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Interessante studio sulle vespe: muore la regina, scoppia la guerra civile. Ma molte salvano il vespaio lavorando

Interessante studio sulle vespe: muore la regina, scoppia la guerra civile. Ma molte salvano il vespaio lavorando
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Non potete capire, è scoppiato un vespaio. Oh, nel mondo ce ne sono tanti, umani, però mi riferivo al termine. Un vespaio è la metafora più usata per dire un gran casino incontrollato, un tutti contro tutti, una lite indistricabile come “lo gnommero” gaddiano. Sempre a proposito di vespe e vespai, ultimamente mi capita di continuo la pubblicità di sensibilizzazione di Greenpeace sul salvare le api per salvare il pianeta (e mi torna in mente George Carlin, “save the bees, save the whales, save the planet… the planet is fine, people are fucked”), a nessuno verrebbe in mente di salvare le vespe, che pure servono all’ecosistema, impollinano anche, certo, e soprattutto fanno il lavoro sporco: predano altri insetti, controllano parassiti, tengono in ordine un altro sottobosco importante della natura (per chi ama la natura, io mi escludo). Comunque sia, chi empatizzerebbe con una vespa? Per noi sono stronze con le ali.. Ma perché oggi vi parlo di vespe? Per salvare le vespe? No, per riconsiderare il vespaio.

Uno studio della University College London, pubblicato su Animal Behaviour, ha osservato che nelle colonie della vespa tropicale Polistes canadensis la scomparsa della regina scatena una vera lotta di successione. In queste colonie la riproduzione viene controllata da una femmina dominante, tuttavia le altre femmine non sono sterili e, se il potere resta vacante, possono contendersi il ruolo di nuova riproduttrice. I ricercatori hanno rimosso sperimentalmente la regina da colonie già stabilite e hanno registrato un aumento drastico delle aggressioni: da circa 4 interazioni aggressive all’ora prima della rimozione a quasi 30 entro il primo giorno, fino a 44 al terzo giorno. Anche la quota di vespe coinvolte nello scontro aumenta, passando da circa un quinto degli individui a oltre il quaranta per cento subito dopo la perdita della regina.

A un certo punto ci aspetteremmo un collasso, una lotta all’ultimo sangue, invece, pensate un po’, nel vespaio la colonia non crolla. Mentre alcune femmine smettono di lavorare e si buttano nella competizione per il comando, altre fanno l’opposto: evitano lo scontro e cominciano a foraggiare di più, portando cibo al nido e mantenendo in vita la covata.

Dopo la rimozione della regina, quasi il settanta per cento delle foraggiatrici osservate erano nuove foraggiatrici, vespe che prima non erano state viste impegnate in quel compito. Gli autori le definiscono “compensatrici”: non prendono parte alla guerra civile, non conquistano il trono (non di spade ma di vespe, sebbene ricordi molto la serie e la storia umana): impediscono che la colonia si fermi mentre le future regine combattono.

Tornando al vespaio, non che le vespe abbiano una società ordinata, tantomeno però così dissimile dalla nostra storia: quando sparisce la regina, l’ordine si rompe, la gerarchia si riapre, l’aggressività esplode, e ciò nonostante il sistema resta in piedi in quanto il lavoro viene redistribuito. Alcune combattono, altre compensano. Una lezione biologica molto meno edificante di quanto sembri (come tutte le lezioni biologiche): la cooperazione non nasce per forza dalla pace, può sopravvivere anche dentro il conflitto (spesso soprattutto nel conflitto prima di arrivare a un ordine), a condizione che qualcuno continui a fare il lavoro necessario mentre gli altri si sterminano per comandare.

Morale della favola e del vespaio? Le vespe esistono da oltre duecento milioni di anni, noi da appena duecento mila, e dubito arriveremo non dico a altri duecentomila, ma neppure ai prossimi diecimila. Surriscaldamento globale, guerre, metteteci quello che volete, le vespe hanno resistito a catastrofi ben peggiori.

Magari, per la disperazione di Greenpeace, le api si estingueranno anche con le donazioni (forse, anche lì penso che lo faremo prima noi), le vespe continueranno a fare le vespe per altri duecento milioni di anni. Il pianeta è salvo, le persone sono fottute.

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