Rossi sull’ottovolante «Ho preso Hailwood, sono nella leggenda»

Vale conquista lo stesso numero di vittorie del mitico inglese. Gibernau, in fuga, gli dà una mano commettendo un grave errore all’ultimo giro

Giovanni Zamagni

da Sachsenring

Non avendo più rivali nel presente, a Valentino Rossi non rimane che confrontarsi con il passato. «76 Rossi 76 Hailwood, I'm sorry Mike» c'era scritto sulla bandiera che, con orgoglio, Rossi ha sventolato prima nel giro d'onore e poi sul podio del GP di Germania, chiuso con un altro trionfo. L'ottavo stagionale (su dieci gare), che consente al fenomeno di Tavullia di raggiungere sua maestà Mike Hailwood a quota 76: nella storia del motociclismo solo Giacomo Agostini (122 successi) e Angel Nieto (90) hanno conquistato più gare iridate.
«Per me - dice Vale - è un traguardo epocale: sono salito sul podio dei piloti più vittoriosi di sempre, tra le leggende del mio sport preferito, quello che è la mia più grande passione. Non avrei mai pensato di vincere tanto quanto “Mike the Bike” (il soprannome di Hailwood, ndr): era giusto rendergli onore».
Valentino è talmente più forte dei suoi attuali rivali che ormai gli basta mettere loro pressione per indurli all'errore e passare per primo sotto la bandiera a scacchi, senza nemmeno doversi inventare un sorpasso «impossibile». Al Sachsenring, in una gara interrotta dopo sei passaggi per la caduta di Hopkins con la Suzuki e ripresa con una seconda partenza e un GP sulla distanza di 25 giri, Sete Gibernau sembrava difficile da battere, un avversario tosto anche per Rossi. Ma appena iniziato l'ultimo giro al comando, con un minimo vantaggio di soli 163 millesimi, Sete ha sentito troppo la pressione del cannibale, ha ripensato a quanto era successo a Jerez e al contatto all'ultima curva, ed è finito dritto alla prima a destra dopo il traguardo, regalando di fatto il successo al rivale.
«Senza quell'errore avrei vinto», mastica amaro il pilota del team Gresini. «Capita di sbagliare all'ultimo giro - non infierisce più di tanto il campione -, è successo anche a me in passato».
Chissà come sarebbe finita senza l'errore di Gibernau, ma visti i precedenti, la sensazione è che Sete abbia soltanto anticipato l'umiliazione dell'ennesimo sorpasso di un pilota che è veramente di un'altra categoria.
«Venerdì eravamo in una situazione disastrosa - spiega Vale -, ma il nostro è un gruppo fantastico, la squadra è di altissimo livello e siamo riusciti a trovare la giusta direzione. Dopo le prove, ho capito che avrei potuto giocarmi la vittoria, ma sapevo che avrei dovuto vedermela con Gibernau e Hayden».
In effetti, anche il pilota americano ha fatto una bella gara, ma al di là del ridottissimo distacco sul traguardo, non è mai sembrato in grado di contendere il successo a Vale e Sete.
«Se Gibernau non avesse sbagliato - spiega Rossi - lo avrei probabilmente attaccato in fondo alla discesa, dove andavo molto forte. Per me sarebbe stata dura batterlo, ma anche per lui conservare il comando».
Adesso Rossi ha più del doppio dei punti del secondo in classifica, sempre Marco Melandri, nonostante un opaco settimo posto, e 120 punti di vantaggio.
«All'inizio - chiude prima di andarsene in vacanze per tre settimane - avevamo avuto tanti problemi con la nuova M1, ma il reparto corse della Yamaha ha lavorato alla grande e adesso la nostra moto è alla pari della Honda. Io sono sempre salito sul podio, mentre i miei avversari continuano a togliersi punti a vicenda: per questo ho un vantaggio così grande in classifica».
Sulla pista che l'hanno scorso l'aveva visto trionfare, Max Biaggi ha chiuso solo quarto «con i soliti problemi di saltellamento dell'anteriore», per dirla con le sue parole. Una giustificazione che non convince, visto che una moto identica alla sua viene utilizzata anche da Gibernau e Hayden e anche ieri la Honda ha conquistato quattro delle prime cinque posizioni. Alla HRC, Max sperava di avere le possibilità per lottare per il mondiale, invece in dieci gare è salito solo due volte sul podio e in una sola occasione (al Mugello) è stato il migliore dei piloti Honda al traguardo: un dato che deve far riflettere.