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Lo stupore per la mucca Veronika che usa uno strumento, ma siamo noi a usare ancora i pregiudizi

Quello di Veronika è un caso di intelligenza che emerge nel comportamento, favorita dall’ambiente e dalle condizioni di vita, l’esempio di ciò che un animale può fare quando non è confinato in un contesto povero di stimoli

Lo stupore per la mucca Veronika che usa uno strumento, ma siamo noi a usare ancora i pregiudizi
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In questi giorni tutti parlano di Veronika, la mucca bruna svizzera, allevata in Austria come animale da compagnia, che è stata osservata prendere un manico di scopa con la bocca e usarlo per grattarsi, adattando l’uso dell’oggetto alla parte del corpo da raggiungere. Il comportamento è stato descritto in uno studio pubblicato su Current Biology da un gruppo di ricercatori guidato da Alice M. I. Auersperg e Antonio J. Osuna-Mascaró.

Quello di Veronika è un caso di intelligenza che emerge nel comportamento, favorita dall’ambiente e dalle condizioni di vita, l’esempio di ciò che un animale può fare quando non è confinato in un contesto povero di stimoli, quando ha margine di esplorazione, tempo, e oggetti con cui interagire, e non ci dice tanto cosa c’è nel cervello di una mucca, quanto cosa può affiorare quando quel cervello non è ridotto alla pura sopravvivenza in un contesto senza stimoli.

Un piano diverso, e per certi versi ancora più radicale, è quello su cui lavora da anni Giorgio Vallortigara, neuroscienziato cognitivo e professore di neuroscienze all’Università di Trento. Nei suoi studi non si occupa di comportamenti facilitati dall’ambiente, piuttosto di ciò che è già presente nei cervelli degli animali, anche nei cervelli più piccoli, prima di qualunque esperienza.

Nei suoi lavori sui pulcini emerge che animali appena usciti dall’uovo, privi di apprendimento, reagiscono in modo sistematico a eventi fisicamente impossibili, come oggetti che scompaiono o violano la continuità spaziale, e non imparano a riconoscere queste anomalie: le rilevano appena nati, le strutture cognitive di base sono già lì, operative fin dall’inizio.

Lo stesso schema emerge anche negli insetti. Studi sulla cognizione delle api mostrano che anche animali dotati di cervelli minuscoli sono capaci di apprendere associazioni complesse, discriminare quantità in modo approssimato e utilizzare informazioni spaziali in modo coerente (e perfino di distinguere, generalizzando, un qualsiasi quadro di Picasso da uno di Monet, se volete approfondire leggete di Vallortigara il saggio pubblicato da Adelphi, “Pensieri della mosca con la testa storta”).

Capacità simili sono state documentate anche in vertebrati con cervelli molto diversi dal nostro. Tra i tanti casi, esperimenti comportamentali mostrano che i pesci zebra sono in grado di discriminare tra gruppi di diversa numerosità e di usare l’informazione quantitativa per orientare le proprie scelte, per esempio nella selezione di un banco più numeroso. Si tratta di un senso del numero di base, condiviso tra molti vertebrati e conservato nel corso dell’evoluzione.

Tra gli uccelli, le evidenze sono ancora più impressionanti. Alcune specie che accumulano cibo mostrano una memoria spaziale particolarmente sviluppata, coerente con il loro stile di vita. La nocciolaia americana, per esempio, un corvide delle Montagne Rocciose, può immagazzinare in una stagione migliaia di semi di pino, distribuiti in un numero enorme di piccoli depositi sparsi sul territorio. Studi ecologici e comportamentali indicano che questi uccelli ricordano la posizione di migliaia di siti di cache e riescono a recuperarli anche dopo mesi, spesso sotto la neve, grazie a una memoria spaziale estremamente precisa.

Nei corvidi più in generale, ulteriori ricerche documentano capacità avanzate di problem solving e uso flessibile di strumenti, trovando soluzioni cognitive raffinate per risolvere problemi specifici. Idem nei mammiferi domestici, come i maiali, studi sperimentali mostrano capacità di apprendimento rapido, memoria spaziale e flessibilità comportamentale.

Insomma, la mucca Veronika si gratta con un utensile (non è poi così sorprendete, siamo noi stupidi a ritenere stupido ogni altro animale diverso da noi), e uccelli che ricordano migliaia di luoghi, e

pesci che contano, e api che fanno le critiche d’arte, e anche galline capaci di riconoscere centinaia di facce (sia di altre galline che umane), mentre io continuo ogni giorno a non ricordarmi dove ho messo gli occhiali.

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