Il post choc di Christian Raimo: "In questi giorni non si trova la roba..."

Fa discutere un post pubblicato su Facebook dallo scrittore e assessore alla Cultura del III municipio, Christian Raimo: “Zero fumo, erba, coca, eroina, i tossicodipendenti stanno subendo contraccolpi fisici e psichici notevoli"

Il post choc di Christian Raimo: "In questi giorni non si trova la roba..."

"In questi giorni non si trova roba, gli spacciatori sono chiaramente scomparsi, i rifornimenti sono chiaramente bloccati". Inizia così il post dello scrittore Christian Raimo, assessore alla Cultura del III Municipio di Roma, che è diventato virale in poche ore. "Zero fumo, erba, coca, eroina, i tossicodipendenti ma anche chi ne fa un uso abituale, anche solo ludico, stanno subendo contraccolpi fisici e psichici notevoli", denuncia l’esponente di sinistra. "I medici sono surclassati da richieste di aiuto", osserva prima di trarre la sua morale. Ovvero che "tra le tante cose" che la pandemia ci sta insegnando c'è "il valore dell'antiproibizionismo". E, viceversa, "che il proibizionismo ha anche degli effetti sociali devastanti".

Insomma, per l'intellettuale abituato alle provocazioni a soffrire non sarebbe soltanto di chi per colpa del coronavirus ha perso i propri cari, il lavoro o di chi, magari anziani o famiglie con bambini piccoli, da giorni si ritrova chiuso in quattro mura senza poter uscire neppure a fare due passi. Il problema sarebbe anche di chi fa uso di sostanze stupefacenti, che ora non sa più a chi rivolgersi. Il post ha ovviamente scatenato una ridda di polemiche. "Concordo con lei, l’emergenza è tangibile e gli effetti si vedono, si capisce da ciò che scrive che la roba che gira è poca e di pessima qualità", ironizza Holljwer Paolo, consigliere del II Municipio di Fratelli d’Italia. "Mi dispiace oltremodo - continua in un commento al post - che le tasse che pago servano tra le altre cose a regalarle 1600 euro mensili netti in qualità di assessore municipale".

"Non mi faccio nemmeno le canne, non fumo, e bevo poco – replica lo scrittore - ma riesco a capire che non trattare in modo laico la questione delle sostanze non è solo un po' da scemi, ma in alcuni casi ha un effetto sociale dannoso per tutti". Eppure le sue parole sono state giudicate inopportune da più parti. "È inqualificabile che una carica pubblica del terzo municipio di Roma dica pubblicamente che il coronavirus sta creando problemi a tutti i tossicodipendenti e anche a chi ne fa un abuso abituale ma anche ludico", attacca Laura Corrotti, consigliera regionale della Lega.

"Insomma, non una parola per tutto il personale sanitario in prima linea, giorno e notte, per combattere l’emergenza ma un lungo post dove si solidarizza con coloro che non trovano, di questi tempi, la droga", continua l’esponente del partito di Matteo Salvini che chiede che "il presidente del Municipio prenda provvedimenti verso questo personaggio che dovrebbe occuparsi di cultura e politiche giovanili in un territorio della Capitale che conta più di duecentomila abitanti".

Ma Raimo non è nuovo ad uscite di questo tipo. Fece discutere qualche mese fail tweet in cui definiva Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù massacrato a colpi di chiave inglese per la sua militanza politica e morto il 29 aprile del ’75 dopo un mese di agonia, una "icona del peggiore neofascismo". La critica era rivolta a Walter Veltroni, reo di aver riabilitato la figura del 18enne ucciso negli anni di piombo con un articolo commemorativo pubblicato sul Corriere. "Memoria depoliticizzata invece che la storia", accusava Raimo attirandosi una marea di critiche bipartisan.

Non solo.

Tra le uscite infelici ci fu anche quella fatta in occasione del Salone del Libro di Torino, quando pubblicò una lista di proscrizione di giornalisti e scrittori accusati di "razzismo esplicito", per protestare contro la partecipazione alla kermesse di Altaforte, la casa editrice legata a Casapound. Tra i professionisti citati c’erano anche Alessandro Giuli, e il vicedirettore de La Verità, Francesco Borgonovo.

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