Rai, Garimberti ammette: "Siamo liberi e anti Cav"

Il presidente dell’emittente pubblica a una trasmissione americana spiazza tutti: "Nessuna pressione dal governo, siamo
indipendenti. Il paradosso è che ci sono più programmi contro il
premier che a favore"

Roma - Bisognava attendere che i vertici Rai «emigrassero» a New York per scoprire una verità che la gazzarra dipietristica-democratica non perde occasione per negare: il premier Silvio Berlusconi non interferisce sull’indipendenza di Viale Mazzini e, soprattutto, i programmi della tv pubblica sono a senso unico, ovviamente contrario all’orientamento di Palazzo Chigi.

Sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda. Eppure c’è voluto tanto tempo per ammetterlo. E a confermarlo è stato il presidente super partes della televisione di Stato, Paolo Garimberti, nel corso del dibattito che ha concluso la quarta edizione dell’Italian Fiction Week. «Silvio Berlusconi mi ha chiamato due volte in otto mesi. La prima per congratularsi con me per il mio insediamento e la seconda volta a Natale», ha detto il numero uno della Rai incalzato da Neal Shapiro, presidente della Pbs, la tv pubblica americana, che lo ha invitato a parlare delle pressioni politiche che i manager pubblici sarebbero costretti a subire.

Garimberti ha iniziato ironizzando e riferendosi al personale precedente del 1994. «Berlusconi - ha scherzato - mi ha già licenziato quando ero al Tg2». Poi si è fatto serio e ha rivelato la natura delle cose: «C’è un paradosso nella Rai di oggi: ci sono più programmi anti-Berlusconi che pro Berlusconi». Questa situazione, secondo il presidente, è alla base della «rarefazione» dei contatti con Palazzo Chigi. «Una delle ragioni per cui cerco di evitare le telefonate di Berlusconi è che si lamenta sempre del fatto che il servizio pubblico è contro di lui», ha sottolineato.

Il ruolo di garanzia lo ha costretto a dare un colpo al cerchio e uno alla botte. «È vero», ha ammesso riferendosi al livore iconoclasta che caratterizza i programmi Rai, ma c’è un motivo: «È una reazione di indipendenza contro le pressioni del governo». Una contraddizione dettata dalla necessità di non indispettire, anche da Oltreoceano, la parte politica alla quale Garimberti è vicino, ossia il centrosinistra.
L’imbarazzante ammissione viene, tuttavia, bypassata con il solito stratagemma: l’Italia, in fondo, non è poi così diversa dagli altri Paesi. «Il rapporto con la politica - ha aggiunto - riguarda tutte le tv pubbliche in Europa. Ognuna ha problemi con il governo: è così per la Bbc e in Francia per France Télévision che ha problemi con Sarkozy. In Italia era più facile anni fa, con la cosiddetta Prima Repubblica, dove c’erano diversi partiti». Adesso la gestione del proprio profilo è molto più difficile e complessa perché «lo spirito politico non è così chiaro».

Sarà stato il clima newyorchese, sarà che lontani dall’Italia è più facile essere sinceri, ma Garimberti ha regalato all’audience del Paley Center un’altra ammissione che a Roma è stata dispensata solo a piccole dosi. «Il concorrente - ha precisato - non è solo Mediaset, che è di proprietà di Berlusconi, ma anche Sky che, per esempio, per la copertura delle Olimpiadi invernali, ha i diritti per prima, noi per secondi, eppure è dovere del servizio pubblico coprire le Olimpiadi». Si tratta di un’affermazione «pesante» se si tiene conto che i tribuni della plebe in Italia sono impegnati a mettere quotidianamente sotto accusa Mediaset per aver depauperato la tv di Stato. Eppure, come ricordato dallo stesso presidente, «la tv pubblica francese fa una media di audience del 20%, quella spagnola del 17%, mentre la Rai circa il 40 per cento». Dati non proprio in linea con la situazione di sofferenza degli ascolti che sarebbe determinata, a detta dei detrattori di Berlusconi, dal monopolio esercitato dal concorrente di Cologno Monzese.

E per non farsi mancar nulla, Garimberti ha anche denunciato la propria ferrea opposizione al progetto di coloro che per tagliare le unghie a Mediaset vorrebbero togliere spazio anche alla Rai costringendo entrambe a cedere un canale. «La Rai ha bisogno di sempre più canali e la tv digitale ci dà questa opportunità e la possibilità di competere sempre di più con i network grossi, anche se sono ricchi e potenti», ha ribadito dichiarando di essere «contrario all’idea che la Rai venda un canale, anzi vorrei ci fossero più canali e vorrei dedicarli all’opera, agli sport».

Chi se le sarebbe aspettate queste parole da Garimberti? Chi si sarebbe aspettato che Berlusconi non ingerisse sulle scelte del presidente? Come si dice nella Grande Mela, Only in New York, solo a New York possono succedere certe cose.

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