(...) Entrambi massacrati di colpe per aver direttamente ispirato la strage di balene e delfini nel Pacifico ed essere altrettanto direttamente coinvolti nellestinzione della tigre siberiana dalle parti di Habarovsk. Ogni volta, carta e penna, e giù telegrammi. Ha già speso una fortuna, il signor Fulvio di Marola, in provincia di La Spezia. E il bello è che finora non gli aveva mai risposto nessuno, neppure i francescani di Posillipo che, tra una litania e laltra, hanno affidato lanima buona del mittente ai fulmini dellAltissimo, appena i telegrammi hanno raggiunto la cifra biblica di settanta volte sette. Ma lui non demorde mai. La costanza, e soprattutto il rompimento, hanno ottenuto il premio desiderato. Che per Fulvio di Marola significa innanzi tutto: «Non mi ignorano. Dunque esisto». Laltro giorno, dopo chili di telegrammi inesitati, è arrivata una lettera di risposta, nientepopodimeno che da Sua Eccellenza il presidente di sezione della Corte dAssise di Palermo! «Non cè dubbio - sè detto il fustigatore dei corrotti -. Sua Eccellenza si rivolge a me, proprio a me. Lui sì che ha capito che cè tutto un casino di lobby che domina il mondo, e che solo io posso districare le trame». Ha tirato un bel sospiro, e sè preso venti gocce di novalgina per lemicrania che lo assale ogni volta che pensa a qualcosa. Infine, ha preso la decisione più giusta: prendere il coltello affilato dalla batteria di cucina e infierire sullincollatura, senza danneggiare il contenuto. Unocchiata bramosa alle cinque-righe-cinque della missiva, e lentusiasmo ha ricevuto un brutto colpo: «Già da tempo ricevo le sue lettere - scrive il magistrato - riguardanti fatti e vicende, anche personali, in relazione alle quali, però, non ho alcuna competenza attese le mie funzioni. La invito a individuare meglio i destinatari delle sue, onde evitare che le stesse pervengano a uffici incompetenti».
Basta e avanza per appendere la penna al chiodo? Per gli altri, forse, ma non per Fulvio da Marola: lui ha incassato la sberla come fosse un complimento, sè compiaciuto con se stesso, e ha ricominciato subito a scrivere: «Non so se la professoressa Falcone ha ricevuto il telex che ho inviato il 14 maggio 1999. In ogni caso, glielo rimando». Fulvio gongola, le Poste ringraziano, i destinatari cestinano. E qualche volta - non i frati - mandano al diavolo.Scrive a tutti gli risponde solo il giudice
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