Riattivato il midollo spinale di una donna: ora può camminare

La riattivazione con gli elettrodi. Una donna immobilizzata da malattia neurovegetativa riesce a camminare

Riattivato il midollo spinale di una donna: ora può camminare

Talvolta l’impossibile diventa possibile e la ricerca continua a offrire speranze tangibili ai milioni di persone costrette sulla sedia a rotelle o immobilizzati per l’acuirsi di malattie neurovegetative. Un messaggio recentemente portato nelle case degli italiani grazie alla partecipazione al Grande Fratello Vip di Manuel Bortuzzo impegnato da sempre nella sensibilizzazione del grande pubblico verso le problematiche della disabilità motoria. [[ https://biografieonline.it/biografia-manuel-bortuzzo]]

A febbraio una meravigliosa notizia aveva fatto il giro del mondo. Un sistema sperimentale ideato da un gruppo di ricercatori svizzeri aveva permesso a tre pazienti paralizzati di recuperare le funzioni motorie. Oggi lo stesso team di Losanna ha aggiunto un ulteriore tassello alle speranze, riuscendo a far camminare una donna costretta a letto da una malattia neurovegetativa.

Studi per superare la paralisi motoria

Le lesioni al midollo spinale provocate da incidenti o malattie neurodegenerative impediscono il passaggio dei segnali elettrici dal cervello ai nervi responsabili del movimento degli arti. Raramente guariscono e sono la causa di diversi tipi di paralisi motorie paraplegiche (sugli arti inferiori) o tetraplegiche (su tutti gli arti). Da decenni gli studiosi di tutto il mondo lavorano per offrire speranze tangibili di riacquistare l'uso degli arti e, recentemente, alcune ricerche svizzere e israeliane hanno offerto risultati incoraggianti.

La ricerca del gruppo scientifico di Losanna

Questa magnifica storia di progresso scientifico inizia alcuni anni fa a Losanna all’Ospedale Universitario (Chuv) e alla Scuola politecnica federale (Epfl), dove un gruppo di ricercatori lavora sulla stimolazione elettrica per riattivare i neuroni spinali nelle lesioni midollari e nelle malattie neurovegetative. In particolare il team svizzero, guidato da Grégoire Courtine e Jocelyne Bloch, trasforma un dispositivo a piastre utilizzato comunemente per il trattamento del dolore in un sistema guidato da un software in grado di stimolare elettricamente le cellule nervose di tronco e arti.

Tre persone paralizzate riescono a camminare

La prima fase sperimentale avviene nel febbraio di quest'anno su tre uomini tra i 29 e i 41 anni con paralisi sensomotoria completa (tra loro l'italiano Michel Roccati, paralizzato per un incidente di moto). Direttamente sul midollo, al di sotto delle vertebre, vengono impiantati alcuni elettrodi che riattivano le funzioni motorie imitando gli impulsi normalmente veicolati dal cervello. Gli elettrodi sono collegati a un pace maker impiantato nell’addome che, comandato esternamente da un computer, può essere gestito direttamente dal paziente con un telecomando. I tre uomini, in grado di camminare autonomamente a poche ore dall’intervento, dopo alcuni mesi riescono ad eseguire una serie di attività come camminare, andare in bicicletta e nuotare. Azioni prima impossibili.

La storia di Nirina immobilizzata da una malattia neurovegetativa

Nirina soffre di una forma rara di atrofia multisistemica di tipo parkinsoniano (Msa-p): rigidità, tremore irregolare a scatti, movimenti difficili da controllare e instabilità posturale. Non esiste cura. È costretta a letto da 18 mesi. La malattia provoca la morte dei neuroni responsabili del controllo della pressione sanguigna che in posizione eretta si abbassa a tal punto da provocare forti crisi e svenimenti.

Il team di Losanna che, nel frattempo, ha sviluppato il dispositivo anche per pazienti con problematiche neurovegetative, avvia la fase sperimentale su Nirina impiantando gli elettrodi. Il risultato è rincuorante. La donna non solo è riuscita a ritrovare la posizione eretta e iniziare la fisioterapia ma ha potuto camminare per più di 250 metri.

Gli studi israeliani di ingegneria genetica

L’esperienza di Losanna non è l’unica ad offrire speranze per le persone paralizzate. Il gruppo di ricerca del Sagol Center dell’Università di Tel Aviv, guidato da Tal Dvir, si occupa di medicina rigenerativa per riprodurre lo sviluppo del midollo spinale attraverso impianti personalizzati di tessuti funzionali.

Il tessuto adiposo prelevato dalla pancia del paziente viene manipolato attraverso un processo di ingegneria genetica che riprogramma le cellule riportandole a uno stato simile a quello delle cellule staminali embrionali. L’idrogel prodotto viene quindi personalizzato secondo le caratteristiche genetiche del paziente permette di sviluppare minori possibilità di rigetto.

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