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Il romanticismo di Turner che scoprì il lago di Como

La mostra nel comune lacustre racconta il viaggio in Italia dell'artista nel 1819 con oli e acquerelli

Il romanticismo di Turner che scoprì il lago di Como
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nostro inviato a Como

Architetture e natura. Luoghi, luce e colore. Un grande del Romanticismo Joseph Mallord William Turner (1775-1851), ma anche un sorprendente visionario, venato di suggestive premonizioni simboliste e addirittura astrattismo nei grandi dipinti a olio. "Nell'estate del 1819 attraversò la Svizzera diretto verso sud e per la prima volta mise piede in Italia, un Paese che da tempo abitava la sua immaginazione attraverso dipinti e incisioni, ma anche grazie alla poesia e alla letteratura di viaggio conosciute in Inghilterra. Molto prima di vedere la Penisola con i propri occhi, l'artista si era già formato un'immagine vivida dei cieli luminosi, delle architetture classiche e dei ripidi monti a picco sopra acque immobili che caratterizzano i laghi dell'Italia Settentrionale, come quello di Como". Così scrive la curatrice Elizabeth Brooke nel bel catalogo bilingue (italiano e inglese) Moebius che illustra "Turner. L'incanto del Lago di Como e del Paesaggio italiano", la mostra aperta fino al 17 settembre a Como tra Palazzo del Broletto e Pinacoteca civica. Un gioiello davvero imperdibile, frutto della collaborazione tra il Comune lacustre della cui prorompente energia imprenditoriale e adesso anche culturale ormai parla tutto il mondo e la Tate, una delle principali istituzioni britanniche da cui provengono le opere esposte. Ma non solo, perché dall'incontro tra i due enti, nasce anche l'esposizione "Feeling Colour" a San Pietro in Atrio con le opere di Jim Lambie e David Batchelor.

Turner è al Broletto, il palazzo sede medievale del governo cittadino comasco, con una serie di sette preziosi acquerelli che hanno come soggetto Como e il suo lago che gli rimasero così impressi dopo il suo primo viaggio nel 1819. Poi le composizioni per l'edizione illustrata del poema "Italy" di Samuel Rogers del 1830 e gli studi cromatici dei soggiorni tra il 1842 e il '43. Alla Pinacoteca, invece, i quattro meravigliosi dipinti ispirati dal paesaggio, per fondersi poi con i riferimenti classici e far diventare la luce strumento di rilettura quasi metafisica della realtà. Finendo poi per raggiungere effetti visivi che sembrano far intuire gli esiti astratti di molti decenni dopo. Davvero suggestive le sale del "Campo quadro", selezione di dipinti, stampe e mappe dell'Ottocento conservati nella collezione dei Musei civici che conduce il visitatore nell'atmosfera della Como visitata da Turner. Nella "Pianta guida della Città e Borghi" del 1871 è citato nell'elenco degli alberghi il "Volta (già Dell'Angelo) dove aveva alloggiato lo stesso Turner e dalle cui finestre aveva dipinto l'attuale piazza Cavour che allora ospitava il vecchio porto. "Grazie alle sinergie con istituzioni prestigiose quali le Gallerie degli Uffizi, l'Accademia di Brera, il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, la National Gallery of Canada e l'Art Institute of Chicago - assicura il sindaco Alessandro Rapinese - Como è diventata protagonista nella cultura. In questo solco si inserisce la prestigiosa collaborazione con la Tate di Londra: un progetto che proietta la nostra città e l'intero territorio in una dimensione di assoluto rilievo nello scenario globale". L'allestimento è arricchito dalla proiezione di "JMW Turner On the Wing", un film immersivo, prodotto da Tate Digital, che ripercorre la vita e la carriera di Turner attraverso la lente della sua passione per i viaggi.

"Feeling Colour.

Jim Lambie e David Batchelor, opere contemporanee dalla collezione della Tate", curata da Elizabeth Brooke, esplora le valenze spaziali, percettive e culturali del colore nel contemporaneo attraverso una grande installazione site-specific di Lambie e una composizione scultorea di Batchelor.

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