Dopo lo schiaffo di Parigi alla Ue l’Italia si scopre più «euroscettica»

Guido Mattioni

Infido e subdolo come «l’innominabile» bacillo del passato, l’odierno «mal francese» ha contagiato gli italiani. Che da entusiasti europeisti quali sono sempre stati si ritrovano ora, all’indomani del «no» d’Oltralpe alla Costituzione continentale, meno euro-convinti di quanto non lo fossero solo una settimana prima del referendum.
È questo il risultato più rilevante del sondaggio «L’opinione pubblica italiana dopo il referendum in Francia» commissionato dal Giornale all’Istituto Piepoli e condotto lunedì 30 maggio su un campione di 501 casi, rappresentativo della popolazione italiana maschile e femminile dai 18 anni in su. Gli esperti dell’Istituto hanno posto loro quattro domande. E se le risposte alle prime tre hanno fatto emergere un’Italia tutto sommato ancora affezionata all’ideale «facile» di un Continente senza confini, avvolto da una comune bandiera blustellata, la risposta al quarto e ultimo interrogativo ha messo invece in luce la vistosa falla prodotta dallo scoglio del voto francese nella chiglia delle nostre euro-convinzioni. Risposta che ha confermato quanto possano essere volatili, in noi italiani, i cosiddetti grandi principi.
Perché risultano effettivamente due le Italie interrogate ad appena una settimana di distanza. Lunedì 23 maggio, infatti, nella prima fase del sondaggio, alla domanda «Lei personalmente, se dovesse esprimere un suo giudizio, è favorevole o contrario alla nuova Costituzione europea?», il campione aveva risposto di essere favorevole al 57%, contrario al 10% e senza opinione al 33%.
Soltanto sette giorni dopo, probabilmente impressionati e sicuramente influenzati da quel sonoro «no», quegli stessi 501 nostri connazionali presi a campione dell’italico pensare dagli esperti del professor Piepoli hanno dimostrato di aver cambiato sensibilmente idea.
I favorevoli alla Costituzione europea, pur confermandosi robusta maggioranza, sono infatti scesi dal 57% al 49% (otto punti percentuali in meno), mentre il «partito» dei contrari ha fatto un balzo di nove punti, passando dal 10% del 23 maggio al 19%: quasi un raddoppio. Gli unici a essere stati soltanto sfiorati dal contagio del mal francese risultano i «senza opinione»: 32% (appena un punto percentuale in meno rispetto a sette giorni prima).
Detto questo, vediamo le altre tre domande e risposte. Alla prima, che così chiedeva: «Secondo lei qual è il motivo principale per cui la maggioranza dei francesi ha detto “no” alla Costituzione europea?» è stata data una risposta molto italiana. Nel dubbio, gli intervistati infatti hanno equamente ripartito le cause di quel «no». Il 23% vi ha letto la «paura di aprirsi troppo all’Europa dell’Est e alla Turchia»; un 22% vi ha visto una «protesta contro l’Europa dell’euro» mentre una percentuale identica l’ha intepretato come «malcontento contro il governo» di Parigi. Soltanto per il 16% si è trattato di un manifesto disaccordo nei confronti dell’oggetto del contendere, cioè la Costituzione. Quanto ai senza opinione, si sono assestati al 17%.
La seconda domanda - «Quanto è soddisfatto dell’esito del referendum?» - ha riscattato il nostro antico euro-sentimento, dato che è prevalso un sostanziale sgradimento nei confronti del «no». Sommando infatti i «Per nulla» (18%) e i «Poco» (30%) soddisfatti si arriva a un sostanzioso 48%. Ovvero quasi il doppio del 25% composto dai «Molto» (7%) e dagli «Abbastanza» (18%) soddisfatti. Senza opinione il 27%.
Alla terza domanda, infine, - «Ritiene che i francesi possano anche aver ragione a rifiutare la Costituzione europea?» - gli intervistati hanno riconosciuto ai transalpini questo diritto con un 40% di «sì» contro un comunque rilevante 32% di «no».

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