Riformisti rivoluzionari nella Praga «sovietica»

CAMBIAMENTI Il ’68 nella capitale ceca tra sogni, ideali infranti e carri armati russi

Riformisti rivoluzionari nella Praga «sovietica»

Fermenti culturali. Riforme. Invasione. E progressiva normalizzazione. Tutto ripercorso in una mostra che, a quarant’anni dalla Primavera di Praga, racconta i cambiamenti politici e sociali che scossero la capitale dell’attuale Repubblica Ceca. L’esposizione «Praga, da una primavera all’altra 1968-1969», allestita al Palazzo delle Esposizioni fino al primo marzo, traccia, infatti, un ritratto dei protagonisti: politici, intellettuali e gente comune, attraverso immagini fotografiche, manifesti, volantini, e pagine di giornali. «La mostra - spiega la curatrice, Annalisa Cosentino -, vuole illustrare il 1968 a Praga cambiando le coordinate. Il socialismo dal volto umano ha raggiunto, infatti, i maggiori risultati in primavera ma vanno sottolineati anche i presupposti, tutto il fermento prima di quella data, e altrettanto importante, è mostrare la reazione all’invasione, le “barricate di parole” proposte dalle riviste e dai volantini».
Per questo la prima delle quattro sezioni della mostra si apre con testimonianze che risalgono già ai primi anni Sessanta: scatti della fotografa Dagmar Hochovà, che ritrae la gioia dei giovani liberi di esprimere le proprie idee per le vie di Praga, i figli dei fiori che manifestano contro la guerra in Vietnam, immagini di un congresso di scrittori cecoslovacchi o di spettacoli di satira; e ancora libri e riviste come il mensile di grande tiratura «Host di domu»; e locandine di film. Il percorso espositivo prosegue con la seconda tappa dedicata alla Primavera e al nuovo corso proposto da Alxander Dubcek: in primo piano le foto, sempre in bianco e nero, che descrivono le manifestazioni nella piazza della Città Vecchia per celebrare il ventesimo anniversario della presa del potere da parte dei comunisti e non mancano manifesti e copie di giornali: uno su tutti il manifesto delle «Duemila parole rivolte a operai, contadini, impiegati, studiosi, artisti e a tutti», pubblicato il 27 giugno su una rivista letteraria da un intellettuale, Ludvìk Vaculìk, relativo alla necessità di continuare nelle riforme con o senza il partito.
La terza sezione ricorda l’invasione armata di agosto: significative immagini delle sparatorie in piazza Venceslao, dell’occupazione militare dell’ingresso del castello, ma anche un puzzle di foto, provenienti dagli archivi regionali, che documentano le bombe a Bratislava, i mitra a Brno e i carri armati in fila a Liberec. La quarta tappa mostra la cronaca della sconfitta e la fase di normalizzazione.

Completano la mostra un documentario-riflessione sulle reazioni che gli eventi cecoslovacchi hanno suscitato in Italia con le testimoniane di protagonisti come Pietro Ingrao e Rossana Rossanda, e diverse opere d’arte che arrivano dalla galleria nazionale di Praga.
La mostra è aperta dalle 10 alle 20 (martedì, mercoledì, giovedì), fino alle 22.30 il venerdì e il sabato. Ingresso 12,50 euro.

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