"Wermut", forse non tutti lo sanno, è il termine tedesco che indica l'assenzio, o artemisia maggiore. Che, forse non tutti lo sanno, è l'ingrediente indispensabile di ogni vermouth, il vino aromatizzato "inventato" in Piemonte a fine Settecento e ormai diventato un pilastro della mixology. E questo lo sanno tutti. Così come tutti sanno che le etichette di vermouth italiano ormai si moltiplicano quasi quanto quelle di gin, dividendosi non solo fra vermouth bianchi e rossi, ma anche fra vermouth che mettono l'accento sulle botaniche o sul vino.
Senz'altro alfiere di questi ultimi è il Vermouth San Felice, ultimo nato delle tenute omonime di proprietà del Gruppo Allianz, con 188 ettari di vitigni nelle zone di Bolgheri, Montalcino e del Chianti classico, da cui arriva l'IGT Toscana rosso assoluto protagonista di questo vermouth. 1700 bottiglie la produzione, 6 le botaniche (tutte riprodotte sull'etichetta illustrata da Federica Cecchi): assenzio, arancia dolce, vaniglia, coriandolo, quassio e genziana.
Il risultato, come spiega il direttore generale dell'azienda vinicola Carlo De Biasi, è un vermouth equilibratissimo, in cui le botaniche non prendono mai il sopravvento e in cui la vivacità del vino rimane sempre in prima fila. Merito anche delle distillerie Bordiga, che lo hanno realizzato mantenendo lo zucchero su livelli bassi. Eccellente nei cocktail classici, ma forse il meglio di sé lo dà con ghiaccio e arancia, come aperitivo, delicato, aromatico ed elegante. Il carattere del Chianti per un vermouth "materico" lo hanno realizzato mantenendo lo zucchero su livelli bassi.
Eccellente nei cocktail classici, ma forse il meglio di sé lo dà con ghiaccio e arancia, come aperitivo, delicato, aromatico ed elegante. Il carattere del Chianti per un vermouth "materico".
Vermouth San Felice, 18%, 30 euro