Biga mette su casa. E diventa Casa Biga. La pizzeria fondata nel 2021 dall’imprenditore Gennaro Esposito cambia nome e aggiunge un elemento che vuole sintetizzarne l’identità: l’ospitalità. Le due sedi milanesi, in via Antonio Pollaiuolo 9, nel quartiere Isola, e in via Alessandro Volta 20, in zona Moscova, adottano il nuovo marchio Casa Biga, una scelta che guarda anche allo sviluppo internazionale del progetto, che guarda a Londra, a Madrid, a Parigi. “Casa” è infatti una parola immediatamente riconoscibile all’estero e associata all’idea di italianità.
Il cambio di denominazione non modifica l’impostazione gastronomica, che continua a ruotare attorno alla biga, il prefermento utilizzato negli impasti e diventato il tratto distintivo del locale. La proposta comprende diverse tipologie di pizza: dall’impasto classico in stile contemporaneo alla ruota di carro a lunga lievitazione, fino al padellino e all’offerta senza glutine, realizzata nel laboratorio dedicato della sede di Isola. Proprio quest’ultima rappresenta uno dei punti di forza della pizzeria. Casa Biga ha ottenuto la certificazione dell’Associazione Italiana Celiachia e il riconoscimento di Pizza Gluten Free dell’anno assegnato dalla Guida Milano e Lombardia a Tavola 2025.
La mia esperienza è partita con due fritti: la Carrozza della zia, triangolini di pane ripieni di mozzarella di bufala e acciughe di Cetara accompagnati con pesto di basilico, pomodorino confit e insalata misticanza. Impanati con uova e corn flakes fritti; e il Crocchè classico con patate, pecorino, uova, prezzemolo e pepe, farcito con salame Napoli e fior di latte.
Poi provo un po’ di pizze vecchie e nuove. Prima una al padellino, la MarinaRè, un trionfo di pomodoritudine, San Marzano Dop e datterino rosso strinato e, fuori cottura, ciliegino rosso confit e concentrato a frammenti, il tutto condito con olio evo bio aromatizzato all’aglio rosso caramellato e origano secco siracusano. Un morso di Mediterraneo che resterà probabilmente il migliore della serata, e non sono l’unico a pensarla così, visto che vedo la pietanza girare molto tra i tavoli.
Poi le pizze vere e proprie, di cui ho mangiato una fetta abbondante per ciascuna: la ruota di carro Chiaia, una sorta di ironica “pepperoni pizza” con pomodoro marzanella giallo, chorizo Magno Alejandro e fiordilatte, una vera bomba di sapore. Quindi la Bismarck con cornicione a canotto: crema di bufala campana Dop, fiordilatte e pomodoro datterino strinato e, a crudo, culatta cotta, uovo sodo (invece del classico al tegamino), Grana Padano, origano secco siracusano, basilico e olio EVO bio. Il sapore degli anni Ottanta con il linguaggio di oggi. Quindi la Vegana del mese con base di pomodoro marzanella giallo, datterino strinato, carciofi violetti a spicchi, fiori di zucchina, pesto di pistacchio e terra di olive caiazzane. Infine la Special al tartufo, con pomodoro marzanello giallo, asparagi al vapore, fiordilatte, pecorino di Pienza, tuorlo d’uovo marinato e tartufo nero estivo.
Naturalmente la carta è molto più ricca, ci sono evergreen come la Biga, con crema di piselli, guanciale amatriciano e fiordilatte, completata da Grana Padano, fonduta di pecorino romano Dop, pomodoro concentrato, menta e olio extravergine, e la Nerano, con crema di zucchine, stracciatella, provolone del Monaco Dop, chips e fiori di zucchina. Nel menu le pizze sono suddivise tra contemporanee, contemporanee della tradizione, ruote di carro (più basse e larghe) e i padellini, preparati con un impasto multicereale ad alta idratazione e 48 ore di fermentazione, arricchito con cacao amaro e caffè. Ogni mese c’è una pizza vegana differente ma chi sposa regimi alimentari alternativi trova molte altre soddisfazioni nella carta.
Ultima nota per i dolci, tutti casalinghi. Io ho provato il Biga Lime, una base di pasta frolla all’inglese, crema al lime, panna fresca montata e zest di limone, ma ci sono anche la Montanara Sbagliata, una pasta fritta farcita con ricotta di bufala e cioccolato, e il Bigamisù, dessert diventato noto anche grazie a una puntata del programma televisivo Foodish condotto da Joe Bastianich.
A guidare il reparto pizza è Simone Nicolosi, brianzolo di Lissone con origini siciliane con oltre vent’anni di esperienza, premiato come “Rivelazione dell’anno 2024” dalla guida Pizza e Cocktail di Identità Golose. Posso affermare con certezza che si tratta di uno dei più bravi e appassionati pizzaioli a lavorare sulla scena milanese. Casa Biga figura dal 2025 nella classifica 50 Top Pizza Italia e vanta i Due Spicchi del Gambero Rosso e il premio per la migliore pizza gluten free, ma a mio avviso meriterebbe ancora più attenzione da parte della critica specializzata.
Le due sedi dispongono complessivamente di 175 coperti, tra sale interne e dehors, entrambe con cucina a vista e uno spazio dedicato a cocktail (io ho provato un Negroni, scolastico ma ben fatto) e vini, oltre alle birre “draft” che ti aspetti in una pizzeria.
Le pizze costano dagli 8,50 euro della Marinara ai 16,50 della Chiaia e del Geridon di latte. Perfettamente in linea con la media milanese, ma con una qualità decisamente superiore alla stessa media. Casa Biga è sempre aperta, in entrambe le sedi, a pranzo e a cena.