da Spoleto
Molti spettatori delle performance di Robert Wilson devono aver pensato quel che pensò Isabella Rossellini (foto), quando il grande artista americano le chiese di leggere un libro di Umberto Eco. "Ne farò uno spettacolo con te protagonista", le disse. "Io lo lessi - racconta l'attrice - E poi gli confessai: Non ci ho capito nulla. E lui, di rimando: Neanch'io". Perfetto: sintesi ideale del segreto di quei celebri (quanto inspiegabili) spettacoli: "Bob era del tutto estraneo alla razionalità - spiega la Rossellini - E del tutto irrazionali risultavano le sue produzioni". E così domenica a Spoleto, per il Tributo con cui la Fondazione Carla Fendi ha onorato la memoria del geniale regista, ad un anno dalla scomparsa, in quel Festival dei Due Mondi che nel 1974 lo rivelò clamorosamente al mondo, si è scoperto un pezzetto del mistero Bob Wilson. "La sera della prima al Lincoln Center la sala era piena, noi attori eravamo pronti - ha raccontato la Rossellini - Ma lui non si decideva a dare il via. Senza alcun motivo fece alzare il sipario con quaranta minuti di ritardo. Gli chiesi: perché? E lui: Sentivo che il pubblico si aspettava di essere intrattenuto. Ho dovuto rompere quell'aspettativa. Il mio è un teatro di contemplazione, non di narrazione".
Il genio con cui Wilson inventò spettacoli che non erano spettacoli, ma esperienze, che non raccontavano storie ma proponevano performance, che non erano prosa, né danza, né arte visiva, ma tutto questo assieme, colpì subito la Rossellini: "Sapevo che la sua famiglia era estranea al teatro. Gli chiesi: come fai ad immaginare spettacoli così, del tutto diversi da quelli di chiunque altro? Il fatto è che da bambino non ero mai stato a teatro - rispose lui - E credevo che il teatro fosse così". A chiusura del Festival 2026 (per il quale Wilson aveva progettato un Don Chisciotte, rimasto incompiuto) l'attrice ha premiato Charles Chemin, allievo prediletto dell'artista ed attuale direttore del Watermill Center, la factory concepita da Wilson "perché sia fonte d'ispirazione per gli artisti - ha spiegato Chemin - Oltre che con luci e colori Wilson si esprimeva coi silenzi. Il silenzio era per lui un momento di profonda comunicazione". "Una volta tutti gli chiedemmo di farci un discorso - ha confermato la Rossellini - Lui prese il microfono. E rimase così, muto, per dieci minuti. Non disse assolutamente nulla. Che genio!".
