Se Napa Valley resta il marchio più famoso, oggi è probabilmente Sonoma County l’area più interessante da osservare per capire dove sta andando il vino californiano. Più grande, più diversificata e meno legata al lusso ostentato rispetto a Napa, Sonoma è diventata negli ultimi anni un laboratorio in cui convivono grandi aziende, piccoli produttori artigianali, sostenibilità, enoturismo e una crescente attenzione ai cambiamenti climatici.
Sonoma Country conta oltre 500 cantine e più di 250 winery distribuite nelle principali denominazioni secondo altre rilevazioni di settore, 19 AVA (American Viticultural Areas), il numero più elevato della California e un fatturato di circa 8 miliardi di dollari all’anno, oltre a 1,2 miliardi che arriva dall’enoturismo. Per comprendere quanto sia importante il vino in queste terre, un occupato su quattro nella contea lavora direttamente o indirettamente nel settore.
Le principali zone sono la Russian River Valley, patria del Pinot Noir e dello Chardonnay di clima fresco. Le nebbie che arrivano dall’oceano Pacifico rallentano la maturazione e favoriscono vini eleganti, con acidità pronunciata e profili aromatici raffinati e produttori di riferimento come Williams Selyem, Merry Edwards Winery e Littorai; la Sonoma Coast, la frontiera più dinamica della contea che vanta vigneti spesso vicini all’oceano, temperature basse e forte influenza marina e produce alcuni dei Pinot Noir più ricercati della California, soprattutto con Flowers Vineyards & Winery, Failla Wines, Peay Vineyards; Alexander Valley, una zona più calda, nota soprattutto per Cabernet Sauvignon, Merlot e Bordeaux blend, la zona quindi che compete più direttamente con Napa e che vanta nomi storici come Jordan Vineyard & Winery e Silver Oak Cellars; infine Dry Creek Valley, il regno dello Zinfandel, dovei sopravvivono molte vecchie vigne, alcune piantate oltre un secolo fa e che conta su produttori storici come Ridge Vineyards e Seghesio Family Vineyards.
Negli ultimi anni Sonoma ha puntato forte sulla sostenibilità, con il 99% della superficie vitata che risulta certificata sostenibile da organismi indipendenti, un dato unico tra le grandi regioni vinicole mondiali e su un cambiamento stilistica che privilegia vini con minore grado alcolico, concentrazione e uso del legno rispetto agli anni Duemila. Si può certamente percepire una maggiore influenza delle scuole borgognona e mediterranea. Sonoma, come le contee vicine, deve affrontare anche gli effetti del cambiamento climatico: ondate di calore, siccità e incendi hanno modificato le pratiche agricole e le aziende investono pesantemente in gestione dell’acqua, portainnesti resistenti e vigneti in aree più fresche vicine alla costa. Molte piccole aziende stanno ottenendo risultati migliori rispetto a strutture più grandi grazie al rapporto diretto con i consumatori e ai wine club.
E mentre il mercato soffre per i cambiamenti di abitudini dei consumatori, l’aspetto più interessante è l’evoluzione dell’offerta turistica. Dal modello degustazione, acquisto e visita della cantina si è passato al puntare su ristorazione farm-to-table, ospitalità di lusso diffusa, agriturismi e boutique hotel, percorsi outdoor tra vigne e foreste di sequoie, degustazioni di olio, formaggi e prodotti agricoli, eventi culturali e musicali.
Nella mia recente visita nella Sonoma Valley mi sono concentrato in particolare su due produttori: il primo è Bricoleur Vineyards nell’area di Windsor, nella parte settentrionale della Russian River Valley, una delle denominazioni più importanti di Sonoma per Pinot Noir e Chardonnay. Si tratta di un progetto nato negli ultimi anni che cerca di unire vino, ospitalità, gastronomia e sostenibilità in un unico racconto. La proprietà appartiene alla famiglia Hanson (che discende da Pietro Carlo Rossi, enologo piemontese che nel XIX secolo contribuì allo sviluppo della storica Italian Swiss Colony, una delle aziende che hanno segnato gli inizi della viticoltura commerciale della California) che acquistò la proprietà nel 2014.
