Serialità

La vita di Anna Bolena diventa una serie tv: le differenza con la vera storia

Tra soap-opera e documentario, la serie sulla vita di Anna Bolena cerca di ricostruire la figura di una donna contro corrente che ha portato alla rovina il regno di Enrico VIII

La vita di Anna Bolena diventa una serie tv: le differenza con la vera storia
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Giochi di troni, intrighi di potere e sfrenate passioni. Oggi abbiamo una visione molto particolare delle dinastie reali che si sono avvicendate nel corso del tempo. Una fotografia artefatta, distante dalla realtà, in cui la corte veniva dipinta come un covo di dissolutezza, sesso (anche non consensuale) e di amori impossibili. Un’immagine vera ma fin troppo estremizzata che, nel corso del tempo, ha snaturato l’importanza di alcune figure storiche importanti per il nostro retaggio culturale. In tv, come al cinema, sono tantissime le ricostruzioni che a gamba tesa cercano di raccontare la Storia con i suoi corsi e i ricorsi. Ci prova anche Blood, sex and royalty, la serie disponibile su Netflix che miscela la tecnica del documentario a quella di una soap-opera per raccontare una pagina assai complessa della dinastia dei Tudors.

Tre gli episodi per una ricostruzione pop, modaiola e spregiudicata sulla vita di corte di Enrico VIII e, più precisamente, sulla figura leggendaria di Anna Bolena. Donna dai facili costumi ma intelligente e fuori dagli schemi, lei è stata l’artefice della rottura con la chiesa anglicana nel momento in cui il re ha chiesto (e ottenuto) l’annullamento del matrimonio con Caterina d’Aragona. Blood, sex and royalty apre una parentesi su un periodo storico di grande fermento artistico e culturale, scavando a fondo nel cuore di una donna che è stata artefice involontaria di un evento storico unico nel suo genere. Nonostante ciò, lo show di Netflix – che neanche a dirlo è nella top ten delle serie più viste del colosso dello streaming – non buca lo schermo come in molti avrebbero sperato. Ci si trova di fronte a un falso documentario che occhieggia alla Storia ma non regala un’immagine sincera sul mito di Anna Bolena.

Uno sguardo all’Inghilterra del XVI secolo

Creata e sviluppata da Karen Kelly, i tre episodi della serie aprono una lunga parentesi sulla storia del regno inglese a inizio del 1500. Affiancando interviste a storici, scrittori e conoscitori della dinastia dei Tudor, la serie vuole prendere le distanze da tutte le produzioni di genere, regalando al pubblico una visione più contemporanea della Storia, con musiche pop, linguaggio spinto e fresco, e con molte scene erotiche per raccontare la monarchia inglese ai tempi di Enrico VIII e di Anna Bolena. Infatti, Blood, sex and royalty si sofferma maggiormente sulla figura della nobildonna che è diventata Regina d’Inghilterra e di Irlanda nel 1533, stravolgendo la vita del sovrano e dello stesso Regno Unito. Un’immagine di grande valenza, ricercata e di grande impatto – con tutti i suoi pregi e difetti -, concepita per far avvicinare i giovani alla Storia e permettere di scoprire e di apprezzare una donna che, per l’epoca, era al passo con i tempi e che di conseguenza ha lasciato un’impronta nella cultura popolare di ieri e di oggi.

Una donna contro corrente

Ovviamente, focalizzando l’attenzione sul personaggio di Anna Bolena, era impossibile che non uscisse fuori un racconto pungente e una critica piccata sulla figura della donna. Il che è positivo ma per l’epoca questa critica è decisamente anacronistica. Storicamente, anche se nobile, la donna doveva essere solo una moglie e una madre e stare al fianco del marito senza prendere posizione su affari di Stato o controversie politiche. E il racconto spregiudicato di Blood, sex and royalty spiega fin troppo bene la condizione della donna nel 1500 e, proprio per questo motivo, la scelta di raccontare lo scisma anglicano è stato affidato a Anna Bolena. Nonostante le prese di posizione e il linguaggio fin troppo contemporaneo, la serie cerca di raccontare la lotta tra Stato e Chiesa, tra cosa è giusto e cosa è sbagliato, attraverso lo sguardo di una donna irrequieta ma dal grande acume che non ha mai voluto piegarsi alle regole della nobiltà. La narrazione inizia proprio dal momento in cui la Bolena conosce Enrico VIII. Si dice che tra i due sia stato amore a prima vista e che il re abbia fatto di tutto pur di invitare Anna nel suo letto. La donna, però, voleva di più. Non voleva solo essere la concubina del re, non voleva compiere gli errori commessi da sua sorella. Lei voleva il trono, voleva avere voce in capitolo e non essere solo una donna. Ci è riuscita, alla fine. Il prezzo, però, è stato molto caro.

