La scure di Calderoli sui politici: tagliamo tutti gli stipendi del 5%

Il ministro: «In arrivo una manovra con sacrifici per tutti. Dobbiamo dare il buon esempio». Cicchitto d’accordo: «È ora di ridurre la spesa pubblica»

La scure di Calderoli sui politici: tagliamo tutti gli stipendi del 5%

Roma - Cura anglo-iberica in arrivo per la classe politica italiana. In vista c’è una riduzione degli «stipendi» di parlamentari e ministri che, se avrà un effetto trascurabile sulle casse dello Stato, servirà a dimostrare che i sacrifici toccano a tutti. Ieri l’idea è stata lanciata dal leghista Roberto Calderoli, ma emergeva anche da appelli di provenienza Pdl, come quello del capogruppo Fabrizio Cicchitto. Il ministro per la Semplificazione ha proposto un taglio del 5 per cento agli stipendi di parlamentari e ministri perché è ora «di dare il buon esempio». Stessa cura annunciata dal governo Cameron-Clegg a Londra e, prima, dall’esecutivo spagnolo.

Sicuramente un annuncio a effetto. Ma dietro le parole di Calderoli c’è la sostanza di un piano allo studio del ministro dell’Economia Giulio Tremonti e che la maggioranza ha ben presente. «Questa volta bisogna tagliare davvero la spesa pubblica. In questo quadro bisognerà intervenire anche sui costi della politica comprese le retribuzioni degli eletti da un certo livello in su», spiegava Cicchitto. Tutto il progetto potrebbe valere un miliardo di euro e quindi difficilmente riguarderà solo le indennità degli eletti di Camera, Senato e i ministri.

La lente del ministero dell’Economia è in questi giorni sulla pubblica amministrazione. Molti dei risparmi previsti dalla manovra di giugno vengono da lì. Circa 5 miliardi la cifra complessiva attesa dalle sforbiciate al settore statale. E il sacrificio dei politici appare credibile anche in vista di quelli che il governo potrebbe chiedere ai dipendenti pubblici. Si parla di una moratoria dei contratti del pubblico impiego nel triennio 2010-2012. Ieri si ipotizzava anche un prelievo ai Fondi unici delle amministrazioni che servono a pagare i premi di produttività legati alla contrattazione integrativa. Misura introdotta dal ministro Renato Brunetta. Poi un blocco del turn over e uno slittamento del pagamento delle buonuscite agli statali che vanno in pensione. Probabile, invece, che il governo si limiti al blocco delle finestre per il pensionamento sia dei pubblici sia dei privati. E questo avrebbe un effetto simile.

Tra le indiscrezioni circolate ieri, anche una che riguarda il lavoro privato: il mancato rifinanziamento degli sgravi per il salario variabile, architrave del sostegno pubblico al nuovo modello contrattuale varato da Cisl, Uil, Confsal e Ugl e dalle associazioni delle imprese. Ma quest’ultima misura appare poco credibile, tanto che altre fonti ieri indicavano esattamente il contrario, cioè un rafforzamento delle misure che favoriscono la produttività. Un segnale per dire che dalla crisi si esce tagliando i costi, ma anche producendo di più.
I sacrifici del settore statale potrebbero poi toccare i piani alti con un «congelamento» delle dinamiche salariali di tutto il personale pubblico, compresi gli automatismi dei «non contrattualizzati». In altre parole aumenti congelati per magistrati, professori universitari e altre categorie. Valore del giro di vite: un miliardo.

I dettagli della manovra sono ancora allo studio, ma i tempi sono stretti. È sempre più probabile che venga presentata non più entro giugno, ma già alla fine di questo mese. Rimangono da definire i dettagli di alcuni capitoli, molti dei quali «classici» come le misure sui giochi e la lotta all’evasione (comunque non quantificabile). In vista anche un’altra stretta sui falsi invalidi. Non fa parte della manovra, ma dà il senso dell’indirizzo preso dal governo, la circolare del ministro Giulio Tremonti nella quale striglia gli enti pubblici. Dovevano comunicare al governo come e quanto utilizzano gli uffici, ma non tutti hanno risposto. A chi lo farà la Consip potrà consigliare il migliore e più risparmioso space planning. Sulle indiscrezioni di questi giorni, sono partiti i primi commenti. I sindacati hanno detto «no» a tagli che tocchino pensioni e scuola. Il Pd ha prima accolto con favore il taglio degli stipendi dei parlamentari, poi il segretario Pierluigi Bersani li ha bollati come «slogan». Buona idea, secondo il senatore pdl Giorgio Stracquadanio, che ha proposto anche penalizzazioni per i parlamentari che non fanno il loro dovere.

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