Ronaldinho influenzato: stavolta si fa fuori da solo

CAROTA La difesa di Leo: «Non possiamo giudicarlo ogni giorno». Ma oggi non è nemmeno convocato

Ronaldinho influenzato: stavolta si fa fuori da solo

nostro inviato a Milanello

Ronaldinho e il suo caso chiacchierato possono attendere. Questa volta il Gaucho se la cava grazie all’influenza, una buona scusa per restare fuori da Milan-Bologna senza dare nell’occhio e legittimare titoli allarmati di giornali, inchieste, serate di dibattiti tv. Ma c’è puzza di bruciato intorno alle sue esibizioni future, specie all’indomani dell’esclusione di Marsiglia che fa rima col primo successo nella nuova edizione di Champions. Se nel genere poliziesco, di solito, tre indizi fanno una prova, beh, nel caso di Ronaldinho e del Milan non ci sono più dubbi. Gli indizi costituiscono più di una prova, addirittura si trasformano in un macigno grande così finito sulla schiena del brasiliano ieri passato da Milanello ma rimasto al coperto, tra spogliatoio e palestra, per non prendere freddo e non subire qualche battuta velenosa dai suoi. Il primo indizio porta direttamente a Silvio Berlusconi, il suo isolato profeta. Da Arcore comincia a trapelare la delusione che rischia di diventare una sorta di scomunica, al prossimo tradimento. «Il presidente recita il suo ruolo e fa bene a pretendere il massimo da Ronaldinho» racconta soave Leonardo. Tradotto vale una solenne conferma: il presidente Berlusconi è seccato nei confronti di Ronaldinho.
Il secondo indizio riferisce degli umori di Adriano Galliani, già intervenuto venerdì mattina sull’argomento, e pronto ad apparecchiare una frase che non è un proprio un rifugio offerto al brasiliano nell’occhio della critica. «Ronaldinho è uno come tutti gli altri» la definizione del vice-Berlusconi. Come per dire: deve venire fuori da solo dall’angolo. Di fatto il Gaucho è degradato: da uomo della Provvidenza, da sostituto dichiarato di Kakà, è retrocesso a uno qualunque del gruppo, un declassamento non di poco conto. Il terzo indizio è quello firmato dallo stesso Leonardo che toglie l’ex Pallone d’oro dalla sbarra del tribunale («è una risorsa, non possiamo giudicarlo ogni giorno»), spazza via ogni accusa relativa alla sua dolce vita («ricostruzioni esagerate») per rilanciare invece l’insoddisfazione collettiva. «Non rende come tre anni fa, questo è il problema» scandisce bene Leonardo. E aggiunge un bel carico da undici: «Ha difficoltà a uscire dalla mattonella di campo nella quale si rifugia».
Nell’attesa che Ronaldinho si riprenda dall’influenza (mercoledì a Udine) e dalla mediocrità attuale, il Milan e Leonardo si affidano ciecamente al turn-over che è un’altra delle gradite sorprese della stagione post-ancelottiana. «Abbiamo bisogno di tutti» teorizza il tecnico chiamando alla prova del Bologna un paio di stagionati guerrieri (Kaladze per dare un turno di riposo a Thiago Silva e Favalli per sancire la scarsa fiducia nei confronti di Jankulovski). Si ferma anche Flamini, spremuto come un limone, torna Huntelaar in attacco per tentare di riguadagnare un pizzico di credito, sparito nella notte di Marsiglia. «L’olandese è appena arrivato, si allena con noi in modo continuo da una settimana» è la segnalazione di Leonardo, deciso a utilizzare ogni risorsa del gruppo, per coinvolgere tutto il Milan e magari incassare quel pizzico di continuità mancata nella stagione precedente. Ma per non esagerare col turn-over, in serata è stato richiamato in ritiro Jankulovski. Non si sa mai.

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