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"A Sanremo celebro una carriera lunga sessant'anni. Nel nome di Ornella"

La cantante Patty Pravo in gara con "Opera": "Ma io non sono fatta per vincere"

"A Sanremo celebro una carriera lunga sessant'anni. Nel nome di Ornella"
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Patty Pravo, la sua undicesima volta a Sanremo.

"E oggi è anche spuntato il sole".

La prima volta è stata 56 anni fa. Con Little Tony. La spada nel cuore.

"Mamma mia quanto tempo".

Stavolta ci arriva con un pezzo che la rappresenta: Opera.

"Tutti noi siamo opere, ognuno per conto proprio".

Gliel'ha scritto Giovanni Caccamo.

"L'idea è venuta da un sogno di Simone Falco nel mezzo della notte, alle quattro del mattino".

Vincerà?

"Ma no, io non sono adatta a vincere".

Non è difficile entrare nel mondo di Patty Pravo, lei è gentilissima, spiritosa, sa di tempo senza tempo e ha la battuta pronta. Non ha perso insomma lo spirito di Dorsoduro dov'è nata settantasette anni fa, il sestiere meno melmoso di Venezia, quello abitato un tempo da navigatori con i piedi per terra. Tra tutte le istituzioni della nostra canzone d'autore, Patty Pravo è la più eterea e la più sensuale, la "pazza idea" che nel tempo è diventata un termine di paragone per tutti. Un disco alla Patty Pravo. Un look alla Patty Pravo. Una vita alla Patty Pravo.

Al Festival festeggia 60 anni di carriera, anzi sessantuno, visto che nel 1965 si esibiva già nei locali veneti insieme con Italo Janne. Ma allora il suo nome d'arte era Guy Magenta, quindi quel periodo praticamente non conta. Si parte da quando era la ragazza del Piper e una sera Luigi Tenco la invitò al suo tavolo dove c'erano anche Renzo Arbore e Gianni Boncompagni. Lì cambio il suo nome, la sua vita e il suo futuro. Pochi mesi dopo uscì Ragazzo triste, cover di un pezzo di Sonny & Cher con la traduzione proprio di Boncompagni. Successone, anche se la Rai lo censurò nonostante lo trasmettesse pure Radio Vaticana, e questo la dice lunga sul bigottismo della tv di Stato di allora.

Comunque Patty Pravo diventò subito il sogno oscuro degli italiani. Era il 1966. Oggi, mentre quasi tutti i suoi coetanei si godono l'età, lei continua a mettersi in gioco e stavolta lo fa con un album intero, che esce poco dopo Sanremo, e si intitola come la canzone in gara, ossia Opera. Non è un disco qualsiasi: è una raccolta di canzoni scritte per lei dalle migliori firme della musica italiana, da Rahael Gualazzi a Giuliano Sangiorgi, dalla Rappresentante di Lista a Francesco Bianconi e Cristina Donà. Un disco immagine. La sua.

Ha cantato anche un pezzo di Morgan.

"Foto nella mailbox".

Gliel'ha chiesto?

"No, no. Me l'ha mandato lui. L'ho ascoltato e mi è piaciuto. Canto solo quello che mi piace".

La cover che ha scelto per la serata del venerdì è molto particolare.

"Ti lascio una canzone".

Scritta da Gino Paoli e Peppe Vessicchio.

"È il mio omaggio a Ornella Vanoni. Lei mi chiamava Nicopat. Per me lei era Ornellik".

Quando l'ha sentita per l'ultima volta.

"La sera prima che se ne andasse".

Qualcuno diceva che al Festival sarebbe venuta Madonna per cantare la propria versione de La bambola.

"No, io non ho mai saputo".

Ma le piace come ha interpretato il brano?

"Se piace a lei, piace anche a me".

Vi siete viste prima che lo pubblicasse?

"No, non abbiamo avuto il tempo di incontrarci".

Va al Festival. Il suo primo pensiero?

"Sono curiosa. Mi è sempre piaciuto andarci, mi piace quel palcoscenico, mi è sempre piaciuto".

Se non vince, cosa spera di ottenere da questo Festival?

"Spero che io piaccia a lui e lui a me".

Sono trascorsi sessant'anni dal suo esordio discografico.

"All'inizio andavamo in giro in furgoncino. Io con i miei musicisti, tutti insieme".

Un ricordo.

"Stavo tornando da Londra in auto. Ci fermiamo a un autogrill e sui giornali leggo che Ragazzo triste era arrivato al primo posto della classifica italiana. Allora le cose si scoprivano così".

A Sanremo Patty Pravo

sarà "minimalista" anche nel look, con abiti sobri ed essenziali.

"Sono disegnati da Simone Folco, hanno ricami fatti a mano. Ogni epoca ha i propri vestiti. E questi sono i vestiti che rispecchiano la mia epoca".

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