Regione, il rimpasto frenato da chi non rinuncia allo stipendio

Un vero e proprio rompicapo da far venire l’emicrania anche a chi è abituato a mantenere il sangue freddo. Il rimpasto alla Regione Lazio sta diventando sempre più un rebus la cui soluzione appare lontana. A pesare sugli equilibri dell’amministrazione regionale sono le varie componenti del Pd che si stanno sfidando a colpi di slogan per il congresso nazionale di ottobre. Gli stracci ormai sono volati da tempo. C’è addirittura chi ritiene «incomprensibile» l’ipotesi di un rimpasto a cinque mesi dal voto che incoronerà il successore di Marrazzo, come il consigliere regionale del Pd, Enzo Foschi. In ballo ci sono le poltrone degli assessorati all’Istruzione e di quello alla Piccola e media impresa, commercio e artigianato, dal 10 agosto assunti ad interim dal presidente della giunta Piero Marrazzo in attesa di nuova assegnazione. Si vocifera tra i corridoi di via Cristoforo Colombo che a prendere il posto degli ex assessori Silvia Costa (Pd-quota Margherita) e Francesco De Angelis (Pd-Ds), che hanno consegnato le deleghe in quanto eletti al Parlamento europeo, siano rispettivamente Luisa Laurelli (Pd-Ds), caldeggiata dalla mozione Marino, che abbandonerebbe la poltrona di presidente della Commissione Sicurezza, e Claudio Moscardelli, attuale vice capogruppo Pd, quota Margherita, in Consiglio regionale e presidente della Commissione Urbanistica.
A complicare le cose ci mettono lo zampino anche le mancate dimissioni dei tre consiglieri di centrosinistra eletti al Parlamento europeo - Milana, Costa, De Angelis - che mantenendo fino a oggi il doppio incarico, percepiscono lo stipendio più alto, erogato dalla Regione e pari a circa 9mila euro al mese. Mentre da Strasburgo avrebbero ricevuto non più di 5-6mila euro. Facendo due conti, se le dimissioni fossero avvenute entro il 10 luglio, termine legale per scegliere tra le due poltrone - come fatto dal consigliere del Pdl, Alfredo Pallone - il risparmio per le casse regionali, sarebbe stato di circa 10mila euro ciascuno, che, moltiplicato per tre, fa 30mila euro.
Tornando al rimpasto, si parla di altri scossoni che andrebbero a premiare il partito dell’Italia dei Valori. Il movimento fondato da Antonio Di Pietro godrebbe sempre di un unico assessorato ma ben più pesante rispetto ad oggi: Vincenzo Maruccio è pronto a traslocare dalla Tutela dei Consumatori ai Lavori Pubblici il cui titolare, Bruno Astorre, è tra i favoriti per la sostituzione del presidente del Consiglio regionale, Guido Milana, anch’egli eletto a Strasburgo.
Quest’ultimo avvicendamento è in programma nella seduta consiliare di domani, la prima dopo la pausa estiva, che dovrebbe appunto eleggere il presidente dell’assemblea. Ma le faide interne in cui è immerso il centrosinistra potrebbero provocare un rinvio con promesse barricate da parte dei banchi dell’opposizione. A sinistra il caos regna sovrano. E a rimetterci sono i lavori delle istituzioni regionali che viaggiano alla velocità di una tartaruga.

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