Un approccio molto young e poco adult

I contenuti ci sono e la narrazione è molto concitata, tanto da non perdersi in chiacchiere. Sta di fatto che Blood, sex and royalty non riesce comunque a convincere fino in fondo. Anche se è affiancata dalla consulenza di storici e di esperti del settore, la serie ha un approccio troppo anticonvenzionale per sperare di poter raccontare qualcosa di nuovo e di diverso sul mito di Anna Bolena e sulla corte inglese. Le musiche contemporanee, la regia troppo patinata, il continuo ammiccare della protagonista alla videocamera, gli abiti sontuosi e "fuori tempo massimo" e quel linguaggio poco consono, hanno reso la trasposizione irrealistica e distante da tutti i prismi di un dramma storico. Agli eventi realmente accaduti prende forma una visione giovane e in odore da soap-opera sulla vita di Anna Bolena, più intenta a stupire il pubblico che a cercare di raccontare la Storia e il suo retaggio. Di sicuro, è una serie adulta per i suoi contenuti ma indirizzata a un pubblico poco attento e interessato agli argomenti.

Blood, sex and royalty è una serie necessaria?

Tre episodi per tre ore che scorrono veloci, senza sbadigli e senza forzature. E, di sicuro, questo è il motivo lampante che spinge il pubblico a restare sintonizzato su Blood, sex and royalty. Ma, oltre a ciò, la serie non regala nulla di nuovo sull’argomento. Anzi non fa altro che mescolare tutti gli avvenimenti più salienti sulla Bolena, condensando la storia con sguardi languidi, battute graffianti, fisici da copertina e sogni di un futuro migliore. Tolta la parte più documentarista (che è la più interessante), lo show di Netflix non riesce proprio a colpire nel segno.

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Tra storia e mito: la vera storia di Anna Bolena

Anne Boleyn, questo il suo vero nome, è nata tra il 1501 e il 1507 nel castello di Hever. Donna controcorrente fin da ragazzina, su di lei non è stato facile ricostruire le origini della regina d’Inghilterra dato che, per un lungo periodo di tempo, si è cercato di cancellare dalla Storia la donna che, di fatto, ha spaccato la chiesa anglicana. È morta alla Torre di Londra con l’accusa di essere un’usurpatrice. Entra a corte nel 1522, durante un ballo in onore degli ambasciatori imperiali, ma fin da subito è chiaro il suo interesse per il re e non per James Butler, cugino e promesso sposo. L’infatuazione del re ha aperto la "Grande questione", mettendo a rischio il rapporto tra la corona e la religione. Con l’annullamento del matrimonio con Caterina di Aragona, la Bolena diventa regina ma durante il suo breve regno comincia un periodo molto difficile. Il sovrano non viene ben visto proprio a causa di Anna e a corte serpeggiano troppi malumori. Il rapporto matrimoniale tra il re Enrico e Anna fu tempestoso: i periodi di tranquillità e felicità si alternavano a periodi di tensione e litigi, dovuti perlopiù alle ripetute infedeltà di Enrico, che portavano Anna a violente crisi di pianto e di collera; d'altro canto, la spiccata intelligenza e l'acume politico di Anna erano considerati da Enrico molto irritanti. Il figlio maschio che non è mai arrivato è stato un ulteriore punto di rottura. Poi l’arresto, il processo e la morte per decapitazione.

La corte di Enrico VIII nella cultura di massa

Oggi siamo ancora catturati da storie di dinastie, di segreti e di giochi di troni e lo dimostra il grande interesse che la stampa (e non solo) rivolge alla famiglia reale inglese, a quella monegasca o a quella spagnola. Niente è nessuno, però, batte ciò che è successo durante il regno dei Tudor. Allo scisma con la chiesa anglicana, ai rapporti conflittuali con il Vaticano e le guerre con la Francia, quello di Enrico VIII è stato di sicuro un regno molto complicato. Così affascinante che è diventato fonte di ispirazione per film e serie tv. Sulla vita di Anna Bolena, ad esempio, c’è L’altra donna del re con Natalie Portman e Scarlett Johansson. E in tv c’è la serie sui Tudor che, proprio tra le seconda e terza stagione, apre una parentesi sulla storia di Anna Bolena. E come la serie di Reign che racconta, con un’ottima teen, ciò che è avvenuto prima della dinastia dei Tudor.

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