Nel campo rom dove è morta una neonata: "Meglio non entrare, qui vi menano e vi rubano tutto"

Dai furti alle sassaiole contro autobus e ambulanze: nel campo nomadi di via Candoni, dove ieri è morta una neonata di cinque mesi, regnano degrado e paura

Nel campo rom dove è morta una neonata: "Meglio non entrare, qui vi menano e vi rubano tutto"

Quando il furgone della polizia mortuaria arriva nel campo nomadi di via Candoni per prelevare il corpicino senza vita di Alessia tutti si ammutoliscono. Anche i bambini che fino a pochi minuti prima si rincorrevano e gridavano, ora guardano impassibili gli agenti che portano via il feretro della neonata, coperto da un telo bianco. Un fagottino di appena cinque mesi, che ieri notte ha accusato un malore nel container fatiscente dove viveva con la mamma, il papà e tre fratellini. Pochi metri quadri che erano la sua casa, il suo mondo.

Alessia, nata in un campo nomadi, sotto il cielo della periferia di Roma, tra le discariche abusive, i magazzini e gli sfasciacarrozze. Alessia, venuta al mondo lo scorso giugno. Alessia che ha smesso di respirare alle 6.55 di ieri mattina, mentre i medici del 118 tentavano disperatamente, una manovra dopo l’altra, di salvarle la vita. Qualche ora più tardi restano gli occhi gonfi e i tiri nervosi di sigaretta. Una donna assiste alla scena che non vorrebbe mai vedere affacciata alla porta della sua roulotte, con il fazzoletto in mano e le lacrime che le rigano il volto. La folla radunata attorno al camion bianco che accompagnerà il cadavere in obitorio osserva impietrita il via vai dei militari. Nessuno osa dire una parola. Il silenzio è rotto soltanto dalle note stonate di una canzone che arriva dall’altra parte dell’accampamento. “Sono i romeni, non sanno cosa è successo”, ci dice uno degli abitanti del settore bosniaco, quello in cui è avvenuta la tragedia.

Cosa è successo dovranno chiarirlo i genitori della piccolina. Trent’anni lui, ventiquattro lei. Quattro figli, il più grande di cinque anni. Si guadagnano da vivere lavorando il ferro. Mentre il cadavere di Alessia viene portato via, i carabinieri della compagnia Roma Eur li stanno interrogando. Ad accertare le cause della morte sarà l’esame autoptico, ma la procura indaga per maltrattamenti. “Morte come conseguenza di altro reato”: questa è la pista che seguono i pm, secondo cui il papà e la mamma avrebbero avuto un ruolo nella tragica fine della bimba. A causare il decesso potrebbe essere stata la malnutrizione. Secondo il rapporto dei sanitari intervenuti sul posto, acquisito dai carabinieri e visionato dal Corriere della Sera, la neonata era magrissima e presentava “piaghe” sul corpo. Il container in cui vivevano i bimbi, ora sotto sequestro, è in condizioni igieniche disastrose. Tra le ipotesi in campo c’è anche quella che la piccola non venisse cambiata quasi mai, e che quindi fosse esposta al rischio di infezioni. Ma la mamma nega, assicurando come la figlia minore si alimentasse normalmente.

“Oggi è un giorno triste”, dice una delle ragazze che abitano nel container a fianco a quello della famiglia. È tra le poche a rivolgerci la parola. Nessuno qui ha voglia di parlare con i giornalisti o di dare spiegazioni. “Non sappiamo nulla, è successo di mattina presto, dormivamo tutti”, ripetono gli abitanti del campo, uno dei più problematici della Capitale. Le bocche sono cucite. “Meglio che ve ne andate, potete anche togliere il disturbo”, taglia corto una donna bosniaca. In questo accampamento a poche centinaia di metri da via della Magliana vivono 400 persone. I bambini sono tantissimi. Quando saliamo il vialetto che porta al piazzale principale molti di loro sono a giocare in mezzo al fango, invece di essere a scuola. L’immondizia incornicia le casupole e tutt’intorno c’è solo degrado e sporcizia.

La baraccopoli è famosa per essere una delle più inaccessibili di Roma. “Meglio che non entrate, ti rubano la borsa, vi rubano tutto, vi menano anche”, ci avverte una ragazzina prima di varcare il cancello dell’insediamento. “A maggio quando è venuto Salvini volevano picchiare anche a lui, e infatti – aggiunge l’amica - si è messo paura ed è scappato via”. L’accampamento confina con una rimessa dell’Atac e più di una volta è salito all’onore delle cronache per le aggressioni agli autisti, i furti e le sassaiole contro le vetture. Ad essere finita nel mirino dei vandali, quindici giorni fa, è stata anche un’ambulanza arrivata nel campo per soccorrere una sedicenne. Un sasso ha centrato uno dei finestrini che è esploso mentre il mezzo si stava allontanando. La situazione nell’insediamento ormai è fuori controllo. E la tragedia di Alessia ne è la prova.