Prima sera senza alcol ai minori: "Volete bere? Fuori i documenti"

I gestori dei bar: "Facciamo la nostra parte per far rispettare l’ordinanza". Qualcuno controlla l’età dei ragazzi. Altri perplessi: "Pericolo di furbetti"

Si comincia con i controlli soft, ma tra qualche settimana non si scherzerà più e le multe saranno vere, tassative e salate. Botte da 450 euro se un minore di 16 anni verrà beccato con la birra in mano. I gestori dei locali sono pronti a fare la loro parte e già da ieri sera, in caso di dubbi sull’età dei ragazzi, hanno cominciato a chiedere la carta d’identità prima di servire moijto e gin tonic. Tuttavia qualche perplessità sull’efficacia dell’ordinanza c’è. «Il problema - sostiene Gianluca Corziatto, titolare del Ganas di corso Como - è che i più grandi prenderanno da bere per i più piccoli e sarà molto difficile controllare». «Noi staremo attenti - spiega la cassiera del Jazz café, all’Arco della Pace - ma da qualche parte ci saranno comunque i locali che serviranno alcolici ai minori». «Spesso i ragazzini - aggiunge il proprietario del Dom café, corso Como - arrivano già ubriachi e la moda di bere fino a star male è la regola di ogni sabato sera». Altri baristi vedono come un’impresa impossibile controllare che in una tavolata di trenta o quaranta ragazzi non bevano anche i più piccoli.
Comunque sia, i gestori rispetteranno le regole alla lettera e saranno irremovibili. «Non serviremo alcol nemmeno se un ragazzino ci giura che il giorno dopo compirà 16 anni» sono ferrei. In molti hanno già preparato i cartelli con la scritta: «No alcol ai minori di 16 anni». E li hanno appesi a fianco delle tabelle alcolemiche, che dallo scorso settembre hanno fatto da anticamera alla legge anti alcol. I fogli bianchi, in formato A4, sono esposti dietro alle casse, vicino al bancone, sulle vetrina dei locali, ma è raro che qualcuno si fermi a leggerle. Tanti baristi le giudicano «un fallimento». «Del resto sono incomprensibili - solleva il problema una ragazza, mentre sorseggia uno spritz al Living - non si capisce niente di quello che c’è scritto. Ad esempio, io cosa sto bevendo? Trenta grammi di alcol o cosa?». In effetti, mettersi a leggere percentuali e valori è un lavoro da certosini e chi va per locali non si prende certo la briga di calcolare i rapporti tra le gradazioni alcoliche e i punti a rischio sulla patente. «Qualcuno in questi mesi ha chiesto informazioni - spiega un barista dello Spirit, corso Sempione - ma sono davvero pochissimi i ragazzi che si fermano a leggere le tabelle». I giovani, minorenni e non, si sono fatti intimorire più dai controlli della polizia nelle vie vicine all’Arco o ai Navigli che dai numeri, da leggere con la lente di ingrandimento, snocciolati nelle tabelle. Milano fa da apripista con le nuove restrizioni sulla movida notturna. Gli altri comuni dell’hinterland raccolgono, in parte, l’invito del presidente della Provincia Guido Podestà ad essere più severi con i minori. Il sindaco di Sesto San Giovanni Giorgio Oldrini polemizza con la Moratti perché «doveva interpellarci». Trezzano sul Naviglio invece farà di testa propria. «Le norme e le conseguenti sanzioni per contrastare il fenomeno - sottolinea il sindaco Liana Scundi - esistono e sono molto restrittive nei confronti degli esercizi pubblici che vendono alcolici ai minori. Occorre farle rispettare». Senza infierire sulle tasche delle famiglie.

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