborsare l’aereo coi soldi dei contribuenti? Facciamo un esempio: se io lascio la porta di casa aperta sapendo che ci sono in giro i ladri, quando di notte entrano illegalmente, mi rubano tutto e magari mi maltrattano pure, posso chiedere allo Stato di individuarli e di punirli. Ma se non ho un’assicurazione, non saranno certo le casse pubbliche a rimborsarmi il bottino.
Possiamo anche essere solidali verso il trattamento ricevuto dalla Flotilla. Ma cretini da pagargli pure i costi delle loro missioni ideologiche, quello no.Meloni ha smentito categoricamente il retroscena pubblicato sulla Stampa. Lei non sarebbe stata affatto adirata per la pubblicità di Italia Viva sui treni in ritardo. E men che meno avrebbe chiesto a Fs perché quello spazio sia stato concesso (in effetti, comunque, è un autogol). Il punto è che, se conosco un po’ Meloni, so che si prende la briga di smentire pubblicamente un fatto (peraltro secondario, come in questo caso) solo se è veramente campato in aria. Ma scommetto che nessuno accuserà il collega di aver preso un bidone.
Adesso che vedo le immagini delle Maldive, adesso che sappiamo con ogni probabilità che a un certo punto hanno finito l’ossigeno, so per certo che dev’essere stata in assoluto la morte più atroce dell’universo. Stando ai calcoli, pare che avessero poco più di 7-10 minuti di autonomia. E quando si sono “persi”, probabilmente hanno iniziato a “capire” che il loro tempo stava finendo. Lì sotto. Dev’essere un tempo devastante.
La guerra è guerra e purtroppo accadono cose brutte. Bruttissime. Ma se l’attacco a un collegio studentesco l’avessero fatto i russi, e non gli ucraini, i quotidiani non parlerebbero di altro.
Adesso è forse il caso che l’avvocato di El Koudri la smetta di riferire alla stampa i colloqui col suo assistito che sembrano avere l’unico scopo di “riabilitarlo” agli occhi del grande pubblico. “Sono italiano, sono nato qui. I miei genitori hanno fatto sacrifici”. Sì, anche i miei. Ma io non prendo un’auto per azzoppare pedoni in centro città. Si celebri il processo, gli si commini la giusta pena e tanti saluti. La sua vita se l’è rovinata con le sue mani. E ha provato a distruggere quella di altri. Lo Stato non può né capirlo né perdonarlo.