In Russia per fare le scarpe alla Cina

A San Pietroburgo il primo degli 80 eventi previsti nel 2005 mentre parte l’indagine antidumping Ue sul calzaturiero

Antonio Risolo

nostro inviato a San Pietroburgo

Da lunedì prossimo tutte le vetrine di San Pietroburgo esporranno calzature italiane. E tra un mese è previsto un forum di tutti gli acquirenti russi ai quali saranno illustrate le tendenze di un settore che tra calzature, borse e accessori vede l’Italia al primo posto fra gli esportatori in Russia. E tutto questo mentre Bruxelles, dopo insistenti richieste italiane, ha deciso: è partita ufficialmente l’indagine antidumping su alcune categorie di calzature cinesi.
Lo ha annunciato il vice ministro alle Attività produttive con delega al Commercio estero, Adolfo Urso, al termine della missione in Russia per promuovere il Made in Italy, nell’ambito del più ampio programma chiamato «L’anno dell’Italia in Russia». L’inchiesta avviata ieri dalla Commissione europea riguarda le calzature di sicurezza, un mercato da 900 milioni di euro in Europa, messo a rischio dalle importazioni cinesi e indiane.
La missione a San Pietroburgo, da dove è partita ufficialmente la «campagna di Russia» che si concluderà nei primi giorni del 2006, è stata organizzata dall’Istituto per il Commercio estero e dal Consorzio Maestri calzaturieri del Brenta. Una campagna che passa anche attraverso «I mestieri della moda di Venezia», una mostra inaugurata nel Castello di Michele, dedicata alle botteghe e agli antichi mestieri della moda italiana. Stoffe, ventagli, scarpe, antichi occhiali, ma anche spille, fibbie e strumenti di lavoro usati dagli antichi artigiani veneziani sono esposti come esempio della produzione italiana che punta sulla qualità. L’esposizione, che vede in mostra oltre 300 oggetti, riproduce le strutture delle antiche botteghe veneziane di piazza San Marco tra il XIII e il XVIII secolo. In particolare le botteghe provvisorie costruite in occasione della «Fiera della Sensa», che viene riproposta anche nel notissimo quadro «Sposalizio di Venezia con il mare», nel quale il doge gettava l’anello nuziale nelle acque della laguna, rinnovando così l’antico rito dell’unione tra la Repubblica e il mare. I legami tra l’antica Repubblica di Venezia e la Russia, del resto, sono «sanciti» da un documento sottoscritto nel XVII secolo dallo zar di Russia, Pietro I il Grande e dal doge Silvestro Valier della Repubblica di Venezia, un’alleanza molto forte anche nella guerra contro i turchi.
«A San Pietroburgo - ha detto Adolfo Urso - abbiamo la promozione di uno degli 80 grandi eventi previsti per quest’anno in Russia. È un’iniziativa straordinaria. Nel 2005 il nostro Paese investirà 35 milioni di euro per promuovere il Made in Italy in Russia e lo farà mettendo insieme cultura e impresa, storia e prodotti».
Non è un caso, infatti, che l’export italiano sia cresciuto del 31% nei primi quattro mesi dell’anno, dopo aver segnato un progresso del 26% nel 2004. «Per noi questa è una opportunità unica - ha aggiunto Urso - La Russia è il Paese che mostra la più importante crescita nell'ultimo periodo».
Per quanto riguarda il settore calzaturiero, l’Italia, primo produttore nella Ue, si colloca tra i principali Paesi esportatori con circa 7.300 aziende e 103mila addetti. E sono proprio le calzature italiane di qualità che ci consentono di mantenere in Russia la leadership in un mercato in cui Cina e Turchia hanno lanciato la loro battaglia con prodotti a bassissimo costo.
Tuttavia a San Pietroburgo (che dopo Mosca rappresenta il secondo centro economico-commerciale della Federazione) non si è parlato solo di calzature. Urso, infatti, ha incontrato anche il governatore, Valentina Matvienko, eletta nel 2003: «Dopo aver contribuito con i suoi architetti all’edificazione della città fin dalla sua fondazione - ha detto il vice ministro - ora l’Italia intende partecipare alla sua ristrutturazione. Ci sono grandi progetti da realizzare, come ad esempio quello ambizioso che riguarda il radicale riassetto del Lungoneva. Con il governatore abbiamo discusso di questo e per ora posso solo dire che le prospettive e le opportunità per le imprese italiane interessate sono molto allettanti».

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