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Il Google Body della scienza ci mostra quanto siamo brutti dentro

Il Google Body della scienza ci mostra quanto siamo brutti dentro
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I nostri corpi sono belli o brutti, e nonostante la body positivity, e la retorica del “corpo è una macchina perfetta”, li guardiamo solo esteticamente. C’è una branca della medicina, la chirurgia estetica, per rifarsi il seno, il naso, gli zigomi, le labbra, perfino le labbra della vagina, non esiste una chirurgia estetica interna, tranne se siamo malati e abbiamo bisogno di un chirurgo e dobbiamo andare “sotto i ferri” come una macchina da riparare, con la differenza che una macchina, se trovi il pezzo, la ripari sempre, la macchina biologica del nostro corpo no, già smontata l’idea della macchina perfetta.

Noi non amiamo i corpi, amiamo la superficie dei corpi, la pelle, la simmetria, gli occhi, le gambe, il culo, e di conseguenza palestre, filtri, sex appeal, moda, fotografia, tutto lavora sulla pelle, a fior di pelle, pelle levigatissima, muscoli anche quelli visti da fuori, nessuno vuole davvero pensare il corpo, tutti vogliamo le facciate, e anche sulle facce, sull’esterno delle facce, possiamo intervenire, per non vedere il decadimento del corpo, per non vedere l’invecchiamento, la nostra finitezza.

Tant’è che anche in amore, che secondo un’altra retorica dovrebbe guardare al di là del corpo, quando mai: il bruttino sta con la bruttina, il grassottello con la grassotella, a meno che il brutto o il grasso non siano milionari, in quel caso li vedete insieme anche a una bellissima, tuttavia il discorso non cambia. Ma perché vi sto facendo questo discorso? Perché adesso si potrà navigare all’interno del corpo proprio come fate con Google Earth.

Entro il 2027 l’ESRF, il sincrotrone europeo di Grenoble, punta a realizzare la prima scansione tridimensionale completa di un corpo umano intero, dopo avere già costruito lo Human Organ Atlas, un atlante digitale aperto degli organi umani sviluppato con University College London e altri partner internazionali. Bello no? Boh. Comunque sia, la tecnica usata si chiama HiP-CT, cioè Hierarchical Phase-Contrast Tomography: sfrutta raggi X prodotti da una sorgente di sincrotrone estremamente potente, indicata dai ricercatori come fino a 100 miliardi di volte più brillante di una TAC ospedaliera, e consente di osservare organi umani interi donati post mortem senza tagliarli né distruggerli, mantenendo la continuità tridimensionale delle strutture. Il punto decisivo è la scala: si parte dall’organo nel suo insieme, si può zoomare su aree specifiche fino a dettagli quasi cellulari, colmando il vuoto tra la radiologia clinica, che vede il corpo in grande, e l’istologia, che arriva al microscopico ma seziona il campione. Questo atlante è già consultabile online e raccoglie decine di organi, tra cui cervello, cuore, polmoni, reni, fegato, utero e placenta, con dataset 3D utilizzabili per ricerca, didattica medica e sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale biomedica, con il corpo intero si potranno osservare non solo i pezzi separati, ma anche i rapporti tra sistemi, vasi, nervi, tessuti e apparati, insomma tutto l’orrore di cui siamo fatti, così, almeno per quelli come me, sarà ancora più spaventoso vedere quanti organi abbiamo e quanto siano disgustosi.

Pensateci, il massimo che riusciamo a vederci dentro da soli è la bocca, e se già sbirciamo giù nella gola l’immagine non è delle più gradevoli, tutto ciò che diventa davvero corpo, appena smette di essere immagine, torna tessuto, organo, tubo, sacca, liquido, fibra, secrezione, un film horror. Per i medici (e la diagnostica) sarà molto utile, d’altra parte i medici sono una categoria umana a parte, però chi sarà interessato a questo Google Body, chiamiamolo così? Indipendentemente dal fatto che siamo belli fuori, anche Brad Pitt, anche il mio amore Anya Taylor-Joy, anche chiunque sembri uscito da un casting genetico, dentro è inguardabile.

L’interno del nostro corpo rappresenta la condizione biologica della nostra precarietà, e anche della vita, che è bella, se non siete me non dite mai il contrario sennò vi sbranano vivi, pezzo per pezzo, e con piacere, senza disgusto. Quindi la vita, questa cosa frutto di adattamenti di quattro miliardi di anni, è bella, per carità. Basta non guardarla dentro, e troppo da vicino. Visto troppo da vicino fa un po’ tutto schifo.

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