Riccò: «Ho raccontato balle a tutti»

C’è chi non vede l’ora di rivederlo in gruppo, e chi ne farebbe volentieri a meno. Chi lo considera tutto chiacchiere e distintivo, e chi invece, per dirla con Felice Gimondi, lo considera «il più grande scalatore del mondo». Riccardo Riccò divide il mondo in due: c’è chi lo ama e chi non lo sopporta neanche un po’. C’è chi lo invoca e chi lo evoca per essere stato il più chiaro esempio della menzogna. «Per uno che ha raccontato balle non è facile essere creduto ­ dice lui, con quel suo faccino furbetto da eterna peste -. Io ho raccontato balle, ho ingannato tutti: dai miei genitori alla mia compagna (Vania Rossi, che da pochi mesi l’ha reso padre di Alberto, ndr). Ho ingannato amici, parenti, tifosi e compagni di squadra. Direttori sportivi e organizzatori: insomma, tutti. Ora da me pretendono il pentimento, l’ammissione dell’errore. Cosa posso dire? Io sono realmente pentito, l’ho già detto al capo della Procura del Coni Ettore Torri, tanto è vero che hanno apprezzato la mia collaborazione e per questo motivo ho avuto una riduzione di pena (da 24 mesi a 20, per una positività al Cera, riscontrata al Tour 2007, ndr)... Ma chi mi crede? E soprattutto: perché dovrei essere creduto?».
Quindi?...
«Quindi dopo quello che ho combinato non ho più credibilità, devo risalire la china con le mie forze. In silenzio».
Ha la Milano-Sanremo come chiodo fisso, come un punto d’arrivo e di ripartenza. La classica dei velocisti nei pensieri di uno scalatore?
«Cavendish stia tranquillo, per me la Sanremo sarebbe solo un punto di ripartenza. La mia squalifica terminerà il 18 marzo, il 20 si correrà la classica di primavera, io spero di essere invitato».
A proposito di Mark Cavendish: qualche giorno fa l’ha definita un parassita. E Marco Pinotti, il campione d’Italia della crono, non è stato molto più tenero.
«Cosa vuole che risponda? Hanno ragione».
Potrebbe dire che ci troviamo di fronte ad un Riccò cambiato.
«E questo è vero: sono cresciuto, ho costruito una famiglia con Vania, che in questo periodo è stata fondamentale. E poi è arrivato Alberto, nostro figlio. Voglio che un giorno possa capire che suo papà ha sbagliato ma ha saputo rialzarsi».
Ha scelto la Ceramica Flaminia, non un top team...
«Ma non certamente debole. Anzi, sono convinto che abbia un potenziale davvero notevole, in particolare in salita».
Il teatro ideale sarebbe il Giro d’Italia.
«Speriamo di essere invitati perché è un Giro dal tracciato bellissimo, disegnato proprio per esaltare corridori come me».
Con quale certezza si appresta a tornare in gruppo?
«Con la certezza che nulla sarà più come prima».
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