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Prima è salito sul carro del vincitore poi voleva logorare il partito per essere il successore di Silvio

Tanto per dire il clima: «Taci, maladetto lupo! Consuma dentro te con la tua rabbia», scriveva a metà giornata Mattea Raia sulla pagina Facebook di Silvio Berlusconi rivolta a Gianfranco Fini. Benvenuti all’Inferno, girone Pdl. Come se si fossero sopportati, anzi no, mal sopportati per anni, troppi anni, 17 per l’esattezza, gli ex di Forza Italia e gli ex di An. Come se l’addio lo avessero aspettato fin troppo a lungo.
C’era stato un tempo diverso, un tempo in cui sui blog si andava per fare campagna elettorale, festeggiare le vittorie, e pure «darsele» sì, ma col centrosinistra. E invece. Fosse stato per loro sarebbero andati ben oltre la sospensione. Tutti. Gli azzurri perché «siete dei rinnegati e traditori», come ha scritto Adolfo Coppola su Facebook; i fan di Gianfranco perché «così finalmente potremo rifondare la destra italiana», come hanno scritto quasi tutti i lettori sul sito del Secolo d’Italia fra un «boia chi molla» e un «onore agli epurati», là dove il senso è quello descritto da Mario Fuschino sull’home page di Fini: «Spero nell’espulsione Gianfranco... almeno non dovrò più turarmi il naso per votare un partito, il Pdl, ricettacolo di ex socialisti, ex comunisti, ex radicali, ex socialdemocratici, ex democristiani ... Dai Silvio dacci il cartellino rosso!».
Mai giornata politica del Pdl fu più partecipata online. Berlusconiani e finiani non se le sono mandate a dire, e se le sono dette ognuno sui blog degli altri, un po’ come una volta si andava sotto le sedi dei partiti avversari a cercar rissa, con i finiani a sbrodolare insulti sull’home page di Berlusconi con astio degno di dipietresca causa, e i berluscones a spargere velenosa ironia sulla pagina di Fini, all’urlo di: «E adesso siete finiti».
A ben vedere, la porta in faccia del Pdl ha salvato Fini dal linciaggio. Quello dei berluscones, che va avanti da un po’. Ma soprattutto quello dei suoi. Indignati, tutti, non solo dalla storiaccia dell’appartamento di Montecarlo in uso al cognato («Super partes? Sì, la parte della sua compagna»). Ma soprattutto dall’offerta di pace che l’ex leader di An ha fatto al premier con l’intervista al Foglio. «Resettiamo tutto», diceva Fini. Loro gli hanno dato del «vigliacco» e dell’«ominicchio». «Azzeriamo tutto? Facciamo finta di nulla? Un gesto a dir poco vergognoso nei confronti di tutti coloro che hanno espresso solidarietà ad un uomo che ha provato a distaccarsi dal marciume. Fini come tutti gli altri.. anzi peggio» ha aperto le danze su Facebook Emiliano Dellagrisa, subito commentato da Vincenzo Musto: «E la cosa più grave è che l’invito ad azzerare tutto nasce dalla calendarizzazione del berlusca (prossima settimana) e dei vertici del Pdl per la votazione relativa all’espulsione dal partito di Fini, Bocchino, Granata ecc», seguito da Salvatore Esposito: «Che codardo!! Come fa a essere di destra uno così, Almirante se vedesse quello che sta facendo si rivolterebbe nella tomba...».
Visto dagli ex di An, quelli che «se dovremo ricominciare da zero lo faremo, ci siamo abituati», quel tentativo di salvare capra e cavoli è parso inaccettabile: «Vedo un errore enorme nel porgere la mano. Un coccio rotto non si ricompone e poi si può far credere di aver paura, che si nasconde qualcosa (...) Un giorno da leoni non valgono cento da pecore. Vogliamo essere ancora pecore?» domandava Diglio Giorgio sul sito di Generazione Italia. Solo Paola ci ha visto una strategia sottile, «Fini offre la mano a Berlusconi, ben sapendo che questi non l’accetterà, e così il Re di Arcore si assumerà la responsabilità» della rottura.
Per tutti gli altri si è trattato di mossa falsa vicina allo strafalcione, con l’aggravante della dietrologia. Karl, per dire, domanda: «Mi spieghi perché adesso fini insiste a dire che se ne va solo se lo cacciano?! Se si è davvero accorto del tipo di gente che sta nel Pdl, dovrebbe essere lui a volersene andare. Mi auguro che non creda davvero di poter cacciare lui Berlusconi dalla presidenza del Pdl, altrimenti avrebbe bisogno di uno psichiatra».

E Luca Di Risio su Libertiamo commenta così il repentino cambiamento dal giudicare il Pdl «una comica finale al ritenersi orgogliosamente il co-fondatore»: «La realtà è che Fini non è il cofondatore di un bel niente: è entrato nel Pdl così come si sale sul carro del vincitore» perché An «era imbalsamata su uno stantio 10% da un quindicennio» e adesso «il suo scopo è chiaro: logorare il governo e Berlusconi dall’interno, visto che la storia di questi quindici anni dimostra che è impossibile farlo dall’esterno», con un solo obiettivo: «La successione».

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