Ancora proteste a Casal Bruciato, barriera umana per fermare i rom

Nuove tensioni nella palazzina popolare di via Satta a Casal Bruciato: gli inquilini formano una barriera umana per non far entrare i nomadi nell'appartamento assegnato dal Comune

Ancora proteste a Casal Bruciato, barriera umana per fermare i rom

“Non li facciamo entrare, hanno sbagliato ad uscire stamattina”. A difesa del portone del civico 20 di via Sebastiano Satta si sono schierate una decina di donne. Una vera e propria barriera umana per sbarrare l'accesso alla famiglia di nomadi assegnataria di un appartamento che si trova nella stessa palazzina popolare del quartiere di Casal Bruciato.

Quattordici persone, madre, padre e dodici figli, arrivate ieri mattina dal campo rom de La Barbuta e che stamattina hanno lasciato l’appartamento per paura delle minacce. Accolti in Campidoglio hanno chiesto all’assessore alle Politiche abitative del Comune, Rosalba Castiglione, di potersi trasferire in un’altra zona. Alla fine, però, hanno scelto di restare e di affrontare la rabbia dei nuovi vicini di casa.

Ma i condomini si difendono. Non è questione di razzismo, mettono le mani avanti. “Qui siamo tutti anziani, vogliamo vivere tranquilli”, ci dicono. “E poi perché li mandano tutti qui in periferia”, commenta un’altra donna. “Li portasse a via del Corso, oppure in Campidoglio”. L’invito è alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, alla quale si è appellata anche l’amministratrice di condominio, Daniela Basto, che ha chiesto al Comune di prendere provvedimenti per scongiurare una vera e propria “rivolta”.

“È una questione di rispetto per noi e per i rom - spiega un’inquilina – non si può vivere in quattordici in cento metri quadri”. Qui chi la casa l’ha comprata, come Maria, ha paura che con l’arrivo dei nomadi il valore degli immobili possa subire un crollo. E poi c’è chi, come la signora che abita al piano di sopra, si preoccupa delle condizioni igieniche. “Li hanno ammassati come animali in una casa con un solo bagno”, denuncia. “E poi – si lamenta – li hanno portati qui alle sei del mattino, in gran segreto, senza avvisare nessuno”.

“Dicono che pagano l'affitto coi soldi del mercatino, ma come si fa?”, attacca un altro inquilino. Nel cortile delle case popolari la tensione si taglia col coltello. E a riscaldare gli animi, nel primo pomeriggio, arriva anche l’annuncio, da parte dei militanti di Casapound, di una manifestazione prevista per domani pomeriggio in piazza Balsamo Crivelli. “Basta con le case popolari ai nomadi”, sarà lo slogan della protesta. “La precedenza – incalzano gli attivisti - deve essere per gli italiani che hanno costruito queste case e sono per loro”.

Ma la presidente del municipio IV, Roberta Della Casa, del M5S, già ieri aveva chiarito che la linea sarebbe stata quella della "tolleranza zero", per evitare che si possa ripetere il copione dello scorso aprile, quando una famiglia rom assegnataria di un alloggio popolare in via Cipriano Facchinetti era stata costretta a trasferirsi altrove dopo la rivolta dei residenti.

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