Mascherine contraffatte a prezzi gonfiati: nei guai il titolare di un minimarket

I dispositivi di protezione non avevano il marchio CE ed erano venduti ad un prezzo sette volte superiore a quello di mercato: denunciato un 25enne bengalese titolare di un minimarket in zona San Pietro

Vengono considerate attività commerciali che vendono beni di prima necessità. Per questo i minimarket gestiti da cittadini stranieri restano aperti in questi giorni di chiusure forzate per il coronavirus. Ma alcuni di questi esercizi si sono trasformati in veri e propri bazar dove si può trovare di tutto. Persino le mascherine, ormai irreperibili ovunque, vengono commerciate. Ovviamente senza certificazioni e a prezzi esorbitanti.

È il caso di un minimarket di via di Porta Cavalleggeri, a Roma, gestito da un 25enne bengalese, che vendeva mascherine a 9 euro l’una. I dispositivi erano stati appositamente contraffatti con un filtro posticcio e il logo di un celebre marchio, e proposte ai clienti assieme a frutta, verdura e detersivi. L’uomo è stato denunciato a piede libero dai carabinieri, per "immissione sul mercato di prodotti pericolosi, manovre speculative su merci e contraffazione, alterazione o uso di marchi, segni distintivi ovvero di brevetti modelli e disegni".

Le mascherine irregolari venivano vendute ad un prezzo di sette volte superiore a quello di mercato. Non solo, il connazionale di 55 anni impiegato all’interno del punto vendita non aveva neppure un regolare contratto. Così oltre alla denuncia per il titolare dell’attività è scattata anche una sanzione amministrativa di 1.800 euro, mentre il commesso è stato denunciato per aver violato le misure adottate dal governo per contenere la diffusione del Covid-19.

L’autocertificazione per motivi di lavoro, infatti, è decaduta visto che l’uomo non era in regola. Ieri un altro 38enne bengalese, titolare di un’edicola in via Magna Grecia, era stato denunciato per la vendita di mascherine non sicure a prezzi gonfiati. La segnalazione è scattata per "vendita di prodotti non conformi" e "manovre speculative su merci". Anche in questo caso i dispositivi, oltre ad essere venduti a peso d’oro, non avevano la certificazione della comunità europea. Sulla confezione, inoltre, non c’erano informazioni relative al lotto di produzione e neppure alla data di fabbricazione.

Nei giorni scorsi i minimarket sono finiti al centro delle polemiche dopo le denunce arrivate dai quartieri periferici della Capitale sul mancato rispetto delle norme per contenere l’epidemia di coronavirus da parte di alcuni punti vendita. A chiedere più controlli nei confronti di questo tipo di attività era stato il capogruppo della Lega in Campidoglio, Maurizio Politi.

E sul caso era intervenuto anche il leader leghista Matteo Salvini. "L'emergenza sanitaria vale per tutti, comprese le troppe persone che continuano a stare all'aperto e in gruppo", aveva sottolineato il segretario del Carroccio in una nota, invocando "controlli e rigore, anche per evitare che alcuni esercizi commerciali come i minimarket etnici, con la scusa di vendere prodotti alimentari, di fatto facciano affari offrendo alcolici a centinaia di persone che si raggruppano e non rispettano le regole".

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Commenti

Yossi0

Sab, 21/03/2020 - 10:42

va tolta la licenza alla risorsa ? E un atto di rassismo o piliticamente scorretto ?