"I turisti si trovano nel far west". E l'hotel rischia di chiudere per il degrado

Il dramma di un'imprenditrice romana che gestisce un hotel nei dintorni della Stazione Termini, subissata di recensioni negative per colpa del degrado: "La zona è invasa da pusher e sbandati e i clienti scappano, così rischio di chiudere"

"I turisti si trovano nel far west". E l'hotel rischia di chiudere per il degrado

"L’hotel era centrale e molto comodo, sono stata bene, ma avevo paura a girare lì intorno la sera, la stazione Termini fa paura". C’è sempre un "ma" nelle recensioni lasciate sul web da chi soggiorna nell’albergo di Lucia, nome di fantasia di un’imprenditrice della Capitale. La richiesta di anonimato è presto spiegata: "Ho paura di ritorsioni, qui – dice – siamo in trincea, sotto schiaffo di pusher e sbandati". L’attività alberghiera, per Lucia, è un affare di famiglia. Non è solo fonte di sostentamento e passione, ma una vera e propria tradizione che si tramanda da generazioni.

I tempi però sono cambiati all’improvviso. L’emergenza sanitaria, il lockdown, l’interruzione dei flussi turistici, hanno messo in ginocchio un settore che fino a poco tempo fa veleggiava in acque tranquille. Questo dovrebbe essere il momento della ripresa. Per tutti, ma non per lei. "Rimettersi in sella in queste condizioni è impossibile", racconta l’imprenditrice con un velo di commozione. Il suo è un tre stelle pulito ed accogliente, arredato con gusto e impreziosito da stampe e tessuti che richiamano i fasti della Roma imperiale. Purtroppo però la realtà al di fuori di quelle mura racconta una storia diversa.

"Quando i turisti escono dalla struttura si ritrovano nel far west. La cosa migliore che gli possa capitare – continua Lucia – è incappare in qualche pusher africano che gli offre la droga o in una rissa. Sapete quanti di loro sono stati derubati?". E infatti, continuando a scorrere le recensioni si legge: "Impeccabile il servizio in hotel, centralissima la zona, peccato per la delinquenza: mi hanno provato ad offrire ogni tipologia di droga, pasticche, fumo…". E ancora: "Location centrale, hotel ottimo ma il perimetro della stazione è pieno di gente che dorme per strada, che chiede l’elemosina e che prova a intimorire i passanti". "Ho sbagliato strada e mi sono ritrovato in un sottopassaggio: lì – si legge ancora – sono stato avvicinato da alcuni stranieri che mi hanno bloccato la strada dicendomi che quella zona era la loro. Sono scappato a gambe levate".

Lucia è frustata. "Queste recensioni mi rovinano. Ogni fatica, ogni sforzo che io possa fare per cercare di attirare clienti così è vano. Mentre in altre zone del centro storico i colleghi ricominciano a lavorare a pieno ritmo, io sono qui che annaspo, eppure pago le stesse loro tasse". Lo spettro che evoca l’albergatrice, senza mai avere il coraggio di pronunciarlo, è quello della chiusura. “Purtroppo la verità è che le condizioni in cui versa la zona boicottano il mio lavoro. Siamo sopravvissuti ad una pandemia, ora rischiamo di morire a causa di degrado e incuria”.

I mali che denuncia la donna sono gli stessi con cui fanno i conti anche gli altri esercenti di zona. E no, non si tratta di esagerazioni. Quando siamo andate a raccogliere le loro testimonianze, anche noi ci siamo trovate nel bel mezzo di una rissa tra stranieri che avevano esagerato con l’alcol. "Fatti del genere sono all’ordine del giorno, pensate che poco fa abbiamo anche assistito ad un borseggio", ci conferma un ristoratore. Ci invita a sederci e rimanere in attesa: "La giornata è ancora lunga". Non passa molto. Forse una decina di minuti. Ed ecco che, a pochi metri dal gazebo apparecchiato per il pranzo, un clochard si abbassa i pantaloni ed inizia a defecare in mezzo alla strada.

Poco più in là un trasgender si offre ai passanti. Quello che accade ogni giorno all’ombra del primo snodo ferroviario della Capitale non è un segreto. Segnalazioni, denunce, fiaccolate non hanno prodotto gli effetti sperati. E così il caso è persino arrivato in Parlamento con un’interrogazione di Fratelli d’Italia al ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. "Le forze dell’ordine intervengono, ma è una goccia nell’oceano. Ci vuole un presidio fisso e pattuglie a piedi che facciano deterrenza. È incredibile che in una zona dove insiste una quantità incredibile di commissariati e caserme l’illegalità la faccia da padrone", spiegano gli esercenti.

"Chiediamo anche che vengano eliminate le mense per i senza fissa dimora, nel nostro perimetro vengono distribuiti 1.500 pasti al giorno, non sono un numero sostenibile". È questa la difficile eredità di cui si dovrà fare carico il nuovo sindaco di Roma. E il timore più grande, da queste parti, è che la tanto sperata discontinuità con l’amministrazione Raggi alla fine non ci sarà.

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