Come agiscono i linfociti B contro le malattie? Una nuova ricerca lo spiega

La ricerca è stata condotta dagli scienziati della School of Medicine dell'Università di Pittsburgh, in collaborazione con i colleghi della Westlake University di Hangzhou,School of Medicine dell'Università di Pittsburgh in Cina

Linfociti B, un nuovo studio fa luce sul loro funzionamento

I linfociti B sono cellule del sistema immunitario, più precisamente una tipologia di globuli bianchi con un ruolo principale nell'immunità umorale dell'immunità acquisita. Il loro compito è quello di scovare agenti patogeni estranei, come virus e anche cellule di un organo trapiantato. Quando incontrano un invasore, i linfociti B iniziano a pompare gli anticorpi, ovvero proteine che, adattandosi al "nemico", gli impediscono di entrare nelle cellule dell'organismo e ne facilitano la distruzione. Nel corso di diverse settimane essi imparano e migliorano la loro attività al fine di produrre anticorpi che si adattano sempre meglio all'agente patogeno.

Un team di scienziati della School of Medicine dell'Università di Pittsburgh, in collaborazione con i colleghi della Westlake University di Hangzhou in Cina, hanno sviluppato nuove intuizioni sul modo in cui i linfociti B si evolvono rapidamente in risposta a un'infezione o a un vaccino per generare anticorpi protettivi migliori. Lo studio, pubblicato su "Nature Immunology", è stato in parte finanziato dall'UPCM Immune Transplant and Therapy Center.

Attraverso una serie di esperimenti genomici su una singola cellula, i ricercatori sono stati in grado di trovare modelli di attività genica che distinguevano i linfociti B che si stavano evolvendo meglio per la risposta immunitaria, rispetto a quelli che non si comportavano nello stesso modo. I linfociti B hanno modificato le attività dei geni che controllano l'attività mitocondriale e la divisione cellulare.

Questa coordinazione molecolare ha consentito ai linfociti B con una maggiore analogia con il patogeno di proliferare più rapidamente, superando le cellule B con minore affinità. Riducendo o aumentando il processo mitocondriale, dunque, il team ha dimostrato di poter controllare la velocità con cui si evolvono questi globuli bianchi. La scoperta potrebbe portare alla messa a punto di terapie che preparano il corpo a combattere malattie mortali, infettive e autoimmuni o potrebbe consentire al sistema immunitario di evitare di attaccare gli organi trapiantati.

L'evoluzione dei linfociti B è il processo che il corpo attraversa dopo la maggior parte dei tipi di vaccinazione, ma è altresì il motivo per cui i soggetti che hanno ricevuto un trapianto devono assumere farmaci immunosoppressori. «Ora che abbiamo nuove intuizioni sulla modalità di funzionamento del progresso dei linfociti B - afferma il professore Harinder Singh -possiamo esplorare come accelerare razionalmente questo processo, portando a vaccini più efficaci. In alternativa, se dobbiamo impedire al sistema immunitario di attaccare un organo trapiantato, vorremmo diminuirne la risposta. Conoscere i meccanismi sottostanti apre un mondo di possibilità».