Tra i grandi protagonisti della crescita del Lugana negli ultimi quarant’anni c’è senza dubbio Zenato. Fondata nel 1960 da Sergio Zenato a San Benedetto di Lugana, nel comune di Peschiera del Garda, l’azienda è considerata una delle realtà che hanno contribuito in modo decisivo alla valorizzazione di questa denominazione affacciata sulla sponda meridionale del Lago di Garda, suddivisa tra le province di Brescia e di Verona. Oggi la cantina è guidata dai figli Alberto e Nadia Zenato e dispone di circa 95 ettari vitati tra Lugana e Valpolicella. Il suo nome è legato soprattutto alla valorizzazione della Turbiana, il vitigno simbolo del Lugana, ma anche alla produzione di Amarone e vini rossi veronesi che hanno consolidato la reputazione internazionale dell’azienda.
La storia di Zenato coincide in larga parte con quella dell’affermazione del Lugana moderno. Negli anni Sessanta Sergio Zenato intuì le potenzialità di un territorio allora poco conosciuto, caratterizzato da terreni argillosi di origine morenica e da un microclima influenzato dalla presenza del lago. Da allora l’azienda ha investito nella ricerca agronomica e nella selezione dei vigneti, contribuendo a definire uno stile riconoscibile fatto di freschezza, struttura e capacità evolutiva.
Oggi oltre 60 ettari dei vigneti aziendali si trovano proprio nel territorio del Lugana. Qui nasce una gamma di etichette che interpreta diverse sfaccettature della denominazione e che per l’estate 2026 trova espressione in tre vini particolarmente rappresentativi, che ho avuto la possibilità di assaggiare e vi consiglio: il Lugana DOC San Benedetto nell’annata 2025, il Lugana DOC Brut Metodo Classico e il Rosé San Benedetto IGT 2025.
Il primo è probabilmente il vino che meglio racconta il rapporto storico tra Zenato e il territorio. Il Lugana DOC San Benedetto nasce da uve Turbiana provenienti dai vigneti della tenuta omonima, situata in una delle aree più vocate della denominazione e vinificate interamente in acciaio. Nel bicchiere si presenta con un profilo che unisce immediatezza e complessità. I profumi richiamano frutta bianca, mela, pera e sfumature tropicali, mentre il sorso è pieno ma sostenuto da una marcata freschezza. La componente minerale, tratto distintivo dei terreni luganesi, accompagna una chiusura lunga e pulita. È un bianco versatile che trova spazio tanto nell’aperitivo quanto a tavola, accanto a pesci di lago e di mare, risotti delicati, verdure e carni bianche.
Accanto alla versione ferma, Zenato propone una lettura più elaborata della Turbiana attraverso il Lugana DOC Brut Metodo Classico, da uve della vendemmia 2022 con sboccatura avvenuta nel novembre 2025. Anche in questo caso le uve provengono dai vigneti storici aziendali, ma il vino affronta un percorso produttivo diverso, con una permanenza sui lieviti di oltre 24 mesi. Il risultato è uno spumante dal perlage fine e persistente, caratterizzato da profumi di fiori bianchi, mela, pera e agrumi. In bocca emerge una struttura equilibrata, sostenuta da una vivace acidità che ne accentua la freschezza. È un vino che conferma la vocazione della Turbiana non soltanto per i bianchi fermi, ma anche per le versioni spumantizzate di qualità. Crudi di pesce, crostacei e formaggi freschi rappresentano gli abbinamenti più naturali, senza dimenticare il ruolo classico da aperitivo.
Il terzo vino scelto da Zenato per la stagione estiva è il Rosé San Benedetto IGT, protagonista ideale anche del Rosé Day del 28 giugno, la giornata internazionale dedicata ai vini rosati. Prodotto con Corvina, Rondinella e Molinara, le tre varietà storicamente legate ai grandi vini rossi veronesi, nasce nei vigneti situati lungo la costa sud-orientale del Garda. Il colore è rosa corallo con riflessi violacei, mentre il profilo aromatico si sviluppa tra note floreali e richiami a lampone, fragolina di bosco e ribes. Al palato prevalgono equilibrio, freschezza e una leggera impronta minerale che richiama il territorio di origine. La sua versatilità gastronomica lo rende adatto all’aperitivo, ai primi piatti estivi, al pesce di lago e alle carni bianche.
Tre vini diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa matrice territoriale.
In tutti emerge il legame con il Garda e con una denominazione che Zenato contribuisce a raccontare da oltre sessant’anni, attraverso una produzione che continua a fare della valorizzazione del territorio il proprio tratto distintivo.