Se l’omicidio di un vescovo cattolico vale meno

Immaginate.
Immaginate che un Imam del centro islamico di Roma sia ucciso a revolverate alla fine della preghiera da un cristiano entrato nella moschea urlando «Gloria a Gesu Cristo!!!».
Immaginate.
Immaginate che dopo qualche anno l'imam del centro islamico di viale Jenner a Milano sia ucciso da un suo aiutante italiano un po' instabile che dice di aver avuto una «visione divina» che gli imponeva di uccidere.
Immaginate.
Immaginate che l'autista musulmano di un importante imprenditore italiano sia catturato da una torma di cattolici estremisti che gli impongano l'abiura alla sua fede. E che, non ottenendola, lo uccidano bruciandolo vivo.
Immaginate che succederebbe se in Italia accadessero queste cose. O anche solo una di esse.
In realtà sono accadute. Ma all'inverso.
Il primo caso è quello di Don Santoro, ucciso in chiesa a Trabzon in Turchia il 5 febbraio 2006; il secondo è sui giornali in questi giorni: Luigi Padovese, vescovo cattolico trucidato qualche giorno fa.
Il terzo, più sconosciuto, caso è accaduto a Rawalpindi in Afghanistan nel marzo 2010: il cristiano Arshad Masih è stato bruciato vivo e la moglie è stata stuprata dai gendarmi musulmani cui era andata a denunciare il fatto.
Ma tutto sommato è normale che vescovi preti e semplici cristiani perdano la vita per la loro fede in giro per il mondo. Non fa notizia. O forse solo un po'...
Ma immaginate.
Al contrario.
Immaginate Repubblica, L'Unità, La Stampa, Rai 3, Micromega, Santoro (Michele, non Andrea che è il prete morto) la Dandini e compagnia cantante...
Immaginate.
Un altro vescovo Cattolico è stato trucidato 30 anni fa. A San Salvador. Il 24 marzo 1980. Oscar Romero. Il suo nome è diventato un simbolo per il riscatto di quel paese.
Speriamo sia così anche per Don Santoro, Monsignor Padovese e Arshad Masih.
Ma mi permetto di dubitarne.
Tutto sommato Romero era stato ucciso da un partito di destra.

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