Le sanzioni contro l’Iran non svuoteranno le casseforti del regime

Dopo otto mesi di estenuanti trattative siamo al dunque. Se la scorsa notte tutto è filato come promesso da Russia, Francia e Stati Uniti, Teheran fa da oggi i conti con le sanzioni del «quarto tipo», sanzioni che un’ottimista Hillary Clinton definisce «le più dure mai votate dal 2006». Le misure sono destinate, nelle intenzioni, a bloccare la corsa al nucleare, limitare il contrabbando di armi e incrementare i controlli navali sulle flotte mercantili iraniane. L’entusiasmo del segretario di Stato americano è però più legato alla conclusione dell’infinita trattativa che non all’effettivo risultato. Un risultato condizionato dalle snervanti trattative con la Russia - grande fornitrice di armi e di tecnologia nucleare - e la Cina - insostituibile consumatore di greggio iraniano. Grazie a quelle trattative, segnate dall’esortazione finale del premier russo Vladimir Putin a «non esagerare», la montagna partorisce l’ennesimo topolino incapace di mordere o anche solo sbocconcellare il Moloch militare dei pasdaran.
Per capirlo basta sbirciare tra le righe di quelle sanzioni che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha già definito «spazzatura»: «È come un fazzoletto usato che dovrebbe essere gettato nel cestino».
La mozione votata dal Consiglio di sicurezza si limita ad aggiungere il nome di Javad Rahiqi, capo del centro nucleare di Isfahan, alla lista di 40 personalità a cui è vietato ogni spostamento oltreconfine. Divieto superfluo, visto che i servizi segreti di Teheran sono i primi a bloccare i movimenti di scienziati e ricercatori per evitare rapimenti o defezioni. Teheran non sarà messa in ginocchio neppure dal congelamento della First East Export Bank, l’istituto di credito più usato dell’apparato militare industriale, né dall’embargo imposto a 15 aziende dei pasdaran né da quello previsto per altre 23 compagnie attive nel settore del nucleare e degli armamenti. Il vero Moloch - ripetono gli esperti - è quello dell’economia e dei traffici segreti. Prendiamo Khatam Al Ambia, l’azienda di costruzione dei Guardiani della Rivoluzione inserita negli elenchi delle nuove sanzioni. Forte di 25mila tecnici - in gran parte reduci delle unità del «genio militare dei Pasdaran» - la compagnia gestisce - attraverso una ragnatela di sussidiarie e controllate - oltre 750 contratti statali. Quei contratti vanno dalla trivellazione e gestione dei giacimenti di gas alla costruzione delle linee del metro di Teheran, dall’edificazione di dighe alle opere di scavo e fortificazione destinate a celare i laboratori del nucleare. Eppure – come ammette il generale dei pasdaran Abdolreza Abedzadeh, vice direttore di Khatam Al Anbia - quella è solo la punta d’iceberg di un conglomerato industriale impegnato per il 70 per cento delle proprie attività in progetti militari top secret. Quando si cerca di metter la testa in quel 70 per cento lo scenario diventa grigio, il marchio originale di Khatam Al Anbia cambia nome, si scompone in una serie di minuscole compagnie fantasma. In quell’impenetrabile e opaco emisfero economico operano, rivelò l’ayatollah riformista Mehdi Karroubi quand’era presidente del Parlamento, una sessantina di porti sotto la gestione esclusiva dei Guardiani della Rivoluzione. Da lì partono i carichi di missili per Hezbollah e Hamas e le petroliere cariche di petrolio di contrabbando venduto al di fuori di ogni quota e controllo. Lì arrivano i componenti nucleari ed elettronici di produzione tedesca acquistati - come si è scoperto nelle ultime settimane - grazie a insospettabili intermediari basati a Dubai. Lì sono scaricati film porno, casse di vodka, parabole televisive e tutto quel che sul mercato interno è proibito e immorale. Un mercato assai difficile da sigillare che gli spregiudicati «guardiani della rivoluzione» preferiscono controllare e sfruttare.
Secondo alcuni deputati del Majlis, i pasdaran fatturano grazie alla preziosa «merce del demonio» dieci miliardi di euro all’anno con guadagni per oltre il 300%. Ma è ancora poca cosa rispetto al tesoro delle Bonjad, le fondazioni di Stato in cui dopo la rivoluzione furono concentrate la ricchezza dello Scià e dei fuoriusciti. Oggi le casseforti della rivoluzione - gestite inizialmente dal potere clericale - stanno passando sotto il controllo dei pasdaran. Il caso esemplare è quello della Bonyad Mostazafan, oggi diretta dall’ex ufficiale dei Guardiani della Rivoluzione Mohammad Forouzandeh. Un conglomerato di 350 aziende ormai nell’orbita di una casta militare.

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