Sì alla deregulation Via libera del governo alla libertà d’impresa

RomaAvanti piano. Ma solo per non compromettere una delle riforme alle quali il governo tiene di più, quella che mira a eliminare la «zavorra» burocratica che frena l’attività privata. Ieri in molti si aspettavano che dal consiglio dei ministri uscisse la nuova «Carta per l’economia», articolata in due provvedimenti: il disegno di legge di riforma della Costituzione che modifica gli articoli 41 e 118 in favore della libertà di impresa e poi il provvedimento ordinario che rende possibile applicare da subito il principio chiave, quello dei controlli ex post per chi avvia un’attività economica. Il governo si è invece limitato a un ulteriore esame dei due testi. Ha avviato «un lavoro molto serio» ed ha «iniziato un percorso», ha spiegato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, facendo capire che le implicazioni della riforma sono importanti e vanno tutte prese in considerazione. Non ci sono misteri sullo schema di disegno di legge costituzionale. Il nuovo articolo 41 sancirà il principio della «responsabilità personale» nelle attività economiche non finanziarie e vincolerà tutti i livelli di governo pubblico a uniformarsi al controllo ex post. Il 118 estenderà la «segnalazione di inizio attività» a tutte le ipotesi a cui è «ragionevolmente applicabile» e vincolerà a questo principio anche gli enti locali. Dovrà passare l’esame dei ministeri competenti prima del via libera, probabilmente all’inizio della prossima settimana.
Anche il provvedimento ordinario «è pronto», assicuravano ieri fonti governative. Ma il governo deve ancora capire con quale veicolo farlo approvare. Importante in entrambi i casi, il via libera del Quirinale. La prudenza del governo è da spiegare proprio con i passaggi per rendere il provvedimento inattaccabile.
Anche perché non tutti i nodi, fino a ieri sera, erano stati sciolti. Nessun problema sul principio generale dell’autocertificazione, che sarà estesa il più possibile per favorire chi vuole avviare un’attività economica. Passato anche il principio dei controlli successivi alla «segnalazione di inizio attività». Si potrà iniziare a lavorare appena presentata la dichiarazione, del tutto simile alla Dia delle ristrutturazioni edilizie, poi i controlli arriveranno nelle settimane successive. Entro tre mesi, comunque, gli enti locali dovranno pubblicare la lista delle aziende che non rispettano i requisiti. E in caso di mancata pubblicazione sarà fatta salva «la buona fede di chi ha intrapreso un’attività economica e sociale». Fino a ieri rimaneva da definire le materie alle quali si potrà applicare l’autocertificazione e i controlli ex post. In particolare se includere anche l’edilizia; poco probabile perché comporta il rischio di una deregulation dei capannoni.
La nuova riforma è l’ultimo passo di un percorso iniziato da tempo e integrerà altri istituti, come lo sportello unico, cioè una unica sede dove presentare le pratiche per l’avvio di un’attività, dalla licenza commerciale alle autorizzazioni per la sede. In molti comuni è già in vigore e dove non è in vigore, toccherà alle Camere di commercio istituirlo. Con la nuova disciplina, allo sportello unico si potrà consegnare direttamente la «segnalazione di inizio attività», senza attendere le autorizzazioni dalle diverse autorità. Con tutta probabilità i soggetti ai quali dovranno essere consegnate le «Sia» saranno gli stessi dello sportello unico: comuni o Camere di commercio in caso di mancata attivazione dell’ufficio da parte dei sindaci.
Gli industriali promuovono le misure per bocca del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «Noi pensiamo che sia un fatto positivo ridurre la burocrazia per riprendere a crescere: le attuali proposte vanno bene, ma nel frattempo lavoriamo per fare le semplificazioni che si possono introdurre a Costituzione invariata». I passi in avanti nella riforma libera-imprese sono stati invece criticati dalle opposizioni. Secondo il segretario Pd Pier Luigi Bersani «per semplificare il governo ha scelto la strada più lunga, più inutile, più improbabile».

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