Un secolo di originalità e chiarezza

Immagino che chi arriva a compiere cento anni si chieda: «E ora?». Non fu il caso di Giuseppe Prezzolini il quale - superato il secolo - continuò a fare tranquillamente ciò che faceva prima: studiare, leggere, scrivere, incontrare gli amici, dire la sua, parlare in pubblico. Negli ultimi tre anni, a Lugano, aveva già tenuto tre conferenze nella libreria «Melisa» del suo amico Casarin, e non certo per vendere libri.
Era il 5 febbraio 1982, e al grande scrittore rimanevano ancora cinque mesi e nove giorni di vita. Fu, se non salteranno fuori altri documenti, il suo ultimo intervento in pubblico, non meno vivace o originale di tutti i precedenti, migliaia e migliaia. A presentarlo, oltre a Casarin, c’era Grytzko Mascioni (1936-2003), un raffinato intellettuale che anch’io ho avuto il bene di conoscere, prima della sua scomparsa prematura. Valtellinese, era stato uno dei fondatori, e per trent’anni animatore della Televisione della Svizzera Italiana. In quel 1982 era presidente del «Pen Club» locale, poi sarebbe diventato direttore dell’Istituto italiano di Cultura in Slovenia. Prezzolini era accompagnato dalla sua «allieva», la suora della congregazione Maestre Pie Filippini, Margherita Marchione, docente di letteratura italiana in università americane, studiosa di Rebora, Prezzolini, Pio XII. All’epoca aveva sessant’anni, e oggi mi risulta ancora vivente.
A testimonianza dell’antico e fattivo amore di Prezzolini per la poesia, Mascioni si presentò all’incontro con un volume di Camillo Sbarbaro, tradotto in svedese con testo a fronte in inglese. Sbarbaro, come Ungaretti e Montale, fu «tenuto a battesimo» da Prezzolini, e il libro in svedese, che lo candidava al Nobel, testimoniava che «le intuizioni di Prezzolini all’inizio del secolo avrebbero poi avuto un lungo cammino». Poi Mascioni legge Casa sul mare, da Ossi di seppia: «forse solo chi vuole s’infinita,/ e questo tu potrai, chissà, non io./ Penso che per i più non sia salvezza,/ ma taluno sovverta ogni disegno,/ passi il varco, qual volle si ritrovi».
È un chiaro riferimento non all’età di Prezzolini, ma al suo «infinitarsi» nel tempo. Il maestro, prendendo la parola, ignora l’allusione onorevole, e parla piuttosto di quando «andai in America e mi trovai costretto a spiegar delle cose che non avevo mai letto». Poi inizia una brevissima - strepitosa - «lezione» su Tommaso Campanella e una sua poesia. È un esempio magistrale di come Prezzolini sapesse scendere al fondo dei problemi (letterari e non), spiegandoli con limpida, altissima, originalità. Il lettore si goda questo inedito, pubblicato in questa pagina per la prima volta grazie alla generosa amicizia di Giovanni Maria Staffieri, che era presente alla conferenza, la registrò e l’ha trascritta - dopo quasi trent’anni - facendomene omaggio perché venisse finalmente diffusa.
Alla fine, Mascioni chiede se ci sono domande, ma tutti sono ammutoliti, stupefatti da quel pozzo centenario di sapienza. Il libraio Casarin, allora, segnala che è in vendita il libro di suor Margherita Marchione Prezzolini, un secolo di attività. Lettere inedite e bibliografia di tutte le opere. (Qui, a mia volta, voglio ricordare la magnifica e recente biografia scritta da Gennaro Sangiuliano, Giuseppe Prezzolini. L’anarchico conservatore, Mursia 2008, con prefazione di Vittorio Feltri.)
Il centenario, però, vuole concludere in bellezza - non poteva essere altrimenti - e firma una serie di cartoline su una busta con annullo speciale. Poi annuncia che il ricavato della vendita «va a delle borse di studio per uno studente italiano che venga a studiare nel Canton Ticino oppure per uno studente del Canton Ticino che vada a studiare in Italia». L’Italia, il grande amore disilluso della sua vita.
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