Carabiniere ucciso, Brugiarelli identificato 2 ora prima del delitto. Il mistero del "fratellino"

Dall'ordinanza del Gip spuntano nuovi dettagli: Varriale ha identificato Brugiarelli un'ora prima della telefonata al 112

Carabiniere ucciso, Brugiarelli identificato 2 ora prima del delitto. Il mistero del "fratellino"

Emergono nuovi dettagli dall'ordinanza che ha convalidato il fermo e disposto il carcere per Finnegan Lee Elder e Gabriel Christian Natale Hjorth, accusati dell'omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. E non è solo la ricostruzione dettagliata di quanto trapelato nei giorni scorsi (leggi qui tutto), ma dalle carte si evincono altri passaggi inediti. E che andranno chiariti ulteriormente.

Al centro dell'attenzione c'è la testimonianza di Andrea Varriale, il collega del carabiniere ammazzato con undici coltellate alle spalle. Come noto, i due militari sono andati nella piazza dell'omicidio dopo la telefonata al 112 di Sergio Brugiarelli che aveva denunciato il furto di uno zaino. Secondo quanto si apprende dall'ordinanza, Varriale sarebbe andato in piazza Mastai (quella dove sono stati ripresi i due americani insieme a Brugiarelli in bicicletta), alcune ore prima del delitto. "Dall'annotazione del carabiniere Andrea Varriale - si legge nelle carte - emerge che poco tempo prima di ricevere l'incarico di effettuare l'operazione in abiti civili volta al recupero dello zaino rubato a Brugiatelli, all'1.19 era intervenuto in piazza Mastai su ordine del maresciallo". L'intervento era partito "per la ricerca di un soggetto che si era sottratto all'identificazione dandosi alla fuga dopo aver consegnato ai militari un involucro di colore bianco contenente una compressa di tachipirina".

"Sul posto - aggiunge il giudice - veniva identificato Sergio B. che riferiva di essere stato vittima di un borseggio operato da due persone che dopo il furto si allontanavano a piedi in direzione lungotevere altezza ponte Garibaldi. Precisava inoltre che all'interno della borsa che gli avevano asportato era presente il suo cellulare documenti ed altri effetti personali. Al momento gli operanti invitavano Sergio B. a sporgere denuncia presso un qualsiasi ufficio di polizia e riprendevano il normale servizio".

Solo un'ora dopo parte la telefonata al 112 da cui si mette in moto la macchina per fermare gli autori del furto. E da cui si arriva all'omicidio di Mario Rega Cerciello. "Alle 2.04 e 22 secondi del 26 luglio - si legge nell’atto - la Centrale operativa dei carabinieri riceveva la richiesta di intervento da parte di Brugiatelli che riferiva di aver già provato a contattare i responsabili del furto".

Secondo quanto riporta l'Adnkronos, appena Mario e Varriale arrivano da Brugiatelli (che ha appena denunciato il furto), i due americani vengono richiamati al numero di cellulare rubato. Elder e Natale rispondono e i due carabinieri invitano Brugiatelli a prendere un appuntamento con gli estorsori. L'incontro viene fissato in via Federico Cesi, nel quartiere Prati, intorno alle 3.15. Qui Brugiatelli si presenta con i due carabinieri. "Parcheggiata la macchina, i militari mi dicevano di rimanere vicino al mezzo, mentre loro si sarebbero recati a prendere contatti con i malviventi", mette a verbale l'uomo. Dopo un po' sente le urla di Mario.

"Il primo ragazzo aveva i capelli biondi, era alto circa mt 1,80, indossava una camicia color crema a quadri, pantaloni jeans scuri - li descrive Brugiatelli - mentre il secondo aveva i capelli mossi con delle meches di colore viola, alto circa mt 1,80, aveva un tatuaggio sull'avambraccio destro di grosse dimensioni, indossava una maglietta di colore chiaro ed i jeans di colore scuro, quest'ultimo ragazzo sembrava tipo intontito. Aggiungo che entrambi avevano un accento inglese, credo americano".

Il mistero del "fratellino"

C'è poi un altro mistero da dipanare. Si tratta del "fratellino" di Brugiatelli, presentato al pusher dallo stesso derubato.

Lo spacciatore che venderà l'aspirina al posto della coca ai due american racconta di aver incontrato Brugiatelli alle 20 di giovedì in piazza Mastai dove si trovava insieme a uno straniero che conosce col nome di 'Medi'. Si incontrano di nuovo intorno alle 1.30 e questa volta con Brugiatelli c'è anche un ragazzo che viene presentato come "il mio fratellino", probabilmente uno dei due americani. Di fronte all'Alcazar ci sono quindi Brugiatelli, lo spacciatore, uno dei due americani e un egiziano di nome Tamer. "In quel momento e sempre nei pressi di piazza Mastai, giungeva un motociclo di colore nero con a bordo due persone che si qualificavano come appartenenti all'Arma dei carabinieri - si legge nel l'ordinanza del Gip Chiara Gallo - che procedeva al controllo dello spacciatore mentre Brugiatelli e gli altri due stranieri (l'egiziano Tamer e il 'fratellino') si allontanavano senza essere controllati dai militari".

Non solo. Sempre secondo quanto riporta l'Adnkronos, il pusher racconta di aver incontrato Brugiatelli mezz'ora dopo e in quel momento gli rivela di essere stato derubato della borsa. Lo stesso Tamer ha poi riferito di aver notato Sergio intorno a mezzanotte e un quarto che, mentre spingeva la sua bicicletta, parlava ai due ragazzi dall'accento inglese.

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