Oggi giornata storta. Qui in montagna dove abito pare ancora inverno e non ti viene voglia manco di alzarti dal letto, figuriamoci di scrivere questa rubrica. Ma ve la devo, dunque eccoci.
Nel Leccese un ragazzo di 17 anni (quasi maggiorenne, ndr) è andato a scuola con 14 bombe carta per festeggiare Halloween, ordigni che pare preparasse lui. Il contatto con una scintilla avrebbe provocato una strage. Bene. Questo genio se l’è cavata con la messa alla prova e i servizi sociali. Il tizio che invece ha sparato contro due partigiani con una pistola a pallini, invece, quello s’è preso l’accusa di tentato omicidio e s’è fatto pure il carcere preventivo. Mah.
Io questa paura di chiamarlo “terrorismo” non è che la capisco. È indubbio che questo Salim abbia seminato terrore. Ed avendo un coltello penso ci siano pochi dubbi sul fatto che lo abbia premeditato. Con problemi psichici o meno, poco importa: è terrorismo. Ora ci resta solo da capire se abbia solo emulato tatticamente gli islamisti o se ne abbia anche sposato le ideologie.
Comunque Repubblica ha fatto titoli più importanti per l’ebreo che a Roma ha sparato con una pistola a pallini contro due tizi dell’Anpi che per il 31enne di origine marocchina.
Non contesto le scelte di nessuno. Io ho paura anche di attraversare la strada (la vita, per chi scrive, conta più delle belle esperienze) quindi non farei manco un’immersione di due metri per vedere i coralli. Senza quindi voler essere né polemico né critico mi spiego: cosa c’è da vedere in una grotta buia ubicata ad una profondità di 50 metri sotto il mare?
Di tutto il video dell’attentato di Modena, trovo sconcertante una cosetta. Passata sin qui inosservata. Ovvero quel tizio, forse erano addirittura due, che dopo aver visto l’auto tirare sotto cinque o sei persone resta in sella alla sua bicicletta, guarda i corpi inermi a terra, tira fuori il cellulare, forse inizia a fare un video (o una foto) e poi se ne va. Senza manco avvicinarsi a quel corpo che gli sta a due millimetri. Sconcertante.
E no: non sto dicendo che avrebbe dovuto rincorrere l’attentatore, quello è un gesto che solo la follia o l’eroismo ti permettono di fare e nessuno chiede ad un passante di immolarsi per arrestare un folle armato di coltello. Però aiutare chi giace a terra ferito sì. Quello è il minimo, cribbio.
Una società di onoranze funebri viene messa in liquidazione e all’asta ci vanno anche… le bare. Stupendo. Mi immagino la corsa al rialzo per accaparrarsi quella di pino.
Non conosco il caso della schermitrice che ha accusato due colleghi di stupro di gruppo, imputati che però sono stati assolti. Dico solo che chi si indigna per questa assoluzione e al tempo stesso urla all’ingerenza del ministero di Giustizia sul Tribunale della Famiglia nel Bosco, deve fare pace col cervello. O le sentenze e le ordinanze si possono criticare, come nel caso dell’assoluzione dei due presunti stupratori; oppure non lo si può fare. Non è che possiamo fare figli e figliastri, criticando le toghe quando assolvono due signori e poi difendendole a spada tratta per il caso di Palmoli. No?
Incredibile il racconto di un militare che a Modena s’è trovato in mezzo a quel disastro: “Stavo andando in un negozio, tutto mi sarei immaginato fuorché quello che è successo. Ho visto la vetrina scoppiata e mi è caduto l’occhio su una signora, cosciente ma in stato di shock con entrambe le gambe amputate. Io per deformazione professionale vado sempre in giro con un laccio emostatico per bloccare le emorragie. Ho lasciato la bici, ho preso il laccio e sono andato sul corpo della signora ad applicarlo sulla gamba sinistra. Un ulteriore paramedico con una cintura ha applicato un laccio emostatico di fortuna sulla gamba destra. I primi momenti sono i più cruciali, si chiamano manovre salvavita per un motivo. Era l’unica cosa che potevo fare e l’ho fatta”. Applausi.
Hanno trovato i sub italiani dispersi nelle grotte delle Maldive. A riuscirci sono stati dei sommozzatori che fanno parte della rete ultra specializzata della Fondazione DAN. Bravi loro. Mi sorprende però quello che ha dichiarato la Ceo della Fondazione: pare infatti che ci fosse un sommozzatore italiano disponibile ad andare ma “non siamo riusciti perché la persona che volevamo mandare dall’Italia è un militare in servizio e non ha avuto l’autorizzazione a partire”. Cioè: lì sotto ci sono 4 italiani e noi non diamo l’autorizzazione ad un sommozzatore a partire? Mah.
Salim El Koudri oggi è il nostro peggior nemico. Ho visto l’intervista al suo avvocato che, sui social, è stato ricoperto di insulti: “perché lo difendi”, “lascialo marcire in carcere”, eccetera. Eh no, signori. Noi siamo diversi da loro perché anche ad una bestia del genere assicuriamo il diritto alla difesa. Poi non ne uscirà bene lo stesso, ma ha diritto ad un avvocato. Ed è giusto che qualcuno si spenda per lui.