Scoppia la pace del branzino. "È andato tutto benissimo"

Il pranzo blindato tra Berlusconi e Fini all’hotel De Russie fa tornare
il sereno nel Pdl. I coordinatori: "Incontro eccellente, grande
amicizia e cordialità"

Roma La pace tra Berlusconi e Fini scoppia in campo neutro, all’hotel De Russie, teatro di un interminabile pranzo tra i due a base di pasta pomodoro e basilico, branzino e carciofi e purè di patate. L’incontro, atteso a Montecitorio, è stato poi spostato all’ultimo momento nell’albergo di lusso di via del Babuino. Presenti al summit, iniziato verso le 13 e 40, anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e tutti i big del partito: i tre coordinatori Denis Verdini, Ignazio La Russa e Sandro Bondi, i capigruppo del partito di Camera e Senato Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, e i loro vice Italo Bocchino e Gaetano Quagliariello. Una sorta di conclave bis dopo il vertice dell’ufficio di presidenza terminato nella tarda notte di mercoledì per delineare la strategia del partito in vista delle elezioni regionali di fine marzo. Due le spinose questioni aperte: il rapporto con l’Udc e le candidature. Un pranzo, quello tra i cofondatori del partito, che ha tenuto col fiato sospeso molti, assiepati a pochi metri da piazza del Popolo in attesa di qualche, vana, informazione sul faccia a faccia allargato.
In un clima da psicosi da aggressione, tanto che il cordone di uomini del reparto mobile impone alla folla di curiosi di sigillare nelle borsette persino le bottigliette di acqua naturale, partono le ipotesi più disparate sull’esito dell’incontro-fiume. In fondo tra Fini e Berlusconi, ultimamente, non sono sempre state rose e fiori, anzi. L’ultimo pranzo, a Montecitorio lo scorso 14 gennaio, era andato più o meno di traverso al Cavaliere, costretto a sorbirsi la solita tiritera della «maggiore concertazione», del «partito caserma», del «lavoro con te e non per te» del presidente della Camera. Vuoi vedere che anche stavolta c’è più fiele che miele? Il primo segnale che sconfessa l’ipotesi di un match ingarbugliato è l’uscita dall’hotel di Gianni Letta, abile e instancabile mediatore: faccia sorridente, saluto con la mano, ma al solito muto come un pesce con i cronisti. Letta se ne va alle 15.22. Ora tra i due sarà il tempo del digestivo: un amaro come al solito? Perché ci mettono così tanto a chiudere la partita?
Il fischio finale arriva poco dopo le 16: esce prima Fini che quasi strabuzza gli occhi nel veder così tanta gente in attesa in mezzo alla strada: «Cos’è? Un battaglione?», scherza. «Presidenteee, presidenteeee... Com’è andata?». «Buonasera! Buon lavoro!» e s’infila nella sua auto. Ma ha il sorriso a trentadue denti e saluta con la mano a mo’ di vip. Due minuti dopo è la volta di Berlusconi che, se possibile, mostra un sorriso a trentacinque, forse anche trentasei denti. Chiaro che è andata bene. Anche per lui nessuna dichiarazione ufficiale a caldo e via verso palazzo Grazioli. L’assalto vero e proprio quando mettono il muso fuori dal De Russie Bondi, La Russa, Verdini e gli altri. «No, qui in strada no. Andiamo in un posto più tranquillo». Tutti dentro, nel giardino dell’hotel. Il bancone del bar all’aperto sembra il pulpito ideale per l’annuncio ufficiale che, tradotto, è il seguente: nel Pdl è finalmente scoppiata la pace.
Da tempo, infatti, non si vedeva Bocchino che quasi abbraccia Gasparri, La Russa che scherza con Verdini, Verdini che scherza con Gasparri, Bondi che riceve pacche sulle spalle da La Russa, Quagliariello che sorride e Cicchitto che scherza. «Faggiamo parlare Bondi anche se non ha il mio vogione», garrula un raggiante La Russa. E Bondi parte: «Tutti noi siamo stati testimoni di un incontro tra Berlusconi e Fini eccellente. Davvero ec-cel-len-te. Grande amicizia e cordialità. Tutti abbiamo condiviso una valutazione profondamente negativa della linea dell’Udc e delle alleanze a macchia di leopardo a seconda delle circostanze». Quindi: «Se a livello regionale l’Udc riterrà opportuno sostenere i nostri candidati, lasciamo alle nostre organizzazioni regionali se accettare o no il sostegno. Fermo restando che la decisione finale spetterà all’ufficio di presidenza e in ultima analisi al presidente Berlusconi». Poi via a giocherellare col rubinetto dell’acqua per offrire da bere ai cameramen e a scherzare con i cronisti. In forma Gasparri: «Tu col colbacco sarai una comunista...». E tutti giù a ridere. Di ottimo umore anche Fini e Berlusconi che, più tardi, diranno in coro: «Il pranzo? È andato veramente bene. Tutto come doveva andare».
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