«Si chiudono gli occhi ma le nuove regole hanno avuto lo stesso un effetto deterrente»

Qualcosa non torna. «Se i numeri sono questi qualcuno tende a chiudere gli occhi». Giancarlo Blangiardo ordinario di Demografia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e ricercatore dell’Ismu, guarda quei numeri con la freddezza dell’esperto. «Se trasferiamo questi dati milanesi sul piano nazionale arriviamo a una trentina di espulsioni. Poche decine di casi. È evidente che qualcosa non torna».
E perché non torna? Che succede?
«Intanto è giusto premettere che non tutti gli irregolari hanno comportamenti che ne fanno emergere la condizione di clandestinità. Poi io non sono in condizione di dire perché la magistratura non applica quella norma, ma i numeri sono questi. A Milano si stimano 40mila clandestini. Allora è evidente che qualcuno tende a chiudere gli occhi».
È possibile che la norma abbia avuto comunque un effetto deterrente?
«Sicuramente sì, soprattutto all’inizio. Ma l’effetto c’è stato anche nel 2008. Prima c’era in tanti l’idea del “ministro amico”. Poi, con il cambio del governo tanto per essere chiari, si è percepito un cambio di regime, e dunque l’idea: “Ora ci staranno più attenti”».
Ma i clandestini “delinquono normalmente” come ha detto il sindaco?
«Quel normalmente mi sembra forzato. Si può dire che chi deve campare e non può farlo lavorando regolarmente deve delinquere. Ma esiste un numero di persone che vive irregolarmente in modo onesto. Fuori-legge ma senza reati, almeno quelli percepiti come molesti».
Milano può sostenere nuova immigrazione?
«Milano ha un milione e 300mila residenti. E 200mila stranieri. Ha fatto miracoli, dimostrandosi accogliente con tanti. Ma le risorse e i servizi sono limitati. È chiaro che questi ritmi la trasformerebbero troppo».

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