Un équipe italiana sperimenta l'«amputazione virtuale» del piede diabetico

La tecnica permette di salvare l'estremità con un intervento conservativo. L'esperimento in una clinica di Alessandria su 15 pazienti: quasi tutti sono stati in grado di compiere brevi passi sulla punta dei piedi

Una rivoluzionaria sperimentazione italiana potrebbe relegare nei libri di storia della medicina l'amputazione totale del cosiddetto «piede diabetico», cioè la degenerazione dei tessuti del piede nelle persone con diabete molto avanzato. Questo grazie alla «amputazione virtuale», tecnica messa a punto da un'equipe del Gruppo Policlinico di Monza che conserva il più possibile l'estremità malata. Con questa tecnica vengono rimosse tutte le ossa della metà anteriore del piede, mentre ne viene mantenuta intatta l'estetica.
«Il piede - spiega il dottor Emilio Calabrese, responsabile dell'equipe che ha condotto la sperimentazione - si ritrova a questo punto senza le ossa nella sua parte anteriore, ma è ugualmente solido a causa della formazione attentamente guidata di un tessuto di riparazione. Le dita hanno un aspetto pressoché normale, le unghie sono presenti e continuano a crescere regolarmente e le dita possono essere attivamente flesse perché la maggior parte dei tendini rimane intatta».
Da gennaio 2009 a gennaio 2010 alla Clinica Salus di Alessandria sono stati compiuti dall'equipe di Calabrese 15 interventi di «amputazione virtuale» con risultati eccellenti: 13 dei 15 pazienti trattati sono stati in grado di camminare brevemente sulla punta dei piedi. La tecnica verrà presentata per la prima volta a Mosca in un convegno medico che si svolgerà a fine giugno.

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