Fra Shelley e Marcorè Mondomare emoziona

(...) Mondomare, come abbiamo raccontato anche in questi giorni, dedicandogli moltissimo spazio perchè se lo meritava, è qualcosa in più della classica rassegna estiva di spettacoli. Mondomare, ad esempio, è anche una palestra letteraria, in cui noti scrittori presentano i loro inediti, scritti apposta per la rassegna. Mondomare, però, è anche una guida turistica della Liguria, quasi una mappa per costruirsi un percorso non scontato e non obbligato. E poi, Mondomare è pure la presentazione di una serie di spettacoli per bambini. E infine Mondomare è, come ha raccontato domenica il nostro Franco Crosiglia, anche un pretesto per ristrutturare parchi e palchi, ville e palazzi da trasformare in spazi per recitare, leggere, danzare, dibattere, vivere.
Lo stile è quello di sempre del teatro che ha in Pina Rando la sua anima e in Giorgio Gallione il suo cuore. Cioè il teatro che esce dal teatro classico e si fa affabulazione, parola, emozione. Ne sono stato testimone diretto e mi piace condividere con voi l’emozione della magica notte di venerdì a San Terenzo, frazione di Lerici. Posto bellissimo, anche senza magia, nel senso che la magia ce l’ha già incorporata, che gliel’ha regalata Dio.
Ma, se possibile, venerdì l’emozione è stata ancora più forte. E ve la racconto da dentro, da attore, sia pure con mille virgolette, che ha affrontato la notte sul palco del parco Shelley in un reading, come dicono quelli che parlano bene. O, meglio, in una lettura scenica, come dicono quelli che parlano italiano. Il testo in questione era La balena, un inedito di Ernesto Franco, genovesissimo direttore editoriale della Einaudi che nemmeno la sede di lavoro torinese e una moglie simpaticissima e fascinosissima sono riusciti a sradicare dalle sue radici di mare. I compagni di strada sul palco erano lo stesso Franco e Neri Marcorè, che è riuscito a emozionare con il suo passo dialettico di pianura. Il convitato di pietra era Isolario, il primo libro di Franco, pubblicato proprio da Einaudi, che ha accompagnato le mie notti precedenti in una caccia al tesoro fra citazioni e riferimenti pittorici, letterari, umani, e che consiglio a tutti.
E poi, c’erano i cubi neri e rossi che sono il marchio di fabbrica scenografico e le musiche improvvise e suadenti che sono il Dna delle regie di Giorgio Gallione, ulteriori elementi di magia. E, infine, soprattutto, c’era la villa dove Mary Shelley scrisse Frankenstein e lo sfondo della banchina che ricorda il naufragio del poeta inglese e una luce che si accendeva e spegneva dietro le persiane della villa a fianco. Come se fosse un ulteriore elemento scenografico e invece non lo era. Ma lasciava a chi lo guardava l’illusione (o il sogno) che fosse perfettamente studiato anche quel gioco di luci, come un elemento di regia aggiuntivo.
Affascinante, meraviglioso, più efficace di mille campagne pubblicitarie per raccontare cos’è la Liguria. Venerdì notte, a Lerici, a Mondomare, abbiamo parlato tutti il linguaggio del cuore. E ci siamo capiti benissimo. Da pelle d’oca.

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