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La neve è carioca, Pinheiro oro gigante. Tomba lo incorona "Sei il migliore"

Storico: 1ª medaglia invernale per Sud e Centro America. In conflitto con la federazione, ha scelto il Paese di mamma

La neve è carioca, Pinheiro oro gigante. Tomba lo incorona "Sei il migliore"
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La neve è carioca e, poco prima delle 14, il cambiamento climatico ha fatto il suo corso in quel di Bormio: l’oro del gigante va ad un brasiliano. Dimenticate, solo per un attimo, la medaglia alla simpatia che nei nostri cuori andrà in eterno al bob Jamaicano di Lillehammer 1994, quei “Quattro sottozero” della fiaba da “Cool runnings”. Stavolta il sigillo è vero, nello tondo e davanti a due svizzeri come Marco Odermatt e Loic Meillard: Lucas Braathen Pinheiro è la prima medaglia in assoluto del Centro e Sudamerica ai Giochi Invernali. E poco importa se la proverbiale saudade brasiliana si mischia, nel suo sorriso, a quella iperborea che, da ieri, somiglia più ad un rammarico bello grosso e poco tropicale.
Pinheiro, passi di samba e curve spietate fra i pali, batte bandiera carioca da quando la federazione norvegese fece anche a lui il solito sgambetto con gli sponsor. Correva l’anno 2023 e lui aveva solo 23 anni: a differenza di Aksel Svindal o Henrik Kristoffersen aveva un’arma in più, un doppio passaporto e scelse quello di mamma. Dopo un annodi sabba, tornò a ritmo di samba sulle piste di tutto il mondo e vinse di nuovo, ben oltre le 5 volte e 12 podi che aveva regalato alla “causa” norvegese.
Gli altri 9 podi ed 1 vittoria in questi 2 anni sono solo per Luiz Inácio Lula da Silva. Ma soprattutto per lui: una passione per la moda che lo porta ad avere un pied à terre anche a Milano, lo smalto scuro sulle unghie, la prima telefonata è stata con Alberto Tomba: «Sei il migliore, sto piangendo!», scandisce AT. «Grazie Leghenda», si schernisce lui. Il cugino, il padre Bjorn, anche Matteo Salvini applaude. A festeggiarlo corre subito Giovanni Ongaro, 36° al traguardo: anche lui è “brasiliano” anche se è nato a Clusone e anche lui ha scelto di far felice mamma che viene da Vitòria, quella verdeoro. Si salutano, si abbracciano.
Questo è lo sci moderno: così è se vi pare. Oltre al clima è il cambio di passaporto che in alcuni casi allunga alcune carriere, in altri le fa decollare. Tutti ricordano Marc Girardelli, dall’Austria al Lussemburgo, ma anche Kilian Albrecht, che scelse la Bulgaria e oggi fa il manager di Mikaela Shiffrin. Sbattè la porta in faccia all’Austria anche Romed Baumann pur di continuare qualche stagione, sotto bandiera tedesca. Caso opposto è quello di Lara Colturi che dal Piemonte ha bypassato il cursus honorum, accasandosi, giovanissima, sotto l’Aquila di Tirana, con tutta la family. A proposito di famiglia, Sarah Schleper ha scelto da tempo il Messico, abbandonando gli Usa e quest’anno gareggia con il figlio. Sono casi storici, da annali. La cronaca racconta, invece, di una decina di “migranti” da passaporto a caccia di un posto ai Giochi.

Così Piera Hudson, dopo numerosi infortuni nello sci alpino, ha lasciato la Nuova Zelanda per fornire la prima chance invernale agli Emirati Arabi, assicurando che lo ski Dubai sia un ottimo posto dove allenarsi. A fine pista ci sono pinguini finti ed un ristorante di raclette vera e fumante. Tutto il mondo è paese e i Giochi valgon bene una discesa vista dune. Pinheiro insegna. Ed ha aperto la via. LuGa.

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