Ralph l'italiano, il primo dirottatore che diventò il papà di Rambo

Nel '69 Minichiello sequestrò un aereo diretto a San Franciso per andare a Roma. La sua avventura ispirò Stallone e i terroristi dell'11 settembre

Aveva appena vent'anni e una vita fin troppo lunga alle spalle. In Vietnam aveva sparato e ucciso, era sopravvissuto ai cecchini del Mekong, alle prostitute kamikaze, quattro decorazioni aveva portato via da quella trincea, quelle che spettano ai duri, ma nessuna certezza sul futuro che verrà. Ralph è un marine, lance corporal cioè soldato scelto, quinta divisione di stanza a Pendleton, in California. Di cognome fa Minichiello perchè i suoi genitori vengono da Melito Irpino e adesso abitano a Seattle, aveva quattordici anni quando attraversò l'oceano, diventò taciturno perchè parlava solo dialetto e l'inglese gli entrava in testa strano e incomprensibile: «A scuola mi iscrissero alla terza media senza conoscere una parola d'inglese e là nessuno parlava italiano. Sono cresciuto con la convinzione che se volevo essere rispettato, dovevo combattere». A scuola non andava bene, ma come meccanico era un portento. Aveva diciassette anni, si arruolò volontario nell'esercito, con il permesso dei genitori, imparò presto a montare e smontare come nessuno fucili da guerra e mitragliette. Ma non tutto fila come deve: «Quando arrivai in Vietnam, pensavo di dover combattere solo i nemici esterni ed invece mi accorsi che per la maggior parte del tempo dovevo lottare con quelli che consideravo miei amici». Parte del denaro che aveva depositato prima di partire era sparito, la richiesta di trasferimento in Italia respinta, i rapporti con i commilitoni e superiori difficili. Ralph era tornato a casa come Rambo e come Rambo era stato messo all'angolo. Una volta lo trovarono ubriaco in infermeria, un'altra mise a soqquadro lo spaccio della base e se ne andò via con duecento dollari di viveri. Il 29 ottobre lo aspettava la corte marziale, il capolinea delle sue speranze: «Così pagai un collega per sostituirmi e andai a Sacramento a comprarmi un fucile». Disertò il giorno stesso.
E il 28 ottobre 1969, quarant'anni fa giusti, a Los Angeles, salì a bordo di un Boeing 707 della Twa diretto a San Francisco, ottanta passeggeri a bordo, con un mitra a canna corta e 350 pallottole nascoste nella borsa. Dopo un quarto d'ora chiese da bere, puntò il fucile sul naso della hostess Charlene Del Monico e si fece accompagnare dal comandante: «Adesso si va a New York. Sennò sparo». Raffaele Minichiello detto Ralph diventò così il primo dirottatore della storia, praticamente il papà dell'undici settembre, l'uomo che ispirò a Stallone il primo Rambo.
L'aereo fece rifornimento a Denver: «Lì rilasciai tutti i passeggeri, con me restarono solo cinque membri dell'equipaggio». A New York sostituì i due piloti con due specialisti di voli intercontinentali. Ha sempre i nervi saldi, è padrone di se stesso, sia quando i cecchini di Denver piazzati sui tetti dell'aeroporto cercano di stanarlo, sia quando a New York le teste di cuoio cercano di salire a bordo. Spara un solo colpo che deviato da un estintore si infila sul soffitto della cabina. E tutti si calmano. Anche perchè lui ha già un altro piano: Roma. «Ma a quelli laggiù - ordina al comandante - devi dire che andiamo al Cairo...».
A Roma arriva sabato 29 novembre. «Cosa farai una volta là?» gli chiede l'hostess Tracey Coleman. «Ci morirò...». Lo aspetta una Giulietta parcheggiata sulla pista: «Lì presi in ostaggio l'ufficiale capo della sicurezza e con lui lasciai l'aereoporto». Vuole andare a Napoli. Dove vive la ragazza che ama da quando era bambino, Rosalia che ha 19 anni anni e vive ancora a Grottaminarda. Non sa che Rosalia è sposata da due anni e ha pure un bambino. Ma alla cinque del mattino dopo un'imponente caccia all'uomo, 18 mila chilometri, quattro scali, in aperta campagna finisce l'avventura di Raffaele Minichiello. «Fuggii a piedi cercando dopo molte ore di rifugiarmi in una chiesa al Divino Amore, ma il prete, che mi aveva riconosciuto, chiamò la polizia e mi fece arrestare».
«N'aggio fatto niente» disse solo davanti alle tv di tutto il mondo. Fu condannato a sette anni di prigione per aver introdotto e detenuto armi e munizioni da guerra. Il giudice era Squillante. Gli Usa chiesero l'estradizione ma l'Italia non la concesse, anche perchè per quel reato c'è ancora oggi la pena di morte. La buona condotta lo liberò dopo diciotto mesi. Ma il destino non aveva ancora regolato i suoi conti con Ralph: «Uscendo dalla prigione incontrai una donna che si chiamava Cinzia...»
Cinzia diventa il suo mondo. Hanno un bambino, stava per arrivarne un altro «ma al momento del parto, Cinzia fu lasciata sola in sala travaglio dove morì a causa di un embolo: non c'era nessuno per tentare di salvare lei e la creatura che aveva in grembo». Per Ralph è un altro mondo che finisce: «Ero impazzito dal dolore e dalla rabbia verso i medici: il mio odio nei loro confronti divenne incontrollabile». Come in Vietnam, come sul Boeing. Tornò quello che era: «Avevo deciso di piazzare una bomba durante un convegno a Fiuggi e uccidere quanti più medici possibile». Lavora a un stazione di servizio, il piano è quasi pronto. Ma un ragazzo devia quello che sembra un destino già scritto: «Fu proprio in quei giorni che Tony, un giovane che lavorava vicino alla mia pompa di benzina, sentì nel cuore di venirmi a parlarmi e confortarmi». Gli regala il Nuovo Testamento dei Gedeoni, leggerlo per Ralph è una folgorazione: «Il Signore si fece strada nel mio cuore: mi strappò la rabbia e l'odio e lo sostituì con l'amore».
Ha fatto tanti mestieri il vecchio Ralph, aperto un ristorante, «Hijaking», «Il dirottatore», con i soldi delle esclusive vendute ai rotocalchi del mondo intero, lavorato in una gelateria vicino a Piazza del popolo e in America adesso può tornare quando vuole: «Mi sono sposato di nuovo con una meravigliosa credente» e messo al mondo altri due figli che ora hanno 18 e 13 anni. Non sanno niente del marine che dirottò l'aereo, «devo salvaguardarli - dice - difenderli dal mio passato e dalle domande dei compagni di scuola». Non parla mai della sua storia, una volta Vespa lo invitò ma disse no. É stato presidente del Campo di Roma dei Gedeoni «E ringrazio Dio della pazienza che ha avuto con me», ma chissà se nella sua anima c'è la pace o la guerra. Ora vive a Napoli, dove un giorno di ottobre voleva andare con una Giulietta parcheggiata sulla pista di Fiumicino per cercare Rosalia. Ha sessant'anni, e una vita fin troppo lunga alle spalle. Ma vera come lui.
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