Il retroscena Quella tensione tra la Santa Sede e la Cei

DIVERGENZE La segreteria di Stato vaticana vorrebbe un atteggiamento meno interventista sulla politica

La telefonata di solidarietà che il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha fatto al direttore di Avvenire Dino Boffo due giorni fa, manifestandogli la vicinanza sua come pure quella del pontefice, è sembrata suggellare la ferma e indignata reazione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, quella del suo predecessore, Camillo Ruini, quella dell’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori. E ha anticipato la dichiarazione pubblica con la quale ieri sera anche il cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi ha manifestato la sua stima a Boffo.
Ma al di là della solidarietà espressa al direttore del quotidiano cattolico, e al di là dello stesso caso discusso in questi giorni, diversi segnali attestano l’emergere di due approcci diversi - quello d’Oltretevere e quello della Cei - come pure l’esistenza di tensioni interne. Lo dimostrano, senza ombra di dubbio, le parole del direttore dell’Osservatore Romano, Gian Maria Vian, che ieri al Corriere della Sera, dopo avere offerto anch’egli solidarietà a Boffo, ha preso le distanze dal quotidiano della Cei, definendo «esagerato e imprudente» un editoriale di Avvenire nel quale si evocava la Shoah per descrivere il naufragio degli eritrei al largo di Lampedusa. La presa di distanze di Vian dalle ultime uscite del giornale diretto da Boffo, uscite critiche verso il governo, è qualcosa di più di una querelle tra direttori. Vian, scelto dal Papa alla guida del quotidiano d’Oltrevere, è infatti uomo di fiducia del Segretario di Stato. Sull’Osservatore Romano, il pomeriggio di giovedì scorso, vigilia della festa della Perdonanza all’Aquila, ha pubblicato un’intervista al cardinale Bertone che rappresentava anche una mano tesa al governo. E ancora ieri lo stesso Vian ricordava che i rapporti tra Santa Sede e Italia «sono buoni», anzi «eccellenti»; ed elogiava la responsabilità di Berlusconi nel voler evitare strumentalizzazioni politiche cancellando la sua possibile presenza a Viterbo il prossimo 6 settembre, per la visita del Papa, e poi evitando di presenziare alla Perdonanza.
Santa Sede e Conferenza episcopale cercano di agire all’unisono, ma negli ultimi mesi è indubbio che la Segreteria di Stato avrebbe preferito un approccio più soft e meno interventista sulla politica italiana. L’Osservatore Romano - per una scelta rivendicata con «ottime ragioni» dal suo direttore e attribuibile al suo editore - non ha dedicato una riga alle vicende private che hanno coinvolto il Cavaliere, così come ha tenuto un profilo molto basso sul caso Boffo.
Sullo sfondo di queste divergenze c’è il cambiamento per certi versi epocale, che ha chiuso l’era Ruini, durata più di tre lustri. Per la successione al «cardinal sottile», indiscusso protagonista della vita ecclesiale italiana così come delle sue ricadute politiche, Bertone aveva inizialmente suggerito al Papa di scegliere un vescovo del Sud, non cardinale. Questa proposta era stata vagliata insieme alla candidatura portata avanti da Ruini, che si era indirizzato sul patriarca di Venezia, Angelo Scola. Alla fine si era trovata una soluzione concordata nella scelta di Bagnasco. Il 25 marzo 2007, nel momento in cui Bagnasco assumeva la presidenza della Cei, Bertone gli inviava una lettera rivendicando «la rispettosa guida della Santa Sede, nonché mia personale... per quanto concerne i rapporti con le istituzioni politiche».
Era il segno di un cambiamento, della volontà della Santa Sede di riportare Oltretevere la cabina di regia dei rapporti con la politica. Bagnasco - avvalendosi dell’aiuto di Dino Boffo, che in questi anni è stato ben più di un semplice direttore di testata, e ha contribuito all’elaborazione della strategia culturale e politica della Conferenza episcopale - ha raccolto la non facile eredità ruiniana, ha stabilito un ottimo rapporto personale con Benedetto XVI, ha completato il «rodaggio» nel nuovo incarico, ha gestito il passaggio di consegne tra le vecchia e nuova segreteria (con il cambio tra l’uscente Betori, promosso a Firenze, e l’arrivo di mons. Mariano Crociata). Ma nei rapporti tra la presidenza Cei e la Segreteria di Stato il barometro non segna bel tempo.

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