La proprietà comprende vigneti, uliveti, orti aziendali, alveari e ampi spazi dedicati all’ospitalità e agli eventi. L’azienda coltiva poco più di 60 acri vitati (circa 25 ettari) distribuiti tra diverse proprietà sostenibili e biologiche. Sono presenti dodici varietà differenti. I vini più rappresentativi sono il Pinot Noir della Russian River Valley, lo Chardonnay, il Sauvignon Blanc, il Cabernet Sauvignon e lo Zinfandel proveniente da Alexander Valley. La direzione tecnica vede il coinvolgimento di figure molto note nel panorama californiano come Cary Gott e Bob Cabral, uno dei nomi storici del Pinot Noir della Russian River Valley. Lo stile è piuttosto contemporaneo: meno ricerca della potenza e maggiore attenzione all’equilibrio, alla bevibilità e all’abbinamento gastronomico.
Bricoleur punta forte sull’ospitalità e punta invece a esperienze costruite attorno alla tavola. L’orto aziendale alimenta parte delle proposte gastronomiche, gli abbinamenti cibo-vino sono centrali e l’accoglienza è pensata anche per famiglie con bambini, una scelta non così frequente in California.
La seconda azienda da me visitata è Wayfarer, nella denominazione Fort Ross-Seaview AVA, una delle aree più spettacolari e difficili da coltivare della California. I vigneti si trovano a circa 300 metri di altitudine, su creste che dominano il Pacifico, a meno di otto chilometri dall’oceano. Wayfarer è uno dei progetti più ambiziosi della cosiddetta “true Sonoma Coast”, la fascia più estrema e fredda affacciata sul Pacifico. La combinazione di nebbie marine, vento costante e forti escursioni termiche crea condizioni ideali per Pinot Noir e Chardonnay.
Wayfarer nasce da un’intuizione di Jayson Pahlmeyer, uno dei protagonisti della viticoltura californiana contemporanea. Nel 1998 l’enologa Helen Turley gli segnalò una proprietà remota sulla costa di Sonoma, poco distante dal suo celebre vigneto Marcassin. Pahlmeyer acquistò il terreno e avviò un lungo lavoro di impianto e selezione viticola. I vigneti furono sviluppati con la consulenza del celebre viticoltore David Abreu, figura centrale nella viticoltura di alta gamma della California.
Wayfarer produce esclusivamente vini da singolo vigneto. Le varietà principali sono Pinot Noir e Chardonnay e la filosofia è chiaramente ispirata alla Borgogna più che alla tradizione californiana degli anni Novanta. I vini mostrano generalmente maggiore freschezza, acidità più evidente e una forte impronta territoriale. Il Pinot Noir rappresenta la produzione più prestigiosa. Nel vigneto convivono numerosi cloni differenti, assemblati per ottenere complessità e profondità. Alcune etichette provengono invece da parcelle specifiche e vengono prodotte in quantità molto limitate.
Per molto tempo Wayfarer è rimasta una realtà quasi nascosta, visitabile solo attraverso appuntamenti privati. Di recente ha aperto una sala degustazione a Healdsburg, il centro nevralgico dell’enoturismo di Sonoma. L’approccio resta però piuttosto esclusivo: degustazioni su prenotazione, focus sul racconto del vigneto e forte attenzione all’origine delle uve.
Sonoma offre ai visitatori un’ospitalità di alto livello. Tra le strutture ricettive più affascinanti ci sono il Dawn Ranch a Guerneville una struttura country chic con cottage, chalet, bungalow e un elegante glamping, il Timber Cove Resort di Jenner, struttura affacciata su uno dei punti più belli della drammatica costa pacifica, sulla Highway 1, e il Sea Ranch Lodge nei pressi di Annapolis. La gastronomia si esalta al The Lodge at Dawn Resort, con la cucina raffinata e territoriale di Juliana Thorpe e Ignacio Zuzulich e al The Sea Ranch Lodge.
Tra le visite consigliate la magnifica Armstrong Redwoods State Natural Reserve con i suoi spettacolari alberi millenati e una sessione di foraging allo Stillwater Cove regional Park, vicino alla foce dello Stockhoff Creek.