Scola. "Il mio cuore è per Milano ma ora ho bisogno di voi"

Il nuovo arcivescovo ambrosiano si è insediato ieri. Una lunga cerimonia tra ufficialità, preghiera e sorrisi. Il sindaco: "Fra noi dialogo, anche se con idee diverse". Formigoni: "Dono del Papa"

Scola. "Il mio cuore è per Milano ma ora ho bisogno di voi"

«Ho bisogno di voi. E non lo dico in maniera formale». Parola del neo arcivescovo, Angelo Scola, rivolta a tutti i milanesi stipati in Duomo per la Messa solenne di ingresso in Diocesi. Parla da milanese ai milanesi, semplici fedeli laici e consacrati, ai sacerdoti, ai vescovi, spiega di aver bisogno di tutti per fare il vescovo con «gioia» e «senza lamento». Saluta la Madunina. Cita le parole di Benedetto XVI nel momento in cui gli ha consegnato il Pallio: «L'Arcivescovo viene da Milano e tutto il suo cuore sarà per Milano». E ancora: «Milano, metropoli illuminata, operosa e ospitale: non perdere di vista Dio».
La prima chiacchierata Scola ha voluto riservarla ai piccoli, i giovani chierichetti che lo hanno accolto nella parrocchia di Malgrate, il paese alle porte di Lecco in cui Scola è nato il 7 novembre del 1941 e da cui ha voluto far partire il suo pellegrinaggio di avvicinamento a Milano. A loro ha raccontato la storia della sua vocazione («la prima tappa quando ero in quarta elementare») e ha invitato i ragazzini ad ascoltare la voce del Signore che parla nell’anima: «Quando uno di voi sente nel cuore un’inclinazione a dedicarsi a Dio, deve prenderla sul serio. Perché non è una cosa comune». Racconta che «è più forte dello stesso innamoramento, che pure è forte. Se uno è chiamato, la consacrazione è anche un modo di rispondere al problema affettivo, non di tagliare una parte di sé».
Scola invita i bambini a parlare della chiamata con i familiari. Poi scherza con grande realismo e forse anche con una certa amarezza: «Oggi dire al papà e alla mamma che si vuole andare in seminario è come dire che si ha una grave malattia...».
A lui, al giovanissimo Angelo, è andata in modo diverso. «Quando ero in quarta elementare, un sabato mattina entrò in classe quello che pensavo fosse un prete e invece era un fratello consacrato di La Salle... ci parlò di missione in Africa». tanto bastò a smuovere il futuro arcivescovo: «A mezzogiorno dissi alla mia mamma che volevo andare. Lei, saggia, mi rispose: “andiamo dal parroco”. Lui la definì una decisione affrettata. Più tardi, la vocazione tornò ed ebbe il sopravvento su un’altra bellissima vocazione, quella al matrimonio».
Ampio spazio all’uomo e alla donna, al matrimonio, alla famiglia, insomma agli affetti fondamentali dell’uomo. «Il cristiano non è un alienato» scandisce l’arcivescovo nell’omelia. Aggiunge: «Anche se non è di questo mondo, egli è pienamente nel mondo. Lo abita lasciandosi abbracciare da Gesù, "centro del cosmo e della storia". Egli edifica in tal modo la propria casa sulla roccia, sull'amore, nel dono totale di sé».
Nei suoi ringraziamenti, Scola ha ricordato molte persone che hanno avuto un ruolo nella sua vita: prima di tutto Benedetto XVI. E poi monsignor Luigi Giussani, «vero genio dell’educazione cristiana», che tanta parte ha avuto nella sua vita spirituale da giovane adulto. E ancora il teologo Hans Urs von Balthasar, con cui ha lavorato nella rivista Communio, e il beato Giovanni Paolo II. «Ringraziarli significa riconoscere da parte mia con gioia l’immeritato dono di padri e maestri nella fede, capaci di vivere tutte le dimensioni del mondo». Il caldo è torrido e Scola scherza: «Pensavo che si sudasse di più a Venezia che a Milano, ma sono stato smentito...».

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